tunisia milena gabanelli

LA BOMBA DELLA TUNISIA STA PER ESPLODERE. E COLPIRÀ IN PIENO L'ITALIA – IL PAESE NORDAFRICANO, CHE DISTA SOLO 130 KM DA NOI, È SULL'ORLO DEL COLLASSO. IL 90% DEI GIOVANI VUOLE EMIGRARE. IL PRESIDENTE SAIED CHIEDE SOLDI PER BLOCCARE I FLUSSI – MI-JENA GABANELLI: “IL PROBLEMA È CHE IL NOSTRO PAESE È IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DI TUNISI E L’ENI HA RIMPIAZZATO LE FORNITURE DI GAS RUSSO CON QUELLE ALGERINE, ATTRAVERSO IL GASDOTTO CHE PASSA PROPRIO PER LA TUNISIA” – VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SULLA TUNISIA

 

Estratto dell'articolo di Francesco Battistini e Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

milena gabanelli sulla tunisia dataroom 1

Il 10 aprile un calciatore tunisino, Nizar Issaoui, si è dato fuoco per contestare il governo: una protesta identica a quella dell’ortolano Mohamed Bouazizi che il 17 dicembre 2010 s’era incendiato, scatenando le Primavere arabe prima in Tunisia, poi in Egitto, in Libia e in Siria.

 

Dodici anni dopo quella rivoluzione, che spazzò via la dittatura di Ben Ali ma ha reso i tunisini ancor più poveri, è cambiato poco. E nel frattempo la Tunisia, che dista solo 130 km da noi, è diventata un problema italiano. Il 90% dei giovani vuole emigrare

 

sbarchi di migranti dalla tunisia

Nel 2022, l’Italia ha superato la Francia ed è ora il primo partner commerciale dei tunisini; dall’inizio della guerra in Ucraina l’Eni sta rimpiazzando le forniture di gas russo con quelle algerine, e il gasdotto Transmed Enrico Mattei passa proprio per la Tunisia. E all’Italia puntano i migranti: mentre in Libia ne sono detenuti 685mila, tutti determinati a partire, i porti di Sfax, Zarzis e Mahdia si sono riempiti di disperati dell’Africa subsahariana.

 

Nei primi tre mesi di quest’anno la Guardia nazionale tunisina ha intercettato e riportato indietro 14.406 migranti, contro i 2.532 dell’anno scorso. Sono invece partiti e sbarcati sulle nostre coste in 18.893, di cui 2.764 hanno passaporto tunisino. Questo il dato del 18 aprile. Nello stesso periodo dello scorso anno non arrivavano a duemila.

 

[…]

milena gabanelli sulla tunisia dataroom 6

 

Negli ultimi dodici anni il Paese è riuscito a evitare i disastri della Libia o della Siria, dandosi una nuova Costituzione, rifiutando l’integralismo islamico, riconoscendo più diritti alle donne e ricevendo, alla fine, pure un Nobel per la pace. Il problema è che in questi dodici anni la Tunisia ha avuto sei presidenti, nove premier e undici governi, e non si è costruito nulla […]

 

le rimesse dei migranti tunisini dataroom

Il debito estero è di 19 miliardi di euro e il creditore principale per il 59% è la Ue. L’inizio della fine Nel 2019, sull’onda delle proteste popolari contro una classe politica corrotta e incapace, è stato eletto il presidente Kaïs Saïed: un giurista sconosciuto ai più, che parla un arabo classico per molti tunisini quasi incomprensibile, e combatte la politica delle coalizioni che ha retto il Paese dopo la fine della dittatura.

 

il presidente della tunisia kais saied dataroom

L’opposizione, oggi riunita nel Fronte di salvezza nazionale, non conta nulla: Saïed ha messo all’angolo i sindacati che hanno fatto la Rivoluzione, e il 17 aprile ha arrestato l’anziano leader degli islamisti di Ennhada, Rashid Gannouchi, con l’accusa di terrorismo. In poco più di tre anni ha fatto approvare con un referendum popolare cambiamenti alla Costituzione per attribuirsi ampi poteri; ha sciolto il Consiglio superiore della magistratura, revocando arbitrariamente 57 giudici e istituendo tribunali militari per oppositori, giornalisti, imprenditori.

