mercenari arruolati dalla russia e prigionieri in ucraina

ARMATA LESSA! LA BABELE DEI MERCENARI ARRUOLATI CON L’INGANNO DAL CREMLINO E FINITI NELL’ESERCITO DI PUTIN A COMBATTERE IN UCRAINA – LE VITTIME DELL’ENNESIMA “TRUFFA” DI MOSCA VENGONO DA 106 PAESI POVERISSIMI (NEPAL, SIERRA LEONE, ETC), RISULTANO TOTALMENTE IMPREPARATI E COSTRETTI A IMBRACCIARE MITRAGLIATRICI O LANCIAGRANATE CONTRO LA LORO VOLONTÀ E ORA SONO PRIGIONIERI DI KIEV SENZA CHANCE DI TORNARE – UNA FONTE UCRAINA: “PUTIN NON PUÒ AMMETTERE UFFICIALMENTE DI AVERE BISOGNO DI MERCENARI” – QUEI DISSAPORI DIPLOMATICI CON L’INDIA. MENTRE IN CINA…

Tonia Mastrobuoni per repubblica.it - Estratti

 

mercenari arruolati dalla russia e prigionieri in ucraina

Modam Kuma? gestiva un bar in Nepal e guadagnava troppo poco. Un giorno qualcuno gli disse che c’era una buona opportunità di lavoro in Russia. «Mi raccontarono che sarei stato ingaggiato come guardia giurata e mi fecero firmare un contratto in russo», rivela. Ma gli intermediari mentivano.

 

Quel pezzo di carta che lui non era stato in grado di decifrare non era un documento d’assunzione da guardia giurata. Era un contratto di arruolamento nell’esercito di Putin.

 

Kumal è finito al fronte in Ucraina, come carne da cannone dell’armata russa, infine è stato catturato dal ‘nemico’. Oggi è un prigioniero di guerra di Kiev, e tutto sommato gli è andata meglio che ad altri. Richard Kanu, ad esempio, è originario della Sierra Leone. Voleva andare a Mosca a lavorare e ha persino pagato 3000 dollari per ottenere un visto per la Russia. Anche lui è finito nelle trincee del fronte russo-ucraino a Donetsk, ingannato dai reclutatori che gli avevano promesso un buon impiego, ovviamente in ambito civile.

 

mercenari arruolati dalla russia

Putin «non può ammettere ufficialmente di avere bisogno di mercenari», ci racconta una fonte militare ucraina. E dunque ha allungato i suoi tentacoli in ben centosei Paesi del mondo, alcuni dei quali poverissimi, dove la Russia recluta con l’inganno giovani e meno giovani, allettandoli con un lavoro ben retribuito a Mosca o San Pietroburgo. Stiamo parlando di «migliaia» di persone, secondo la fonte, che si ritrovano nelle avanguardie russe a combattere contro gli ucraini.

 

Totalmente impreparati, quasi sempre alla prima esperienza militare e costretti a imbracciare mitragliatrici o lanciagranate contro la loro volontà. Adesso sono rinchiusi in uno dei cinque campi per i prigionieri di guerra che sono sparsi per l’Ucraina, ognuno dei quali ha una capienza di 1000 carcerati. E gli ucraini sono «in costante contatto con le ambasciate» dei 106 Paesi «per aggiornarle sulla condizione dei prigionieri».

mercenari arruolati dalla russia

 

I soldati “abusivi”, ingannati da reclutatori senza scrupoli, provengono dall’Asia - e soprattutto dal Kazakistan - ma anche dal Sudamerica o dall’Africa. E il problema maggiore, quando non muoiono nelle trincee, è che gli ucraini li devono considerare prigionieri russi a tutti gli effetti perché hanno firmato, quasi sempre senza saperlo, un regolare contratto di arruolamento.

 

«Fanno ufficialmente parte dell’armata russa e sono formalmente considerati prigionieri di guerra russi», precisa la fonte militare. Di conseguenza, la loro possibilità di tornare a casa si riduce al lumicino: «possono essere solamente scambiati con altri prigionieri ucraini». E ovviamente finiscono in fondo alle liste perché Mosca vuole riavere indietro anzitutto i suoi cittadini.

VLADIMIR PUTIN

 

Le subdole campagne di reclutamento contrabbandate per allettanti offerte di un impiego civile che vanno avanti da tempo in tre continenti hanno raggiunto persino la Cina. In un video ripreso dall’esercito ucraino, un medico cinese, Wang Guang Zun, racconta di essere stato attirato in Russia per «lavorare in un ospedale e curare i soldati russi. Mi hanno offerto un’ottima retribuzione.

 

E sono partito. Ma invece mi hanno spedito nell’esercito a combattere». Nello stesso video, altri due cinesi narrano truffe simili, e rivelano di aver ricevuto addestramenti ridicoli: 5 giorni a Kazan o a Rostov. Un intervistato ammette: «mi hanno dato in mano la prima mitragliatrice il giorno stesso della prima battaglia».

 

Tuttavia la massiccia campagna di reclutamento russo sta cominciando a creare dei dissapori diplomatici. L’anno scorso, durante un incontro con Putin, il premier indiano Narendra Modi ha apertamente chiesto al presidente russo di rimandargli indietro tutti i suoi concittadini attirati nel conflitto in Ucraina con l’inganno. Ma un conto è il peso diplomatico dell’India, un conto è se il governo somalo o nepalese o bengalese avanza la stessa richiesta perentoria a Mosca.

ARMATA ROSSA ZETA

 

(…)

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