bergoglio papa francesco

IL LIMITE DI BERGOGLIO? NON AVER AVUTO IL CORAGGIO DI ANDARE FINO IN FONDO – SULLE QUESTIONI IN CUI AVEVA UN POTERE EFFETTIVO DI INCIDERE, PAPA FRANCESCO NON HA IMPRESSO UNA VERA SVOLTA. UN ESEMPIO È LA COMUNIONE AI DIVORZIATI: SE NE PARLA NEL DOCUMENTO AMORIS LETIZIA DEL 2016, MA LA NOTA DEL PAPA NON RISOLVEVA DEFINITIVAMENTE LA QUESTIONE – LA DIFFICILE CONVIVENZA DI DIPLOMAZIA E RIFORME E L’ACCUSA DI AVER PRONUNCIATO TANTE BELLE PAROLE, SENZA FAR SEGUIRE I FATTI…

Estratto dell’articolo di Vito Mancuso per “La Stampa

 

CARICATURA DI PAPA FRANCESCO

Negli articoli precedenti su Papa Francesco ho usato il termine "profeta" per contraddistinguere la sua figura complessiva, così diversa dal teologo che fu Benedetto XVI e dal grande uomo di governo che fu Giovanni Paolo II. Ora però aggiungo che Francesco, a mio avviso, è stato profeta "fino a un certo punto".  Quale punto? Quello nel quale l'ultima parola in ordine alla decisione spettava ad altri e non a lui. […]

 

Francesco profeticamente, instancabilmente e fortemente ha proclamato il disarmo. Se ha fatto bene oppure no, dipende dalla visione del mondo di ognuno di noi, quello che è certo è che la sua profezia volava alto, toccava le coscienze, indignava e al contempo inteneriva i cuori, e d'altronde cosa ci si può aspettare da un Papa, forse che inciti gli Stati ad armarsi ancora di più di quanto lo non siano già?

 

Le sue parole però non potevano incidere sulla realtà effettuale, perché a questo riguardo la decisione è necessariamente nelle mani dei governanti, non degli uomini di Chiesa. Papa Francesco non aveva nessun potere effettivo in ordine al riarmo o al disarmo degli Stati, né aveva la responsabilità della difesa dei popoli che li abitano.

 

PAPA BERGOGLIO E IL SINODO PER L AMAZZONIA

Ma se Papa Francesco, anzi se l'uomo Jorge Mario Bergoglio, fosse stato il Presidente dell'Ucraina invasa dalla Russia di Putin, cosa avrebbe detto a proposito delle armi?

Avrebbe continuato a condannarle o le avrebbe egli stesso richieste, come fa il presidente Zelensky? E se non le avesse richieste ma avesse mantenuto il proposito di non usarle mai e poi mai, come avrebbe difeso la sua patria e i suoi cittadini?

 

Non lo sappiamo né lo possiamo sapere, sappiamo però che, laddove egli aveva effettivamente la possibilità di decidere e di cambiare pronunciando l'ultima risolutiva parola, cioè nell'ambito ecclesiastico, egli quell'ultima risolutiva parola che avrebbe reso la profezia realtà non l'ha mai pronunciata.

 

jorge maria bergoglio in metro a buenos aires nel 2008

Esemplari al riguardo sono gli episodi del Sinodo sulla famiglia tenutosi in due puntate nel 2014 e nel 2015, del Sinodo sull'Amazzonia del 2019 e anche dell'ultimo Sinodo sulla sinodalità (una specie di "discorso sul metodo" alla Cartesio sulla prassi ecclesiale) iniziato nel 2021 e conclusosi nel 2024, ma non ancora definitivamente attuato a livello locale com'è apparso dalla bocciatura del documento dei vescovi italiani il 3 aprile scorso. In tutti e tre questi appuntamenti sinodali e di governo, nei quali Papa Francesco poteva incidere e trasformare la carica profetica in atti concreti di governo e di dottrina, si è avuta tantissima carta prodotta ma nessuna effettiva svolta attuata.

 

papa francesco con cappello di paglia in volo verso lo zimbabwe

L'esempio più lampante è la famosa nota 351 del paragrafo 305 del documento Amoris laetitia del 2016, l'esortazione apostolica con cui Papa Francesco riassumeva e proponeva a tutta la Chiesa i lavori del Sinodo sulla famiglia. Nel testo si legge che coloro che vivono «entro una situazione oggettiva di peccato» (cioè, secondo la dottrina cattolica, i divorziati risposati) possono vivere «in grazia di Dio» e lo possono fare «ricevendo a tale scopo l'aiuto della Chiesa».

 

Poi, nella nota a piè di pagina, il Papa specificava quale tipo di aiuto la Chiesa può offrire: «In certi casi, potrebbe essere anche l'aiuto dei Sacramenti». E dopo aver ricordato la clemenza nella confessione, proseguiva: «Segnalo che l'Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli». Cosa si deve concludere a questo punto? Che la comunione dei divorziati risposati è permessa?

