ponte morandi genova

TAGLIARE I PONTI – CAVI CORROSI E ASSENZA DI GUAINE INTORNO AI CAVI DEGLI STRALLI: SECONDO LA PERIZIA DEGLI SVIZZERI DI EMPA POTREBBE ESSERCI UN VIZIO OCCULTO DI COSTRUZIONE ALLA BASE DEL CROLLO DI VIADOTTO MORANDI – IL CAPO PERITI DI ASPI: “CONFERMA CHE IL CEDIMENTO DEGLI STRALLI NON È LA CAUSA DEL CROLLO” – I TEMPI DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE POTREBBERO ALLUNGARSI ANCORA

CROLLO PONTE: TRA LE IPOTESI VIZIO DI COSTRUZIONE

toti sopralluogo ponte morandi

(ITALPRESS) - Per il Ponte Morandi, la demolizione e la sua ricostruzione i tempi potrebbero essere piu' lunghi del previsto a causa delle incertezze legate sia ai progetti, sia alle perizie su cui dovrebbero lavorare gli inquirenti ma che ancora non sono arrivate a una conclusione chiara.

 

A dimostrazione di cio' il rinvio all'8 febbraio dell'udienza per l'incidente probatorio, che avra' al centro proprio la relazione completa dei periti, compresa quella dell'Empa di Zurigo, il laboratorio di analisi che ha studiato i detriti selezionati. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore nella perizia degli svizzeri ci sarebbero risultati non coerenti con il grado di corrosione di alcuni cavi.

ponte morandi genova

 

In alcuni di questi, infatti, si sarebbe notata un'alta percentuale di idrogeno, fattore che indebolirebbe la struttura stessa dei cavi, ma al contrario di quanto si potrebbe ipotizzare non sarebbero stati trovati segni di rotture e fragilita'. Quindi la rottura dei cavi non sarebbe dovuta alla loro fragilità ma al crollo di un'altra parte strutturale del ponte.

 

CROLLO PONTE: TRA LE IPOTESI VIZIO DI COSTRUZIONE-2-

(ITALPRESS) – Invece, sempre secondo il quotidiano, l'attenzione sarebbe sull'assenza di guaine intorno ai cavi degli stralli, cosa che avrebbe inciso sulla corrosione di questi ultimi. Fattore questo che si poteva verificare solo eseguendo ispezioni distruttive senza le quali "sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza". Se dovesse essere confermata questa ipotesi, quindi, il cedimento del ponte sarebbe stato impossibile da prevedere e

ponte morandi genova 2

 prevenire perche' si tratterebbe di un errore di costruzione.

 

 

GENOVA: CAPO PERITI ASPI, CEDIMENTO STRALLI NON E' STATA CAUSA DEL CROLLO DEL PONTE

 

In relazione alle diverse interpretazioni pubblicate dalla stampa sui primi esiti delle analisi effettuate - e non ancora completate - dal laboratorio Empa di Zurigo su reperti del Ponte Morandi, il prof Giuseppe Mancini, coordinatore dei periti di Autostrade per l'Italia e professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso il Politecnico di Torino, dichiara:

 

PONTE MORANDI FOTO PELLIZZA FLICKR

"E' stato scritto che dalle analisi di Zurigo emergerebbe una corrosione media del 50% dei fili che formavano gli stralli e di guaine metalliche mancanti in molti punti dei cavi. Basandomi su alcuni elementi oggettivi e di natura documentale, vorrei provare a fare chiarezza su entrambi questi temi.

 

Innanzitutto va sottolineato che gli esiti di Zurigo, ancorché provvisori e a uno stadio intermedio (su un totale di 3248 fili sono stati osservati e classificati per classi di resistenza solo 2383 fili) evidenziano la piena tenuta statica del Ponte: infatti, interpretando quanto riportato nella nota del laboratorio di Zurigo, con una corrosione media del 50% della totalità della sezione resistente dei fili ci sarebbe ancora un ampio margine di capacità resistente, tale da non poterne causare la rottura.

 

PONTE MORANDI FOTO PELLIZZA FLICKR

Sarebbero inoltre stati presenti fenomeni deformativi progressivi, visibili nel tempo da qualsiasi utente autostradale. Questo dato di fatto è stato confermato anche da ricostruzioni indipendenti di autorevoli esperti, che si sono espressi negli scorsi giorni in sede accademica.

 

PONTE MORANDI GENOVA

Per quanto riguarda invece la mancanza di guaine sui cavi, un rapporto di monitoraggio di Spea del 2016, effettuato mediante carotaggi sugli stralli delle Pile 9 e 10, ha evidenziato la presenza delle guaine in tutte le prove diagnostiche effettuate. I reperti di Pila 9 sezionati dopo il crollo hanno dimostrato che la guaina era presente anche nei cavi primari (tranne che, come da progetto di costruzione, nella zona in corrispondenza dell’antenna). E’ comprovato dunque che le guaine ci fossero e svolgessero regolarmente la funzione di contenimento della matrice cementizia di avvolgimento dei singoli trefoli.

IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA

 

In attesa del completamento delle prove, vorrei sottolineare che quanto finora emerso dalle analisi di Zurigo sembrerebbe confermare che il cedimento degli stralli non sia la causa primaria del crollo del Ponte, come ho dichiarato più volte".

