LE “AMAZZONI” DI TRUMP CADONO COME MOSCHE – PAM BONDI, L'ORMAI EX PROCURATRICE GENERALE DEGLI STATI UNITI LICENZIATA IERI DALLA CASA BIANCA, E' SOLO L'ULTIMA DELLE PASIONARIE TRUMPIANE A RICEVERE IL BENSERVITO - ANCHE QUELLA BAMBOLONA PLASTIFICATA DI KRISTI NOEM È STATA SILURATA POCO FA E LA PROSSIMA POTREBBE ESSERE LA PUTINIANA TULSI GABBARD, DIRETTRICE DELL’INTELLIGENCE NAZIONALE - IL COATTO DELLA CASA BIANCA STA SOFFRENDO LE PRESSIONI DEL MONDO MAGA E HA DECISO DI FAR FUORI LE SUE “FEDELISSIME” PUR DI ACCONTENTARLO…
Estratto dell’articolo di Simona Siri per "la Stampa"
«Tu non mi dici proprio nulla, avvocato fallito e finito». L'aveva detto quasi gridando, livida di rabbia, a Jamie Raskin, democratico del Maryland, membro di più alto rango della Commissione Giustizia della Camera. […]
Nella stessa seduta a Dan Goldman, democratico di New York e uno dei principali impeachment manager in uno dei procedimenti contro Donald Trump, aveva urlato: «Oggi sei un avvocato bravo pressappoco quanto lo eri quando hai tentato di mettere sotto impeachment il Presidente». E ne aveva avuto anche per Thomas Massie, repubblicano del Kentucky, definito da lei un «politico fallito» affetto dalla «sindrome anti-Trump».
Sono tutte frasi che risalgono al 12 febbraio scorso, l'audizione di Pam Bondi davanti alla Commissione Giustizia della Camera per riferire dei documenti relativi a Jeffrey Epstein. L'ultima performance pubblica di quella che è ormai l'ex Procuratrice Generale, rimossa ieri dal suo incarico da Donald Trump.
Congedata con un messaggio sul social Truth – come era già successo con la Segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem – pieno di lodi del tipo «è una grande patriota americana e un'amica leale» e con «we love Pam», perché la prima regola MAGA è quella di non ammettere mai i propri errori e quindi anche i licenziamenti sono fallimenti mascherati da promozioni.
Che il suo posto fosse in pericolo lo si sussurrava da tempo, così come il fatto che Trump fosse irritato dalla sua gestione degli Epstein file e dalle critiche che tale gestione ha provocato all'interno della sua base.
L'audizione del 12 febbraio, affrontata da Pam Bondi con toni aggressivi e con il rifiuto di rivolgere addirittura lo sguardo alle vittime di Epstein presenti in aula, è stata la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso da entrambe le parti: da una la deputata democratica Summer Lee ha iniziato a scrivere gli articoli di impeachment contro Bondi – presentati poi il 17 marzo – citando ostruzione e abuso di potere; dall'altra Trump ha iniziato a pensare di disfarsene.
Eppure non si può dire che la bionda Pam non sia stata una dei soldati più fedeli dell'armata Trump, una vera amazzone disposta a tutto per il suo capo, anche a trasformare il Dipartimento di Giustizia nell'arma personale del Presidente, mettendo in pratica la sua sete di vendetta contro i nemici.
L'anno scorso, nel giro di tre settimane, sotto la sua guida il Dipartimento di Giustizia aveva ottenuto l'incriminazione dell'ex direttore dell'Fbi James Comey e della Procuratrice Generale di New York Letitia James, colpevole di aver vinto la causa del 2022 per frode contro la Trump Organization. I procuratori federali hanno inoltre incriminato John Bolton, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale a cui Trump aveva giurato vendetta, e hanno tentato, senza successo, di convincere un Gran Giurì a formulare accuse penali contro sei membri del Congresso, dopo che Trump li aveva pubblicamente accusati di «comportamento sedizioso».
Ultimo in ordine di tempo: l'ex direttore della Cia John Brennan. Trump lo vuole incriminato per aver rilasciato dichiarazioni secondo lui false al Congresso in merito alla questione delle ingerenze russe nelle elezioni del 2016. Tutto fatto da Bondi per compiacere il Presidente, ma con poco successo e con ritmi troppo blandi.
[…] Con l'uscita di Pam Bondi e Kristi Noem, il poker delle fedelissime di Trump di cui fanno parte anche la direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard e la Portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt si riduce a metà. Sono le donne di destra che non si limitano a scusare le sfuriate autocratiche e gli impulsi misogini del Presidente, ma li assecondano, arrivando persino a celebrarli. […] La prossima ad avere le ore contate pare sia Tulsi Gabbard. […]
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