 

PAPA BERGOGLIO E IL SINODO PER L AMAZZONIA

E che in questo modo la prassi secolare della Chiesa cattolica, depositata nel canone 915 del Codice di Diritto Canonico, è cambiata? Qualcuno lo pensa, altri lo negano, ma invano si cercherebbe una risposta chiara nei successivi pronunciamenti papali (di quelle risposte che amava Gesù, cioè "sì sì, no no"), in quanto tale risposta chiara non esiste.

 

Il risultato è che oggi vi sono comunità della Chiesa cattolica in cui i divorziati risposati sono ammessi alla comunione e altre dove non sono ammessi, per cui la Chiesa di fatto conosce due diverse discipline sacramentali. Dov'è finita, quindi, la voce chiara e forte del profeta?

 

papa francesco perde lo zuccotto 2024

Perché quel vigore e quella intransigenza usati da Francesco nel parlare dei migranti, dei carcerati, dei poveri, degli armamenti, qui, in queste questioni che riguardano direttamente il suo governo, sono quasi completamente assenti, sepolti da una serie di osservazioni e di distinguo, per farli emergere assai debolmente in una nota a piè di pagina che poi non viene ripresa e approfondita altrove, ma semmai edulcorata e lasciata in una beata ambiguità all'insegna del "fai da te" pastorale?

 

La risposta non è difficile: per la durezza e la complessità del reale.

 

jorge maira bergoglio con la famiglia dopo essere stato ordinaato sacerdote 1967

Esattamente quella durezza e quella complessità con cui i governanti degli Stati devono fare i conti quando si tratta di decidere come difendere i loro cittadini […]

 

La stessa ambigua situazione si ripresenta per il Sinodo sull'Amazzonia del 2019, nel quale la principale finalità era l'ordinazione dei cosiddetti «viri probati» (alla lettera "uomini provati", ovvero padri di famiglia esemplari e di una certa età da rendere sacerdoti a tutti gli effetti), la quale era stata votata a maggioranza dall'assemblea sinodale, ma nonostante ciò non venne mai recepita da Papa Francesco nel documento finale e decadde completamente.

 

Perché il papa agì così? Perché ignorò la coraggiosa votazione dell'assemblea sinodale? Anche qui la risposta non è difficile: lo fece per ragioni diplomatiche, volendo recepire l'opposizione di forti settori della Chiesa (tra cui quella del suo predecessore Benedetto XVI). Ancora una volta quindi in ambito ecclesiale nessuna profezia, ma tanta, forse troppa, diplomazia.

 

PAPA FRANCESCO AL BALCONE DELLA BASILICA DI SAN PIETRO IL GIORNO DI PASQUA - 20 APRILE 2025

Ma per quanto troppa, tale diplomazia era ed è inevitabile, se si vuole rispettare la complessità di una Chiesa reale nelle sue diverse articolazioni, nella quale alcuni spingono perché arrivino le riforme e altri spingono dall'altra parte perché non arrivino, scontenti e preoccupati già solo per il fatto che si parli di riforme.

 

E non si tratta solo di singoli individui, ma di interi Paesi, con la Germania capofila del cattolicesimo progressista scontento e con la Polonia capofila del cattolicesimo conservatore altresì scontento, per non parlare dell'intero continente africano  […].

 

[…] Come si deve muovere, quindi, un papa in ambito ecclesiale, se non con diplomazia? È esattamente quello che ha fatto Francesco: tante esortazioni, pochi provvedimenti, tante parole, pochi fatti.

 

una suora accende una candela per papa francesco

Lezione da trarre: la profezia è facile quando non riguarda direttamente la struttura che si deve governare, molto difficile quando si ha una responsabilità di governo. In questo secondo caso entra necessariamente in campo la diplomazia e la ricerca del compromesso.

 

Ma tale ricerca del compromesso […] è di fatto l'unica saggia modalità di portare avanti il governo del reale. Amos Oz, tra i più grandi scrittori del nostro tempo, in un suo piccolo saggio dapprima delinea il problema di dover essere fedele alla purezza degli ideali o alla durezza della realtà, e poi prosegue: «Sono un gran fautore del compromesso. So che questa parola gode di una pessima reputazione nei circoli idealistici d'Europa… non nel mio vocabolario.

 

papa francesco con il patriarca ecumenico di costantinopoli bartolomeo

Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita e dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo e morte».

 

Papa Francesco non sbagliava quando faceva il profeta e non sbagliava quando faceva l'uomo di governo. Faceva l'unica cosa possibile: in ambito ecclesiale indicava una giusta e auspicabile prospettiva di assoluta accoglienza per tutti, e in ambito secolare indicava il sogno di un mondo nuovo nel quale «una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione» (Isaia 2,4). Ma fino a quando vi saranno nazioni che alzano la spada, i governanti sono chiamati a difendere i loro cittadini nell'unico modo attualmente a disposizione degli esseri umani di fronte a un attacco armato, cioè con le armi. Si chiama arte del compromesso e serve la vita. Il contrario si chiama fanatismo e conduce alla morte, di sicuro a quella dei più deboli.

papa francesco con un copricapo tradizionale in papua nuova guinea papa francesco con cappello tipico panamense, in aereo dalla polonia a roma 2016

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...