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I CRAVATTARI DEL LITORALE - “QUANDO PAGHI IL RINFRESCO?”. NATURALMENTE NON C'ERA NESSUN RINFRESCO MA ERANO SOLDI DA RESTITUIRE CON INTERESSI DA CAPOGIRO - IN SEI FINISCONO IN MANETTE A ARDEA ACCUSATI DI USURA E ESTORSIONE - LA BANDA PRESTAVA PICCOLE SOMME IN CONTANTI SOPRATTUTTO AD ESERCENTI CHE TENTAVANO DI SALVARE LE LORO ATTIVITÀ - LE MINACCE DI MORTE AL TELEFONO: “TI APRO LA TESTA IN DUE”; “IO AD AMMAZZARE UNA PERSONA CI METTO TRENTA SECONDI, VENGO E TI SCANNO”…

1 - USURA E MINACCE DI MORTE BLITZ SUL LITORALE, SEI ARRESTI

Antonella Mosca per "il Messaggero"

 

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Insospettabili, con società anche di alto livello nella loro gamma, radicati da tempo ad Ardea pur se provenienti dal sud Italia. Un gruppo che aveva esteso la piovra dell' usura e dell' estorsione alla Capitale e al litorale di Anzio, Nettuno, Pomezia, tutte località dove gestiva negozi e imprese e dove esercitava la propria attività criminale.

 

LE INDAGINI Proprio da Nettuno è partita la denuncia di un esercente che ha permesso alla Compagnia dei Carabinieri di Anzio di avviare un' indagine - coordinata dalla Procura di Velletri - sfociata ieri in sei arresti: uomini fra i 39 e i 53 anni residenti ad Ardea, accusati dei reati di estorsione e usura in concorso. Tre degli indagati sono stati trasferiti in carcere, gli altri 3 sono ai domiciliari. In contemporanea la Compagnia della Guardia di Finanza di Pomezia ha perquisito 13 edifici, residenze o sedi di società riconducibili ad alcuni degli arrestati, in relazione alle ipotesi di reato di autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta, infedele o omessa dichiarazione dei redditi e mancato pagamento delle imposte.

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Fatti, episodi, estorsioni contestati dagli inquirenti ai sei arrestati, risalgono al periodo fra il 2015 e il 2019. «Il sodalizio - spiega il comandate della Compagnia dei carabinieri di Anzio, capitano Giulio Pisani - prestava piccole somme in contanti soprattutto ad esercenti che tentavano di salvare così l' attività commerciale di famiglia. Ma gli interessi erano a tassi di usura e quando i malcapitati non riuscivano a restituire, seguivano le richieste di saldo che poi si trasformavano in minacce di ritorsione fisica o addirittura di morte».

 

COSTRETTI A CEDERE Minacce terribili, prospettate anche contro i familiari dei debitori, a cui si aggiungevano quelle di distruzione dei negozi.

 

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Metodi rodati per intimorire le vittime e costringerle a cedere: la pressione era tale che malcapitati subivano le estorsioni oppure continuavano contrarre altri debiti con i loro aguzzini per coprire i primi. Una spirale infernale, che li legava - vita e beni - agli usurai.

 

Finché un commerciante di Nettuno ha deciso che non poteva continuare a vivere in quell' incubo e si è rivolto alla locale stazione dei carabinieri per raccontare il suo dramma. Una denuncia fondamentale per far scattare le indagini e mettere fuori gioco la banda. «Grazie al fatto che una delle vittime ha trovato il coraggio di denunciare quanto stava vivendo - continua Pisani - abbiamo avviato le indagini che le hanno portato alla luce ilmodus operandidella banda».

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 In base alla indagini sarebbero una decina i commercianti, i ristoratori, i gestori di bar di Ardea, Anzio e Nettuno incappati nella micidiale spirale di pagamenti al rialzo. Ovviamente gli inquirenti invitano a farsi avanti eventuali altre vittime.

 

La Procura di Velletri ha anche approfondito l' inchiesta dal punto di vista patrimoniale e tributario, filone su cui la Guardia di Finanza di Pomezia sta vagliando la documentazione acquisita nelle perquisizioni delle 13 sedi sospette. Si vuole capire se, nel giro di società gestite dagli arrestati e nei loro affari, si inquadrino anche ipotesi di reato di tipo finanziario gestionale ad esempio con la redazione di bilanci contraffatti, e di danni all' erario dello Stato attraverso l' evasione fiscale.

