schettino

VADA AL FRESCO, CAZZO! CONFERMATI IN APPELLO I SEDICI ANNI A CAPITAN SCHETTINO PER IL NAUFRAGIO DELLA “COSTA CONCORDIA”, IN CUI MORIRONO 32 PERSONE - IL GIUDICATA INAMMISSIBILE LA RICHIESTA DEI PM DI AUMENTARE LA PENA A 27 ANNI

Michele Bocci per “la Repubblica”

SCHETTINOSCHETTINO

 

Lui non si è presentato. Questa volta Francesco Schettino ha deciso di restare lontano dai riflettori e di aspettare a casa sua, a Meta in provincia di Napoli, le notizie sull’esito del processo. La telefonata del suo avvocato è arrivata intorno alle 20.35 di ieri, subito dopo la lettura della sentenza della Corte d’assise d’appello di Firenze: «Le statuizioni penali sono confermate», ha detto il giudice Grazia D’Onofrio. Cioè la condanna resta uguale a quella di primo grado: 16 anni e un mese per naufragio colposo, omicidio colposo, abbandono di incapace e mancate comunicazioni.

 

COSTA CONCORDIA COSTA CONCORDIA

Inoltre, «in parziale riforma » della decisione del tribunale di Grosseto, per il comandante della Costa Concordia c’è anche l’interdizione dai titoli professionali marittimi per 5 anni. Sono state giudicati dunque inammissibili tutti i ricorsi presentati dalla difesa ma anche dalla procura e dalle parti civili. Anche la richiesta della procura generale di aumentare la pena fino a 27 anni e 3 mesi di reclusione non è stata accolta.

 

schettino in lacrimeschettino in lacrime

Ci sono volute dieci udienze e poco più di 8 ore di camera di consiglio per chiudere il processo di secondo grado a Francesco Schettino. Secondo i giudici è lui il responsabile del naufragio avvenuto alle 21.45 del 13 gennaio 2012 nel quale persero la vita 32 persone e altre 110 rimasero ferite.

 

Quella sera la nave della Costa Crociere andò a sbattere contro gli scogli di fronte all’isola del Giglio, ai quali sarebbe stata fatta avvicinare per fare quello che fu definito un ”inchino”, cioè un saluto alle persone presenti in porto. Per l’accusa, e ora anche per il tribunale di Grosseto e per la Corte d’appello di Firenze, fu Schettino a dare l’ordine di avvicinare l’imbarcazione alla costa.

 

francesco schettino 60476a086400cff41a84032daaaf5c38francesco schettino 60476a086400cff41a84032daaaf5c38

Mentre la nave andava verso il Giglio, lui era a cena. Salì a riprendere il comando quando la Concordia era ormai vicina agli scogli. All’ultimo istante tentò una manovra per farla allontanare dalle rocce ma non ci riuscì. Gli allarmi che chiedevano alle 4.229 persone a bordo di abbandonare la nave scattarono solo alle 22.58. Nessuno morì a causa dell’urto. Chi perse la vita affogò, oppure precipitò dentro lo scafo dopo che si era inclinato.

 

SCHETTINO DOMNICA SU CHISCHETTINO DOMNICA SU CHI

Il comandante non fu l’ultimo a scendere dalla nave in difficoltà, prese una scialuppa con alcuni ufficiali e arrivò agli scogli quando c’erano ancora moltissime persone a bordo. Sostenne di aver “diretto” le operazioni di soccorso da terra. Nella notte andò in un albergo a cambiarsi. Lo fermarono poche ore dopo e lo portarono in carcere. Uscì alcuni giorni dopo e da allora ha cercato di alleggerire le sue colpe scaricando la responsabilità sugli ufficiali, che non avrebbero interpretato bene le sue disposizioni. Il timoniere indonesiano, in particolare, per incomprensioni legate alla lingua non avrebbe capito i suoi ordini che avrebbero permesso di evitare l’impatto.

 

CONCORDIACONCORDIA

Schettino è stato quasi sempre presente in aula durante il processo di primo grado, svolto al teatro Moderno di Grosseto per il gran numero di partci ciili e di avvocati. Il comandante è intervenuto molte volte per raccontare la sua verità. La sentenza di condanna è arrivata a tre anni dal disastro, cioè l’11 febbraio del 2015.

 

Al processo di appello di Firenze, invece, Schettino non si è mai fatto vedere. «Leggeremo le motivazioni della sentenza e sicuramente faremo ricorso in Cassazione», ha detto ieri sera il suo avvocato, Donato Laino. Per il legale della Costa, Marco e Luca, «la sentenza è una copia conforme a quella di primo grado. È una sentenza equilibrata ».

CONCORDIACONCORDIA

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)