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UN HACKER A NOLEGGIO - L’FBI LANCIA L’ALLARME: “NEL DARK WEB LO SPIONAGGIO SI AFFITTA A ORE: CON MENO DI 40 DOLLARI SI PUÒ MONITORARE UN TELEFONO” - I PIRATI INFORMATICI SONO ORMAI DEI ‘PRESTATORI D’OPERA’ AL SERVIZIO DI CHI PAGA MEGLIO PER DATI SENSIBILI, INFORMAZIONI E INTRUSIONI DI OGNI TIPO

Paolo Colonnello per “la Stampa”

 

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Alla fine non è necessario essere capaci di creare un algoritmo o diventare degli smanettoni, come pare fossero i fratelli Occhionero. Per spiare un concorrente, un coniuge infedele o magari avere anticipazioni su decisioni governative (ma solo in Italia, dove non esiste una rete di protezione seria) basta pagare e il «cyberspionaggio» viene servito in tavola.

 

Anzi, in affitto, meno di 40 dollari all'ora. Così sostiene l'Fbi che in una recente conferenza a Londra di InfoSec, la sicurezza delle informazioni, ha rivelato che ormai vi sono prove dell' esistenza di una vera e propria industrializzazione del crimine informatico, al punto che i prezzi del «malware» globale, subiscono ormai le pressioni delle stesse forze di mercato che governano qualsiasi settore legale.

IL VIRUS RANSOMWARE IL VIRUS RANSOMWARE

 

In altre parole, significa che gli spioni che passano in rassegna molti dei nostri apparecchi informatici, sono tantissimi. E ben più agguerriti dei fratelli Occhionero i quali, probabilmente, stavano cercando di entrare in un mercato dove si pagano (e bene) le informazioni, meglio se illegali, e dove lo spionaggio in rete, pare essere diventato uno sport diffusissimo. E molto pericoloso. Nonché abbastanza economico.

 

Secondo l'Fbi, che ha partecipato all' inchiesta romana, un' efficace cyber intrusione può essere contrattata sul «darkweb», cioè il web illegale, al di sotto dei 40 dollari all' ora. Vale a dire che ormai esistono hacker che mettono in affitto le proprie competenze attraverso le «botnet» (dove «bot» sta per abbreviazione di robot) per scardinare interi sistemi informatici di aziende o banche.

 

HACKER 1HACKER 1

O anche solo per controllare il coniuge fedifrago: con 40 dollari all'ora e un server magari in Ucraina o in Russia (altro che in America) si può avere il brivido di avere il controllo totale su telefonino e computer dell' amante. Ma anche bloccare per ore l'attività di una grossa azienda.

 

Oppure appropriarsi di tutti i dati di una società o di un ospedale, per rivenderli poi in cambio di poche migliaia di euro, 4-5 mila, sotto forma di «bitcoin», la moneta digitale che permette transazioni anonime in rete. Si chiama «ramsomware», estorsione informatica, e in Italia ha già causato danni, silenziosi, per diversi milioni di euro.

 

Si calcola che nel mondo centinaia di migliaia di dispositivi, come webcam e Dvr, siano stati infettati con virus per creare questa rete «robotizzata» in grado di esfiltrare, di solito nottetempo e grazie ai wi-fi, dati sensibili da server e computer di ogni tipo. Secondo una ricerca Pwc del 2016, un' azienda su quattro tra le piccole e medie imprese in Italia avrebbe subito attacchi del genere.

 

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In una recente conferenza a Londra di InfoSec, sicurezza delle informazioni, l'agente Fbi, Michael Driscoll, ha dichiarato che ormai molti vedono i «malaware» come un servizio e quindi sono disposti a comprarlo. E gli effetti, come si è visto nel caso dei fratelli Occhionero, sono potenzialmente devastanti. Secondo l'Fbi il controllo di questa industria illegale per il momento è in mano a non più di duecento persone nel mondo.

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