borsellino la barbera

CHE FINE HA FATTO L’AGENDA ROSSA DI BORSELLINO? - LA PROCURA IPOTIZZA CHE IL DIARIO SIA FINITO AD ARNALDO LA BARBERA, IL SUPERPOLIZIOTTO MORTO NEL 2002 INDICATO COME IL GRANDE GESTORE DEL DEPISTAGGIO. PER QUESTO MOTIVO E' SCATTATA LA PERQUISIZIONE NEGLI UFFICI DELL’AISI, I SERVIZI SEGRETI INTERNI, DALLA FIGLIA DI LA BARBERA, CHE LAVORA LÌ E RISULTA INDAGATA INSIEME ALLA MADRE – I PASSAGGI DI MANO DELLA VALIGETTA DI BORSELLINO CHE RICOMPARE NELL’UFFICIO DI LA BARBERA DOVE SOSTIENE DI AVERLA PORTATA UN AGENTE. COME CI È FINITA? – IL RACCONTO DI 3 AGENTI (MA I RICORDI NON SONO SEMPRE CHIARI)

Giuseppe Pipitone e Saul Caia per il Fatto Quotidiano - Estratti

 

borsellino via d'amelio

C’è un capitano dei carabinieri che regge in mano la valigetta di Paolo Borsellino: si trova alla fine di via D’Amelio, quando s’imbatte in un ispettore di Polizia. Che lo blocca e gli intima di consegnargli la borsa: sul luogo della strage, dice, sono arrivati prima loro e dunque la competenza delle indagini non è dell’Arma. Il capitano non ha nulla da obiettare: cede la borsa a un collega di quel poliziotto, che la ripone su un’auto di servizio. È questa la scena che la Procura di Caltanissetta ritiene di aver ricostruito sullo scenario infernale della strage di via D’Amelio.

 

Un’istantanea composta dai ricordi frastagliati di tre poliziotti, ascoltati tra il 2019 e il novembre del 2023: racconti sbiaditi, in alcuni passaggi monchi, anche a causa del lungo tempo trascorso, che però vengono considerati credibili da parte degli investigatori.

borsellino agenda rossa via d'amelio

 

Sono questi i nuovi verbali che il pm Maurizio Bonaccorso ha depositato agli atti del processo d’Appello sul depistaggio, attingendo dal materiale recuperato dall’ufficio inquirente nisseno.

 

arnaldo la barbera

Il procuratore Salvatore De Luca e l’aggiunto Pasquale Pacifico, infatti, hanno riaperto l’inchiesta sulla scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino, seguendo due filoni: da una parte ipotizzano che il diario sia finito ad Arnaldo La Barbera, il superpoliziotto morto nel 2002 indicato come il grande gestore del depistaggio. Per questo motivo hanno effettuato varie perquisizioni nei mesi scorsi, in un caso anche nella postazione di lavoro occupata negli uffici dell’Aisi, i servizi segreti interni, dalla figlia di La Barbera, indagata insieme alla madre.

 

Parallelamente i pm stanno provando a ricostruire il percorso fatto dalla valigetta in cui Borsellino aveva riposto la sua agenda. Fotografata l’ultima volta in via D’Amelio in mano al capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, la borsa ricompare già la sera del 19 luglio nell’ufficio di La Barbera alla Mobile, dove sostiene di averla portata l’agente Francesco Maggi. Come ci è finita?

 

Secondo la procura è avvenuto una sorta di passaggio di mano tra Arcangioli (che non ne ha mai parlato, nonostante per questa storia sia finito sotto inchiesta prima di essere prosciolto) e i poliziotti.

paolo borsellino strage via d amelio

 

Un’ipotesi sostenuta dopo aver recuperato i verbali di Armando Infantino, Giuseppe Lo Presti e Nicolò Manzella. Sono tre agenti arrivati in via D’Amelio subito dopo la strage, interrogati nel 2019 e poi di nuovo pochi giorni fa. Il primo a parlare è Infantino, che il 12 marzo di quattro anni fa mette a verbale: “Mentre mi trovavo in via D’Amelio un mio superiore, di cui non saprei dare indicazioni, mi consegnò una borsa di pelle che presentava delle bruciature, dicendomi di andare a posarla all’interno dell’auto, parcheggiata all’inizio di via D’Amelio. Ricordo che fuori dall’auto vi era il collega Maggi”.

 

SALVATORE BORSELLINO

Sei giorni dopo torna dai pm e specifica di non aver saputo se quella fosse la borsa di Borsellino ma che “era originariamente nelle mani di un soggetto al quale un mio superiore – che al 90 % identifico nell’ispettore Lo Presti – ordinò di consegnarla al collega, cioè a me”.

 

strage via d amelio

Chi era quel soggetto? “Ritengo che fu un carabiniere, ma questa e una sensazione che maturai al tempo e oggi non sono in grado di spiegarla ”. I pm hanno mostrato a Infantino la foto dei Arcangioli, ma il poliziotto non lo ha riconosciuto, spiegando solo di “averlo visto in tv”. Passano quattro anni e i ricordi del Infantino sono quasi più nitidi: “Per quanto concerne la circostanza da me già riferita inerente il carabiniere con la placca che si avvicinava al capannello di noi personale di polizia portando la borsa di Borsellino in mano e che vidi e sentii interloquire con Lo Presti, confermo che quest’ultimo mi fece consegnare dal militare la borsa per poggiarla dentro la macchina di Maggi”.

 

Ancora più dettagliato il racconto di Manzella, che nel maggio 2019 racconta: “Vidi l’ispettore Lo Presti discutere con un ufficiale dei carabinieri in borghese, che aveva in mano una borsa di pelle marrone”. Anche a Manzella mostrano l’album e lui riconosce in Arcangioli l’uomo della borsa. 

 

(...)

 

giovanni arcangioli con la borsa di paolo borsellino

A sentire Manzella nel giro di pochi secondi Arcangioli consegnò la borsa a Lo Presti. Il quale, però, di tutta questa storia ricorda pochissimo. Sentito nel 2019 dice di non aver alcuna memoria di quel passaggio di mano, nonostante Infantino gliel’avesse ricordato già due anni prima: “Ebbi una sorta di flash, cercai di appuntare la mia attenzione su quella giornata per cercare di riaccendere i miei ricordi”. Tentativo fallito: “Non sono sicuro se le mie impressioni sono frutto di ricordi genuini o indotti da racconti di Infantino o addirittura dalle immagini in tv”. Anche a Lo Presti i pm fanno vedere una foto di Arcangioli ma lui dice di non averlo mai conosciuto. Il poliziotto, però, non smentisce il collega: “Quello di Infantino è un racconto verosimile di cui tuttavia non ho alcuna memoria”.

arnaldo la barbera 8

 

Pochi giorni fa è tornato dai pm di Caltanissetta, raccontando una dinamica un po’ diversa: Lo Presti sostiene che fu lui il primo a trovare il corpo di Borsellino e “vicino vi era la sua borsa. Ricordo che dissi ad Infantino di custodirla”. La procura allora gli fa notare che, però, secondo il suo collega la valigetta era in mano a un carabiniere, non vicino al corpo di Borsellino: “Non escludo che le cose siano andate effettivamente come dice Infantino”. Sui suoi movimenti in quella maledetta giornata, il poliziotto dice di essere “certissimo” di avere fatto una relazione di servizio. Che, però, non è stata mai trovata.

arnaldo la barbera 1arnaldo la barbera 3

paolo borsellinola strage. l agenda rossa di paolo borsellino e i depistaggi di via d amelio di vincenzo cerusogiovanni falcone paolo borsellino

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…