 

CROLLO PONTE GENOVA: TEMPI LUNGHI PER CANTIERI E PERIZIE. SPUNTA IPOTESI VIZIO OCCULTO

Maurizio Caprino per www.ilsole24ore.com

 

ponte morandi genova 1

Le dichiarazioni ufficiali sono tranquillizzanti, ma i lavori di demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi potrebbero non entrare nel vivo così presto: i progetti sono ancora sostanzialmente allo stadio preliminare. Questo incide anche sui tempi dell’inchiesta della Procura. Nella quale si sta affacciando per la prima volta concretamente anche l’ipotesi che il crollo del 14 agosto possa essere stato dovuto a un vizio di costruzione che non poteva essere noto ad Autostrade per l’Italia (Aspi).

 

Tempi e perizie

Che i tempi possano essere lunghi è dimostrato da un fatto oggettivo: stamattina l’udienza per l’incidente probatorio in corso si è chiusa con un rinvio all’8 febbraio. E questo rinvio è meramente interlocutorio: il punto è che nessuno sa con esattezza quando i periti nominati dalla Procura subito dopo il crollo consegneranno la loro relazione, finora attesa per metà gennaio.

vivere sotto una cupa minaccia il reportage di michele guyot borg sul ponte morandi di genova 6

 

Perché ora quest’incertezza? A prima vista, sembra strana, visto che sabato sera è arrivata anche la perizia del laboratorio Empa di Zurigo, che ha analizzato i materiali dei reperti selezionati dai periti e il loro grado di corrosione.

 

In realtà, al netto del fatto che la perizia è scritta in tedesco e va tradotta in italiano con la massima cura, il grado di corrosione non dice tutto. Tanto più che alcuni risultati appaiono incoerenti. Per esempio, è stato riscontrato in alcuni cavi di acciaio degli stralli un tenore di idrogeno molto alto, che di per sé renderebbe fragili i cavi stessi. Però non sono stati trovati segni di loro rotture fragili e, anzi, è stata registrata un’altissima resistenza meccanica. In altre parole, se i cavi si sono rotti, non sarebbe stato perché hanno ceduto (magari per corrosione), ma solo perché sarebbero stati sottoposti a uno stress eccezionale come quello dovuto al cedimento di un’altra parte strutturale del viadotto.

IL PONTE MORANDI DI GENOVA E CHI CI VIVE ACCANTO

 

Resta da valutare con attenzione quanto il laboratorio svizzero ha trovato sul cosiddetto reperto 132, una parte di strallo su cui da ottobre si è appuntata l’attenzione di magistrati, investigatori e avvocati. La prima impressione è che le analisi non siano esaustive.

 

Per avere certezze, dunque, occorre che i periti ricostruiscano la cinematica del crollo. Cioè che si capisca dove si è innescato. Per arrivarci, occorre visionare con molta attenzione i video acquisiti dalla Procura e riscontrare le loro risultanze non solo con quelle delle perizie dell’Empa, ma anche con accurate ispezioni sulle parti del viadotto rimaste in piedi.

 

ponte Morandi

La demolizione

Qui si vede l’ingorgo che rischia di rallentare tutto. Per fare quest’ispezione occorre mettere in sicurezza i monconi. Soprattutto quello est, dove ci sono le pile ancora in piedi (la 10 e la 11) e i relativi stralli: servirà costruire torri che reggano la struttura e sulle quali i periti potranno operare.

 

Per tirare su le torri, serve non solo la clemenza del meteo (cosa non scontata, visto che è inverno), ma anche un progetto ben definito. E invece, secondo fonti processuali, risulta che si sia ancora allo stadio preliminare.

ponte Morandi

 

Ecco i motivi per i quali i periti non hanno ancora saputo indicare un termine certo entro cui depositeranno la loro relazione.

 

La ricostruzione

Allo stadio preliminare sono anche i progetti di ricostruzione. Qualcuno parla anche di «progetti al buio». Espressione forse eccessiva, ma che dà l’idea di quanto sia complicato il lavoro da fare. E di quanto in questi mesi si sia giocato con le parole.

ponte Morandi

 

A cominciare da quelle dell’amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, che provò a spezzare la tenzione della sua prima conferenza stampa dopo il crollo (sabato 18 agosto, a quattro giorni dalla tragedia ) dicendo che la sua società aveva già pronta la progettazione del nuovo ponte e che ne andavano solo limati alcuni aspetti.

 

Ora che il decreto Genova ha estromesso Aspi dalla ricostruzione, si pone anche il problema di scegliere a chi affidare i lavori, rispettando anche equilibri economico-finanziari-politici che vanno oltre la vicenda del Ponte Morandi. Ci sono anche da valutare infiniti aspetti legali, tra cui il ricorso preannunciato dalla stessa Aspi.

 

FABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCI

Il vizio occulto

Una delle poche certezze che sembrano arrivare dalla perizia Empa è l’assenza di guaine protettive attorno ai cavi degli stralli. Ciò avrebbe favorito la corrosione.

 

ponte Morandi

Però le guaine sono elementi interni alla delicata struttura di uno strallo. Controllarne lo stato significa eseguire prove distruttive. Quindi, a quanto pare, sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza, che a questo punto potrebbe essere dovuta a un errore di costruzione o a una scelta progettuale non evidenziata sinora.

 

Ciò potrebbe corroborare la tesi di Aspi secondo cui il 14 agosto è accaduto un evento imprevedibile. Ma per verificare questa tesi, così come quelle dell’accusa, ci vorrà ancora molto tempo.

 

 

il crollo del ponte morandi a genovail crollo del ponte morandi a genova ponte Morandi

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