don marco scarpa

BUONE NOTIZIE PER LA CHIESA CATTOLICA: NON TUTTI I SACERDOTI SONO GAY REPRESSI - CI SONO ANCHE GLI ETEROSESSUALI, COME IL 49ENNE DON MARCO SCARPA, CHE SI E' PRESO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE DALLA TONACA PERCHE’ SI E’ INNAMORATO DI UNA DONNA - ECCO LA SUA STORIA

DON MARCO SCARPADON MARCO SCARPA

1 - DON MARCO LASCIA LA CHIESA PER AMORE «CHI È LEI? MA QUESTA È PRUDERIE»

Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

 

Ha scelto il pulpito della sua chiesa veneziana per l' annuncio più vibrante: «Da domani vivrò un tempo di sospensione dal servizio di prete per un cammino di verifica ...». C' è una lei nella vita di don Marco Scarpa, parroco di San Pantalon e responsabile diocesano per l'ecumenismo.

DON MARCO SCARPADON MARCO SCARPA

 

Domenica scorsa ha preso il coraggio a due mani e ha deciso di dirlo a tutti alla messa della mattina, naturalmente dopo averne parlato con il patriarca Francesco Moraglia. «D' accordo con lui ho deciso di prendermi un periodo di riflessione per capire alcuni aspetti importanti delle mie scelte, soprattutto nell' ambito dell' affettività».

 

Un fulmine a ciel sereno per i fedeli, un centinaio, seduti sui banchi della chiesa di Dorsoduro. Agli altri l' ha invece comunicato nel pomeriggio via Facebook, provocando una grandinata di commenti, quasi tutti beneauguranti. «Spero di cuore che tu possa trovare con serenità la tua strada». «Buon cammino fratello». «Sarai sempre accompagnato dalla nostra preghiera». «Noooooo!». Lui ha voluto tranquillizzarli: «I legami d'amore vissuti con il Signore non cessano ma si trasformano. Così spero sia anche il mio legame con voi. Vi chiedo di accompagnarmi in questa nuova tappa della mia vita».

 

DON MARCO SCARPADON MARCO SCARPA

Alcuni avevano capito che qualcosa stava cambiando nella vita del quarantanovenne sacerdote lagunare. Da un paio di mesi aveva infatti tagliato la lunghissima barba che ricordava un po' quella dei preti ortodossi, verso i quali ha sempre avuto un' attenzione particolare.

 

Don Marco è infatti appassionato di cultura russa e bulgara e lavora molto per il dialogo interreligioso. Docente a contratto di letteratura russa all' Università Ca' Foscari e stimato studioso di slavistica, il sacerdote ha scritto il suo annuncio anche in cirillico. E poi ha usato parole semplici con i suoi ragazzi di un tempo, gli scout di Carpenendo con i quali ha condiviso la passione della montagna, e quella dei ritiri spirituali della Casa Sicar di Oriago.

 

DON MARCO SCARPADON MARCO SCARPA

«Caro Marco, ti conosco da quando ti sei fatto prete (24 anni fa). Ricordo come fosse ieri Gosaldo, il Sicar, le lectio divinae in patronato, gli incontri di preghiera, ma anche le ripetizioni di latino... sei stato un bravo prete, un caro amico», scrive Marina Lazafame. Mentre dalla Curia veneziana si leva la voce di monsignor Dino Pistolato, vicario episcopale: «Io non mi stupisco perché in 35 anni ne ho viste di tutti i colori.

 

Don Marco è un buon prete, determinato, di carattere. Mi auguro che usi la stessa forza per ritrovare il senso di fare il prete». È dispiaciuto: «Mi sto domandando se si poteva fare qualcosa, c' è scarsità di preti e don Marco era nel pieno del suo percorso».

 

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Una speranza ce l'ha: «Al momento è solo sospeso. Ci sarà un periodo di riflessione nel quale non potrà dire messa, non potrà confessare. Poi deciderà. In passato mi è già capitato di assistere a un gradito ritorno». In quindici anni, a Venezia su 173 sacerdoti se ne sono andati in 5. Intanto a San Pantalon si chiacchiera della «donna del parroco». Chi la conosce lo precisa: «È un' italiana, non russa». Lui non vuole aggiungere altro: «Questa è pruderie, è ora di fermare il polverone».

 

2 - PRETI E UCCELLI DI ROVO

Cristiana Lodi per “Libero Quotidiano”

 

DON MARCO SCARPADON MARCO SCARPA

Fare la conta esatta degli spretati in Italia e nel mondo è difficile. Le associazioni «di categoria» infatti forniscono dati, ma il Vaticano li corregge e ne indica altri. Palesemente più contenuti e circoscritti. Quasi che il pastore che abbandona il gregge per amore verso una donna, si macchi di un peccato così poco veniale da dover essere lavato in casa (anzi in Chiesa) e non in pubblico.

