ai weiwei palazzo strozzi

CI HAI ROTTO I GOMMONI - LA DESTRA CONTRO L’OPERA DI AI WEIWEI A FIRENZE - IL CRITICO BONAMI IRONIZZA: “NON DOVEVA ESSERE INCARCERATO PER LE SUE IDEE MA PER LA SUA ARTE. PARAGONARLO A NELSON MANDELA, COME QUALCUNO HA FATTO, È SCANDALOSO”

1. FRECCIA A DESTRA SU AI WEIWEI

AI WEIWEI PALAZZO STROZZIAI WEIWEI PALAZZO STROZZI

Tomaso Montanari per “la Repubblica”

 

Gli spiriti animali della Destra ricompaiono a Firenze. Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e la versione locale di Casa Pound si scagliano – con ritrovata unità, e con il supporto di testate nazionali e locali – contro i gommoni che Ai Weiwei ha issato sulle facciate di Palazzo Strozzi.

 

Stavolta “l’arte degenerata” non viene data alle fiamme: la violenza, tutta verbale, esplode sulla rete. E investe il nucleo più profondo della missione dell’artista, quello che sopravvive perfino nell’arte concettuale di oggi: dare corpo visibile, concreto, alle idee.

AI WEIWEIAI WEIWEI

 

Ma la Destra non li vuol vedere i gommoni dei migranti: non vuole dover pensare ai loro corpi. Non vuol «vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste, in cerca di trasporto». Sono parole di Shakespeare, queste: parole che Luigi Manconi ha scelto come epigrafe per una giornata in memoria delle vittime della migrazione che si intitolerà proprio «Vedere gli stranieri».

 

Vedere gli stranieri: è quel che accade a Firenze, grazie ad Ai Weiwei. Ed è questo che non gli viene perdonato. Perché – ha scritto Carlo Levi – «se amore guarda, gli occhi vedono». Sono l’odio e la paura, invece, a non voler vedere.

 

2. I GOMMONI SGONFI DEL FURBO AI WEIWEI

AI WEIWEI PALAZZO STROZZIAI WEIWEI PALAZZO STROZZI

Francesco Bonami per “La Stampa”

 

Qualche anno fa dichiarai pubblicamente che Ai Weiwei non doveva essere incarcerato per le sue idee ma per la sua arte. Scherzavo. Nessuno dovrebbe mai essere messo in carcere né per le proprie idee né per la propria arte. Oggi, visti i gommoni arancioni appesi davanti alle finestre di Palazzo Strozzi, se mi fosse chiesta nuovamente la mia opinione la confermerei aggiungendo però di inasprire la sentenza.

 

Ai Weiwei più che un artista è stato un architetto affascinato dal successo di tanti artisti contemporanei. Per ottenerlo ha usato la scorciatoia della dissidenza politica. Cosa non difficile da praticare in Cina. Ha iniziato quindi il gioco del gatto e del topo con le autorità cinesi. Anche se prima aveva però collaborato con loro contribuendo al famoso stadio olimpico di Pechino degli architetti svizzeri Herzog e De Meuron come consulente artistico.

 

ai weiwei passaportoai weiwei passaporto

Ha poi pianto lacrime di coccodrillo dichiarando che era stato un errore, essendo le Olimpiadi un mezzo di propaganda politica. Bella scoperta. A Palazzo Strozzi, grandi installazioni e sculture raccontano le inefficienze del potere in Cina. Ora con un serpente fatto con zainetti simili a quelli dei bambini morti in una scuola crollata per il terremoto.

 

Ora usando pannelli solari per denunciare la repressione in Tibet. Ora con una stanza piena di telai e ruote di biciclette rimpiangendo la Cina che non c' è più. Lavori tirati a lucido, trasformati in oggetti di design, cancellando ogni traccia di quella umanità bistrattata dagli inefficienti politici cinesi della quale Ai Weiwei si fa paladino.

AI WEIWEI PALAZZO STROZZIAI WEIWEI PALAZZO STROZZI

 

Noi occidentali, con sensi di colpa e memorie sessantottine, all' esca di Ai Weiwei abbiamo abboccato subito. In Cina artisti e curatori lo vedono con sospetto, disagio e a volte disprezzo per il cinismo con il quale utilizza temi sociali e tragedie umane per far propaganda a se stesso.

 

I suoi 81 giorni passati in una cella di 27 metri quadri (un piccolo monolocale) di una prigione cinese, per evasione fiscale, diventarono teatrini presentati da questo Silvio Pellico contemporaneo nella chiesa di Sant' Antonin a Venezia per la Biennale del 2013.

 

Non avendo il permesso per viaggiare mandò la madre all' inaugurazione. Ma c' è differenza fra la dissidenza/performance di Ai Weiwei e la vera dissidenza. La moglie e il figlio di Zhao Changqing, attivista detenuto a tempo indeterminato nelle carceri cinesi, hanno dovuto chiedere asilo politico in Thailandia e negli Stati Uniti, dopo essere stati confinati nel loro appartamento, non il permesso per andare a un vernissage della Tate Gallery a Londra.

AI WEIWEI 2AI WEIWEI 2

 

Finito il filone dell' attivismo in Cina Ai Weiwei si è trasformato in una sorta di Amnesty International sfruttando la tragedia dei profughi in Europa, facendosi fotografare nella stessa posizione del bambino siriano annegato sulla spiaggia dell' isola greca di Lesbo o facendosi dei selfie con profughi stremati. Immagini che gli hanno portato immensa visibilità ed ulteriore notorietà. Ma l'arte è qualcosa di diverso non semplice scimmiottamento della cronaca.

 

Non c' è bisogno di Ai Weiwei per essere scossi da ciò che oggi accade nel mondo. L' arte non può essere solo comunicazione. Per quella i mezzi a nostra disposizione sono più che potenti. Altra ossessione dell' artista è di essere sorvegliato. Lo è sicuramente. Ma chi oggi, purtroppo, non lo è?

AI WEIWEI PALAZZO STROZZIAI WEIWEI PALAZZO STROZZI

 

Più che altro chi non si autosorveglia, Ai Weiwei in primis, postando centinaia d' immagini della propria vita privata su Istagram o Facebook. Simbolo di questo controllo una telecamera di sorveglianza in marmo.

ai weiwei dito medioai weiwei dito medio

 

Torniamo ai gommoni. Ordinati, puliti, con il fondo che sembra una grata per essere in tono con le bifore rinascimentali del palazzo. Potrebbe averli disegnati Philippe Stark. Diversi dai gommoni luridi usati dagli scafisti per trasportare branchi di diseredati in cerca di speranza . Ma l' artista è realista.

 

francesco bonamifrancesco bonami

Anche l' occhio, oltre che la tragedia, vuole la sua parte. Criticare Ai Weiwei è da radical chic. Ma paragonarlo a Nelson Mandela, come qualcuno ha fatto, è scandaloso. Il titolo della mostra è «Ai Weiwei Libero». Liberissimo. Da tempo scorrazza dove gli pare e piace. Rischiando di suscitare l' invidia e la noia dei funzionari del suo paese obbligati a seguirlo 24 ore su 24 sugli schermi dei loro computer.

nelson mandela 1990nelson mandela 1990

 

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