 

dati sull economia della tunisia dataroom

Ha mandato a processo il proprietario della principale voce d’opposizione, Radio Mosaique; ha azzerato la Corte costituzionale ed esautorato il Parlamento, facendone eleggere a dicembre 2022 uno senza partiti e votato solo dal 12 per cento della popolazione. […]

 

Oggi si importa tutto, a partire dal cibo: l’inflazione sopra il 10% ha fatto aumentare i prezzi alimentari al supermercato del 13%, l’olio e la frutta (in un Paese che la produce) del 20%, le uova del 25% per cento. Il costo della baguette è calmierato ma i quasi quattromila panettieri sono spesso senza luce, causa la siccità che in cinque anni ha ridotto anche dell’80% gli invasi, e sono senza farina perché il governo non può pagare il grano tenero importato. Faticano le 800 piccole e medie imprese italiane, mentre se ne vanno nel più stabile Marocco le multinazionali straniere che avevano delocalizzato qui: da Novartis a Yazaki, da Gsk a Shell, da H&M a Bayer, da Ooredoo a Pfizer.

 

proteste in tunisia contro saied 1

[…] Ad aumentare davvero sono le rimesse dall’estero degli emigrati verso le loro famiglie: Banca Mondiale nel suo ultimo rapporto scrive che nel 2022 sono arrivati 2,082 miliardi di dollari. Il prestito bloccato Per non fallire Saïed ha bisogno di soldi. A dicembre 2022 il Fondo monetario internazionale gli ha bloccato il prestito da 1,9 miliardi: Fmi e la Banca Mondiale esigono prima vere riforme come l’eliminazione dei sussidi sociali, i tagli alla scuola e alla sanità, l’innalzamento dell’età pensionabile, le privatizzazioni.

 

proteste in tunisia contro saied 5

Saïed non ne vuole sapere perché teme la rivolta di piazza. È in un vicolo cieco: senza riforme niente soldi, dice l’Fmi; «ma senza soldi, non posso fare le riforme», replica Saïed. In questo modo il presidente sa di chiudersi le linee di credito dall’Europa, rischiare un nuovo declassamento del debito sovrano da parte delle agenzie di rating e aumentare ancora di più l’inflazione e i tassi d’interesse. Con il pericolo default. O che si aprano le porte per nuove alleanze.

 

Il leader algerino Abdelmadjid Tebboune, uomo molto vicino al Cremlino, a fine marzo ha proposto di «annullare il ricatto iniquo» del Fmi con una «Riunione dei donatori» (sauditi, emiratini, qatarini) che racimolino 3-4 miliardi di dollari. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha fatto la sua prima telefonata a Tunisi dopo più d’un anno, promettendo collaborazione. Il ministro degli Esteri italiano Tajani avverte: «Se in Tunisia non arriva l’Occidente, arrivano i russi. E noi non vogliamo basi russe nel centro del Mediterraneo».

 

proteste in tunisia contro saied 6

[…]  Un modo per cavarsela è quello di giocare la carta dei migranti. Il 21 febbraio, il presidente fa un discorso molto duro, e incolpa della pessima situazione economica i subsahariani «che ci hanno invaso», e grida : «Forze straniere favoriscono l’arrivo d’africani cristiani per minacciare la nostra identità araba e islamica». Ordina una vera caccia al nero con l’espulsione di centinaia di cittadini del Mali, della Guinea, del Senegal, e chiede all’Europa soldi per fermare l’onda migratoria pronta a partire, come fece per la Turchia di Erdogan. Se l’Ue non paga, in fondo gli va bene comunque: da una parte diventa determinante nel Mediterraneo, e dall’altra fa partire per l’Italia i tunisini che possono creargli più rogne, e intanto aumenta le rimesse dall’estero.

 

proteste in tunisia contro saied 4

La foto ricordo Giorgia Meloni ha portato il problema a Bruxelles: «La Tunisia è una nazione amica, va aiutata in un momento di difficoltà». L’Italia ha già varato diversi piani d’aiuto, l’ultimo riguarda uno stanziamento da 200 milioni fra il 2021 e 2023, e include anche un pacchetto di motovedette e droni per il controllo delle partenze.

 

A fine aprile il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quello francese Gérald Darmanin, e la commissaria per gli affari interni Ue Ylva Johansson, sono annunciati a Tunisi per discutere la questione. Ma se non arriveranno con i soldi, con Saïed ci sarà poco da negoziare. E un progetto organico alternativo non c’è. Resta un suk sulla pelle dei disperati, con l’Italia fra i clienti privilegiati.

kais saied 3kais saied 2tunisini in piazza per kais saiedtunisini in piazza per kais saied

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