 

Di fatto, però, sono sempre di più i sacerdoti che a un certo punto del loro ministero, lacerati dal conflitto affettivo e dalla solitudine, gettano tonaca e aspersorio alle ortiche. Per poi riapprodare nella laica e più terrena società a braccetto con una signora. La Chiesa cattolica fa di tutto per «recuperarli» o trattenerli (talvolta anche chiudendo un occhio scegliendo la formula more uxorio), e quando non ci riesce li condanna.

 

I preti che si sposano o che nell'attesa della dispensa papale, vanno a vivere con una donna nel segno dell' amore, in genere hanno tutti contro. Dal vescovo al sacrestano. Fa eccezione qualche rara perpetua, a patto che dopo l' avvicendamento nessun altro le soffi il posto in canonica. Ma a dispetto delle sofferenze e delle difficoltà, i religiosi in paramento che vivono una relazione sentimentale, sono una realtà.

 

DON MARCO SCARPADON MARCO SCARPA

Sempre più importante. Inutile parlare con monsignore o con lo psicologo. E non può servire nemmeno l'anno di discernimento in monastero, in convento, in missione ai confini del mondo o a fare l'eremita: il sentimento e il desiderio a esso connesso non svaniscono. Vero: il pastore si è consacrato al servizio divino, ha fatto voto di castità e di obbedienza, ma a un certo punto la solitudine prende il sopravvento. E lasciare il gregge in nome della donna e della famiglia, è la sola chiave per annientare il male.

 

Secondo il canonista Vincenzo Mosca, nel mondo, le «defezioni» sacerdotali (diocesane e religiose) sarebbero oltre mille l' anno. Ancora oggi, per ogni dieci nuovi preti, almeno due abbandonano il ministero. I sacerdoti «laicizzati» viventi nel mondo, dunque, secondo Mosca, sarebbero più di 50 mila. Non sono d' accordo la maggior parte delle associazione di presbiteri con famiglia, secondo le quali la cifra andrebbe addirittura raddoppiata. Soltanto in Italia - in base alla media dei dati disponibili - i sacerdoti coniugati sarebbero da 8 a 10 mila. E 120 mila in tutto il mondo.

Sacerdoti Sacerdoti

 

I picchi di richiesta di dispensa dall'esercizio del ministero si sarebbero inoltre avuti a metà anni Settanta, quando «di licenze» ne sono state chieste da 2500 a 3 mila. Attualmente se ne concedono da 500 a 700 l' anno. Ma se anche i preti come si è visto sono uomini, stessa cosa vale per gli spretati (che si siano poi sposati oppure no): sta di fatto che fra loro esiste un discreto gruppo che, dopo avere abbandonato il ministero, a un certo punto sente nostalgia del Tabernacolo. E chiede di ritornare a celebrare Messa.

 

Così comincia la spola dal vescovo, sempre benevolo, per essere riammessi al sacerdozio. Alcuni vorrebbero rientrarci senza però abbandonare la vita di preti sposati, cosa che la Chiesa non può concedere senza modificare la legge sul celibato. Nell' attesa, succede che qualcuno, si dedichi a un ministero sacerdotale «parallelo» da esercitare nelle confessioni protestanti o nelle sette. Come si può vedere lo scenario è articolato e per molti versi inevitabilmente confuso.

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Certo è che sono ormai migliaia gli appartenenti al clero cattolico che, pur conservando la fede e volendo continuare a testimoniarla, vivono una storia d' amore talvolta clandestina e talvolta tollerata nel segreto di un confessionale. Uomini e donne perseguitati e lacerati dal senso del peccato. Perché gli spretati o i preti accompagnati che vengono tollerati, sono ben consapevoli di essere di fatto «fuori» dalla Chiesa.

 

In tanti si domandano per quale ragione, in una società laica dove tutto è permesso, la vita sessuale dei religiosi debba essere il tabù che sopravvive nei secoli. Una Chiesa che predica l' amore può impedire ai suoi ministri di amare? Può costringerli a vivere la sessualità nella clandestinità e nell' ipocrisia? Tanti, troppi sacerdoti sono protagonisti di storie drammatiche, costretti a un bivio diviso fra due opposte strade: la passione umana e l' intensità di una vocazione.

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E non è facile andare avanti nemmeno per i preti «pentiti» che hanno imboccata la prima via, quella della passione terrena, abbandonando i paramenti in sacrestia senza pentimento. Per loro comincia una nuova vita, in una nuova società nella quale bisogna ricominciare tutto daccapo.

 

Il lavoro senza mai avere compilato un curriculum. La casa senza nemmeno sapere cosa sia l' affitto. Un' armata di orfani dell' abbraccio della Chiesa e della prospettiva di una pensione elargita dalla Cei. Allora eccoli che vanno a fare gli assistenti sociali o gli insegnanti di religione. Qualcuno va a lavorare in fabbrica, c' è chi si reinventata imprenditore o agente di commercio. Chi vaga alla ricerca di un lavoro. Senza però mai dire di avere perso la fede.

 

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