 

2 - «QUANDO PAGHI IL RINFRESCO?» E I SOLDI DIVENTANO LE TORTE

Stefano Cortelletti per "il Messaggero"

 

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Metodi definiti «usurai» dai carabinieri. Le 134 pagine di ordinanza con cui è stato disposto l' arresto dei tre fratelli Guiderdone e altri tre loro sodali sono zeppe di intercettazioni telefoniche e ambientali nelle quali non vengono risparmiate minacce, anche di morte, alle decine di vittime che non pagavano i debiti. Spesso un prestito da duemila euro quasi raddoppiava nel giro di poche settimane e le vittime, che si erano rivolte ai Guiderdone per avere denaro contante e far fronte alle difficoltà momentanee, entravano in una vera e propria spirale di violenza e «sudditanza psicologica tipica degli usurai», si legge nell' ordine di arresto.

 

«Gianni, io la devo risolvere oggi se non hai una lira a me non interessa. Già tu devi rispondere del debito punto e basta. Che ti devo dire che ti apro la testa in due» diceva al telefono Leonardo Guiderdone a un uomo, Gianni, a cui aveva prestato del denaro.

Era il 4 novembre del 2017. «Io ad ammazzare una persona ci metto trenta secondi, vengo e ti scanno». Sempre quel giorno, per mettere ancora più paura alla sua vittima, il tono si fa ancora più aggressivo, tanto da preannunciargli che gli avrebbe preso la macchina. Lo stesso tenore di minacce viene usato con le altre vittime: l' ordinanza è piena di nomi e date di riferimento con il report delle telefonate minatorie.

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LE RICHIESTE A gennaio 2018 una vittima ha problemi a portare il denaro presso la pasticceria di largo Genova a Nuova Florida: deve andare in ospedale dal nipote. Leonardo Guiderdone, «mostrando insensibilità a quanto riferito dall' interlocutore», scrive il gip Gisberto Muscolo, «esigeva il pagamento entro le 14, infatti affermava: eh che è morta tua nipote?

 

Speriamo che non muore, ti do tempo entro le due, ciao». E qualche mese dopo: «Se non mi porti i soldi entro il 5 del mese mi faccio vent' anni di galera perché ti scanno». Poi avviene una perquisizione dei carabinieri a casa di uno dei fratelli Guiderdone e a quel punto la famiglia degli imprenditori dei dolciumi inizia a sospettare di avere i telefoni sotto controllo. È il 25 gennaio 2018 e da qui in poi il tono delle telefonate cambia, non c' è più la richiesta esplicita di denaro ma di «torte».

 

Le chiamate, insomma, diventano di natura commerciale. «Ti chiamavo per quel rinfresco, ti ricordi quando puoi passa magari a pagarlo tranquillamente, non ti preoccupare», dice Leonardo Guiderdone sempre a Gianni.

torta alla nutella 1

 

Naturalmente non c' era alcun rinfresco, ma soldi da restituire con interessi da capogiro.

 

LE SCADENZE La paura di essere scoperti si palesa anche quando il dipendente della pasticceria di Nuova Florida chiama uno dei Guiderdone al telefono per avvertirlo che c' è una persona che deve dargli dei soldi: «Ho detto che non mi devi chiamare», redarguisce l' interlocutore, asserendo di non essere «interessato ad acquistare torte», facendo intendere, precisa il gip, «a chi è eventualmente in ascolto che presso la sua attività commerciale invece del debitore fosse presente un rappresentante di torte».

 

Vincenzo Guiderdone ammette i rischi di essere intercettato: «Io c' ho paura de parla' al telefono», spiega a un uomo che deve portagli del denaro, un ex dipendente del ministero delle Finanze che cercava di sbarcare il lunario. Questa frase è «inequivocabile», secondo il Gip, «del fatto che gli interessi richiesti erano usurai», Ogni debito veniva annotato in un' agenda. Una rubrica telefonica a tutti gli effetti, dove al posto dei numeri di cellulare erano segnate le date di scadenza dei debiti e l' importo da pagare. Un' organizzazione meticolosa, precisa, che non lasciava adito a interpretazioni.

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