herzi halevi benjamin netanyahu

L’ADDIO DEL GENERALE HALEVI È UNO SCHIAFFO IN FACCIA A “BIBI” – IL CAPO DELLE FORZE ARMATE DI ISRAELE, ABBANDONA PRENDENDOSI LA RESPONSABILITÀ PER IL MASSACRO DI HAMAS DEL 7 OTTOBRE 2023: “HO FALLITO NELLA MISSIONE DI PROTEGGERE I CITTADINI. QUESTA DISFATTA MI ACCOMPAGNERÀ OGNI GIORNO” – UNA POSIZIONE OPPOSTA A QUELLA DI NETANYAHU, CHE ANCORA EVITA DI CONSIDERARSI IMPLICATO IN QUELLA DISFATTA, NONOSTANTE SIA AL POTERE DA 13 DEGLI ULTIMI 15 ANNI E LA SUA STRATEGIA PER ELIMINARE I FONDAMENTALISTI SI SIA DIMOSTRATA FALLIMENTARE…

Estratto dell’articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”

 

herzi halevi

Gerusalemme Il nome Herzi è quello di uno zio che aveva combattuto ed era stato ucciso nella guerra dei Sei Giorni, quando il capo di stato maggiore Halevi è nato a Gerusalemme nel 1967. A 18 anni ha indossato la divisa e non l’ha più tolta, la terrà ancora fino al 6 marzo: il giorno che ha scelto per le dimissioni cade poco dopo la fine della prima fase prevista dall’intesa che ha fermato questi 16 mesi di guerra contro Hamas, poco dopo il ritorno a casa degli ultimi tra i 33 ostaggi israeliani da rilasciare da qui a una quarantina di giorni.

 

benjamin netanyahu herzi halevi

[...] Herzi Halevi ha deciso che non sarà lui a comandare le truppe di Tsahal, l’acronimo che in ebraico indica le Forze di Difesa israeliane. Si tira fuori così dalla diatriba politica, l’ufficiale meno politico che sia arrivato al dodicesimo piano della Kirya, il quartier generale alla periferia di Tel Aviv, pur travolto appena insediato nel gennaio 2023 dalle manifestazioni di protesta contro il piano giustizia anti-democratico del governo, cortei a cui partecipavano anche i riservisti dalle forze speciali all’aviazione.

 

attacco di hamas del 7 ottobre 4

Ed è stato lui a dover navigare le accuse isteriche della coalizione al potere, gli infantili «possiamo fare a meno di voi» di qualche ministro, fino ai massacri del 7 ottobre del 2023, quando gli oppositori sono stati i primi a presentarsi in caserma.

 

Halevi si era preso subito la responsabilità per la mattanza — 1.200 israeliani uccisi nei villaggi a sud — a differenza di Netanyahu che ancora evita di considerarsi implicato, nonostante sia al potere da 13 degli ultimi 15 anni e la strategia di contenimento dei fondamentalisti — valigie di dollari consegnate dal Qatar ai terroristi con il suo beneplacito — si sia dimostrata tragicamente fallimentare.

 

Herzi Halevi

«Tsahal sotto il mio comando — scrive il capo di stato maggiore nell’annuncio — ha fallito nella missione di proteggere i cittadini. Questa disfatta mi accompagnerà ogni giorno, ogni ora e sarà così per il resto della mia vita».

 

[...]

 

Le forze che Halevi si è trovato a condurre da capo di stato maggiore erano state profondamente trasformate dai predecessori con investimenti per accelerare la supremazia tecnologica, innovazioni pagate con il budget annuale di 25 milioni di dollari che si sono rivelate friabili di fronte all’assalto brutale e artigianale perpetrato da migliaia di paramilitari fondamentalisti.

 

Per 472 giorni coordina un’offensiva che — come sostengono le Nazioni Unite — ha riportato lo sviluppo di Gaza indietro di 69 anni, in cui i palestinesi ammazzati sono 47 mila, lui che dopo il conflitto del 2009 — il primo da quando Hamas aveva tolto con le armi il controllo della Striscia all’Autorità palestinese — aveva criticato altri comandanti sul campo per «non aver trasmesso ai soldati gli standard morali».

 

Benjamin Netanyahu Herzi Halevi

Lo spirito di vendetta dopo l’orrore del 7 ottobre — scrive il settimanale britannico Economist — «ha spinto verso l’abisso il concetto di guerra etica che gli israeliani avevano cercato di costruire».

il kibbutz di be’eri, assaltato il 7 ottobre da hamas foto di micol flammini 10il video del sequestro delle soldatesse israeliane da parte dei terroristi di hamas il 7 ottobre

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...