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MAL “COMUNE”, NESSUN GAUDIO – SONO 1.024 I COMUNI ITALIANI CON I CONTI IN ROSSO. QUASI LA METÀ (428) DEVE ADOTTARE UN PIANO DI RIEQUILIBRIO O DICHIARARE IL DISSESTO. IL 63% DI QUESTE CRISI FINANZIARIE SI SONO CONCENTRATE NELLE CITTÀ DI SICILIA, CALABRIA E CAMPANIA, MA NEPPURE IL NORD È IMMUNE (IL 9,4%) – MILENA GABANELLI: “I MOTIVI PER CUI SI RIDUCONO COSÌ VANNO DALL’INCAPACITÀ DI RISCUOTERE LE IMPOSTE LOCALI AL CLIENTELISMO E ALLE INFILTRAZIONI CRIMINALI, MA UN RUOLO LO GIOCANO I RITARDI E I TAGLI AI TRASFERIMENTI DA PARTE DELLO STATO. A RIMETTERCI SIAMO TUTTI NOI. I DEBITI DI QUESTI COMUNI AMMONTANO A 8,1 MILIARDI. I LIQUIDATORI PROPONGONO AI CREDITORI DI ACCONTENTARSI DEL 40-60%. C’È CHI SI ACCONTENTA E CHI FA CAUSA, E QUANDO L’ENTE LOCALE NON CE LA FA, TOCCA ALLO STATO…”

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli e Andrea Priante per il “Corriere della Sera”

 

milena gabanelli - conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

Quanto sono fortunati i 900 abitanti di Bioglio! Nel piccolo comune in provincia di Biella, scuola materna e asilo nido sono gratis: ci pensano le casse comunali a pagare i 50mila euro l’anno che chiede la cooperativa per gestirli.

 

Chi ha in affitto una abitazione del Comune non riceve le bollette di luce e gas. Chi non paga le imposte locali, nessuna azione di riscossione, al massimo gli arriva un avviso bonario. E poi: 30mila euro di contributi alla società sportiva, 8mila alla ciclistica, 1.500 euro per portare i biogliesi in gita in Francia.

 

Tutto merito del sindaco Stefano Ceffa, che i cittadini hanno rieletto tre volte di fila, tenendoselo stretto per 15 anni, dal 2009 al 2024. E poi la favola bella è finita, e la realtà ha presentato il conto.

 

I debiti

conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

Nel 2022 il Comune si ritrova con un buco da un milione di euro. «Ho ecceduto in progettualità e nella fiducia nei confronti di chi gestiva i conti» si giustifica Ceffa. In realtà, dice la Corte dei Conti: errori nei bilanci, Iva mai versata, continuo ricorso ad anticipi di cassa. Scatta il piano di riequilibrio finanziario: primi tagli alla spesa, aumentano le imposte.

 

Nel 2024, la nuova sindaca Lucia Acconci scopre altre 3.500 fatture non pagate: i debiti salgono a 1,9 milioni. Troppi per pensare a un piano di rientro. E infatti nel 2025 il Comune dichiara fallimento. Chiude l’asilo, le tasse locali salgono al massimo, fine dei contributi alle associazioni, si rinuncia al vigile urbano. […]

 

 A marzo 2026 arriva il commissario liquidatore che ha pieni poteri per vendere i beni pubblici e rinegoziare i debiti coi creditori. Intanto, indaga la procura di Biella: l’ex sindaco Ceffa, il suo vice, un ex assessore sono indagati per falso ideologico, l’ex responsabile del settore finanziario è accusata di truffa.

 

milena gabanelli - conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

I Comuni in crisi

Oggi sono 1.024 i comuni italiani con i conti in rosso. Quelli messi peggio devono adottare un piano di riequilibrio (D.L. 10 ottobre 2012, n. 174) o dichiarare il dissesto (D.L. 2 marzo 1989): in tutto sono 484. Finora, il 63% di queste crisi finanziarie si sono concentrate nelle città di Sicilia, Calabria e Campania, ma neppure il Nord è immune (il 9,4%), e negli anni hanno coinvolto anche città benestanti come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate.

 

conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

I motivi per cui si riducono così vanno dall’incapacità di riscuotere le imposte locali al clientelismo, dagli investimenti sbagliati alle infiltrazioni criminali, ma un ruolo lo giocano anche i ritardi e i tagli ai trasferimenti da parte dello Stato.

