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STENDIAMO UN VELO...DANAROSO - PER I MONDIALI DI CALCIO FEMMINILI IN FRANCIA, NIKE SI PIEGA AL RELIGIOSAMENTE CORRETTO CON MANIFESTI PUBBLICITARI CHE RITRAGGONO UN GRUPPO DI GIOVANI ATLETE, TUTTE CON IL CAPO AVVOLTO NEL HIJAB - “NON CAMBIARE QUEL CHE SEI TU, CAMBIA IL MONDO” RECITA LA PUBBLICITÀ CHE È STATA ACCOLTA DA UNA SERIE DI PERNACCHIE...

Alessandro Giuli per “Libero quotidiano”

 

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E anche la Nike, cari occidentali, ce la siamo definitivamente giocata: irriconoscibile, ormai, ricoperta com' è dal hijab islamico; come una sposa al servizio di un califfato travestito da business.

 

È successo che, in coincidenza con i mondiali di calcio femminili in Francia, il noto marchio sportivo ha deciso di trasformare in un manifesto musulmano la sua passione per il religiosamente corretto: è nata così la pubblicità, diffusa in queste ore, che ritrae sette indecifrabili fanciulle armate di pallone o guantoni da box e inguainate nella tuta, tutte però con testa e spalle e gola ben calzate nel velo imposto dai maomettani.

 

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Ciò che è peggio, e che non lascia dubbi sullo slittamento dall' estetica religiosa al programma di aggressione, è lo slogan che accompagna lo scatto in bianco e nero: "Don' t change who you are / Change the world".

 

Non cambiare quel che sei tu, cambia il mondo ma davvero? Ma anche no! Una rapida scorribanda sui social ci consente di verificare un confortante grado d' impermeabilità all' intrusione. È bastato infatti che l' opinionista Maria Giovanna Maglie lanciasse su Twitter un #vaffa alla Nike per mobilitare centinaia di cinguettii derisori o preoccupati dal sottotesto implicito nel messaggio: sii te stessa ma travestiti per islamizzare il mondo.

 

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mercati che fanno gola Non è certo questa la prima scappatella musulmana della multinazionale americana: a gennaio di quest' anno, inaugurò anche in Italia il primo modello nimbato del hijab nero, nella versione sportiva, e lo presentò nel negozio di Milano in corso Vittorio Emanuele. Come ogni bottega che si rispetti, Nike subisce il richiamo dei nuovi mercati e modella il proprio marketing sulle misure delle ricchezze emergenti.

 

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Quelle femminili sono da tempo in cima alle priorità, e figuriamoci se sia un problema.

L' interrogativo sull' opportunità di spingersi troppo oltre sorge invece quando ci si ritrova di fronte alla pubblicità in questione, nella quale sembra di scorgere soltanto un manipolo di donne tristi alle quali un tribunale saudita ha appena negato il diritto alla patente.

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Neppure un accenno, non dico a un ammiccamento seduttivo, ma nemmeno a un sorriso placido su quei volti irrigiditi in una minaccia recriminatoria. Brutta immagine per i paladini della lotta di genere.

 

Sentiamo già aleggiare l' obiezione del conformista collettivo: che cosa c' è di male nel rappresentare un' usanza accolta in larga parte del medioriente arabo e in quello persiano, fino a giungere alle alture dell' Afghanistan non era forse così che anche le nostre nonne e bisnonne circolavano in paese? Obiezione respinta, naturalmente. Passi per la difesa del velo nella sua declinazione meno invasiva, e soprattutto quando è indossato volontariamente (cosa peraltro non facile da stabilire), ma la storiella delle bisavole non regge.

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differenze L' oscuramento della femminilità non ha nulla a che vedere con l' antichissima consuetudine della stola matronale il cui retaggio, sempre gioiosamente colorato, ha impreziosito per secoli l' avvenenza delle donne e delle madonne europee: il sopraggiungere dello scialle nero, casomai, era ed è il segnacolo di un lutto naturale in età avanzata.

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E non si può neanche sostenere che in fondo il modello estetico contrabbandato dalla Nike sia un bozzetto strapaesano per vecchie vedove baffute (sempre piaciute): è un sordido ammiccamento a una cultura che in vari luoghi del proprio ecumene riserva alle giovani donne mutilazioni genitali (clitoridectomia o khafd) e sottomissione violenta. C' è un anche un islam moderato che non s' impone e non mortifica i corpi? Certamente, e per fortuna è la parte maggioritaria. Ma non è una buona ragione per istigarlo a islamizzare il mondo con la scusa di vendergli un hijab per ragazze sportive.

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