 

Succede anche che i sindaci del presente paghino colpe di una

 passato non loro, come a Castellaneta (Taranto), che solo ora sta uscendo da un decennio trascorso strozzato dalla condanna a risarcire le famiglie dei morti nel crollo di una palazzina avvenuto 41 anni fa […]

 

Se i conti non tornano

Attualmente i Comuni in riequilibrio sono 256: è l’ultima spiaggia prima della bancarotta. Il consiglio comunale deve varare un piano di rientro in 5-20 anni da sottoporre alla Corte dei Conti e al ministero dell’Interno, prevedere l’aumento delle entrate (alzando le imposte), e la riduzione delle spese, che significa riduzione dei servizi.

 

milena gabanelli - conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

I Comuni in dissesto invece sono 228. In questi casi si dichiara fallimento e il presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno, nomina un commissario liquidatore che, per saldare i debiti, aumenta al massimo i tributi, vende il vendibile, ed elimina tutti i servizi non indispensabili.

 

Ci rimettiamo tutti

Per legge gli enti locali devono inseguire l’obiettivo del pareggio di bilancio. Se non ci riescono, i primi a rimetterci non sono soltanto i 7,9 milioni di italiani che vivono nei comuni in crisi finanziaria, che vengono tartassati, ma anche tutti noi. I debiti di questi comuni (verso aziende, partecipate, altri Comuni, cui si sommano gli obblighi di accantonamento) ammontano a 8,1 miliardi. I liquidatori propongono ai creditori di accontentarsi del 40-60%. C’è chi si accontenta e chi fa causa, e quando l’ente locale non ce la fa, tocca allo Stato.

 

conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

I conti, per Dataroom, li ha fatti l’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel). Dal 2020 a oggi:

 

a) 2,3 miliardi, è il nuovo fondo istituito nell’ultima manovra finanziaria del governo, che servirà in gran parte proprio per coprire le condanne dello Stato a pagare i debiti degli enti locali in dissesto.

 

b) 1,749 miliardi a fondo perduto per sostenere i Comuni medi e piccoli in difficoltà.

 

c) 1,316 miliardi a fondo perduto per i capoluoghi.

 

milena gabanelli - conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

d) 1,7 miliardi (a rate, per i prossimi 16 anni) rientrano nei «Patti» per Napoli, Torino, Palermo, Reggio Calabria e Catania.

 

e) 513 milioni come anticipo di liquidità ai Comuni, che poi dovranno restituire.

 

Complessivamente lo Stato va in soccorso con 7,6 miliardi.  Sia chiaro: è doveroso sostenere un territorio in difficoltà. Il problema è che i Comuni assediati dai creditori sono sempre di più, molti non fanno che entrare e uscire da uno stato di crisi all’altro, e una volta su tre finiscono poi per fallire. […]

 

La soluzione

conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

Per la Corte dei Conti il sistema non funziona: le istruttorie sono lunghissime e la doppia procedura riequilibrio/dissesto fa più danni che altro; inoltre nei Comuni più piccoli non c’è personale qualificato in grado di gestire le criticità finanziarie e per questo andrebbero sostenuti fornendo loro l'affiancamento di specialisti. Per risanare - sostengono i giudici – serve una «radicale riforma». A parole lo dicono pure il ministero dell’Interno e il Mef, ma questa riforma non arriva mai.

 

[…]

 

Il Testo unico enti locali (D.Lgs. 267/2000) elenca i parametri-spia che dovrebbero mettere in pre-allerta e far scattare i correttivi (come l’aumento delle tasse o delle tariffe per gli asili nido), ma non sono efficaci anche perché analizzano dati vecchi di due anni.

 

conti in rosso dei comuni italiani - dataroom

Infatti nel 2026 scatteranno le misure sulla base delle criticità rilevate nel 2024, quando magari nel biennio il quadro è completamente cambiato, tant’è che diversi Comuni si ritrovano in bancarotta prima ancora che scatti l’alert.

 

A febbraio i giudici della Corte dei Conti hanno scritto al Parlamento: la soluzione c’è, dovete usare un modello predittivo che – unendo intelligenza artificiale e indicatori economici aggiornati – vi dica in largo anticipo se, continuando così, una città finirà in crisi. Proprio la Corte dei conti ne sta sperimentando uno, si chiama Modì. Il ministero dell’Interno e il Mef potrebbero farselo prestare…

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