evgenij prigozhin

COME TI CUCINO LA MENZOGNA – LE MILLE VITE DI EVGENIJ PRIGOZHIN, CONOSCIUTO DA TUTTI COME IL CUOCO DI PUTIN: FOTOGRAFATO IN MIMETICA IN DONBASS DOVE CON OGNI PROBABILITÀ STA OPERANDO CON I MERCENARI DELLA WAGNER, È RICERCATO DALL’FBI PER INGERENZE NELLE ELEZIONI AMERICANE – LUI NEGA DI ESSERE IN UCRAINA E OGNI COINVOLGIMENTO CON GLI AFFARI DI “MAD VLAD”, MA IN CINQUE ANNI LA SUA SOCIETÀ (CHE NON SI OCCUPA SOLO DI RISTORAZIONE) HA RICEVUTO APPALTI PUBBLICI PER TRE MILIARDI DI DOLLARI E…

Fabrizio Dragosei per il “Corriere della Sera”

 

evgenij prigozhin e vladimir putin 3

Passare anni a giurare di non avere nulla a che fare con i mercenari della Wagner per poi farsi fotografare in tuta mimetica nel Donbass non sembra una mossa particolarmente astuta. Ma Evgenij Prigozhin, conosciuto da tutti come il cuoco di Putin, ricercato dall'Fbi per le ingerenze nelle elezioni americane, è abituato a trincerarsi dietro cortine fumogene. Da sempre lui nega tutto, fin da quando, ventenne, fu condannato a 13 anni di carcere nella allora Leningrado.

 

evgenij prigozhin 2

Niente fabbrica dei trolls, quella che si occupava di indirizzare le presidenziali Usa in un certo modo; niente Wagner, gruppo privato impiegato per azioni «sporche» in Siria, Libia, Repubblica Centroafricana e Ucraina.

Niente contratti miliardari sospetti per rifornire le mense del ministero della Difesa. Il sessantenne imprenditore ammette solo di occuparsi di ristorazione, riconosce la paternità della sua «Isola Nuova» (dove conobbe Putin), del «Polenta», dei negozi «Museo della cioccolata», del villaggio «La Versailles del nord». E continua a chiedersi perché sia finito in tutte le liste degli oligarchi sanzionati e perché l'Fbi offra 250 mila dollari per la sua cattura.

 

evgenij prigozhin vitalij milonov 1

L'immagine Così ha subito smentito anche la foto in tuta mimetica che era stata postata dal deputato (ovviamente del partito putininano) Vitalij Milonov che si trova nel Donbass dal 14 aprile: «Ho incontrato un vecchio amico», ha scritto il parlamentare su Vkontakte, il Facebook russo. E il nostro si è affrettato a precisare: «Passeggio sulla prospettiva Nevskij (a San Pietroburgo, ndr ), vedo avvicinarsi Milonov e lo saluto. Ecco tutta la storia». Niente Donbass, dunque, anche se è un po' difficile credere che i due si aggirino abitualmente per la strada centrale della capitale del Nord in assetto militare. D'altra parte, i Wagner non sono in Ucraina.

 

evgenij prigozhin 1

Alcune centinaia di loro non si sono contaminati a Chernobyl e non sono finiti a Gomel in Bielorussia nel Centro di medicina radioattiva. La discrezione, lo sappiamo, è una delle prerogative fondamentali degli osti di successo. E non si può negare che Prigozhin di successo ne abbia avuto parecchio.

 

I locali Risolte dopo nove anni le questioni giudiziarie, nel 1990 mise su assieme al patrigno un chiosco di hot dog col quale fece i primi rubli. Poi entrò nei casinò, in una catena di negozi di alimentari, e finalmente aprì il primo ristorante, «La vecchia dogana».

Quindi un battello sul fiume trasformato in lussuoso ritrovo, «New Island» (in inglese).

evgenij prigozhin e vladimir putin 2

Putin ci porta il presidente francese Chirac, quello americano Bush e il giapponese Mori. Ha raccontato lo stesso Prigozhin: «Il presidente ha visto come ho costruito la mia fortuna iniziando da un banchetto; ha visto come non mi tiravo indietro se c'era da portare a tavola un piatto». Un uomo che si adatta, che è pronto a fare qualsiasi cosa gli venga chiesto.

 

Le fake news Nel 2013 spunta a San Pietroburgo un palazzo nel quale vengono assunti giovani informatici incaricati di diffondere notizie fasulle, di amplificare storie di fantasia. È la cosiddetta fabbrica di trolls che inizia a infiltrare le chat americane, spingendo sull'acceleratore dell'odio razziale e della violenza. Poi arrivano le elezioni e i trolls fanno tutto il possibile per far perdere Hillary Clinton. È Prigozhin che non si tira indietro.

 

evgenij prigozhin e vladimir putin 1

I mercenari Nel 2014 con lo scoppio della guerra nel Donbass sale alla ribalta la Wagner, una compagnia privata fondata da un ex delle truppe speciali, Dmitrij Utkin, nome di battaglia Wagner. I suoi soldati di ventura combattono al fianco dei miliziani filorussi, così Mosca non compare ufficialmente. È sempre il Nostro che non si tira indietro. La cosa piace in alto e i mercenari vengono adoperati in altre operazioni in giro per il mondo. In Siria un centinaio di loro finiscono sotto il fuoco americano, ma nessuno si lamenta e la Russia non è coinvolta.

 

vladimir putin

Ora in Ucraina si dice che i militari di Utkin siano tra i più brutali con la popolazione civile. Ma Prigozhin, che gira in mimetica per Pietroburgo «non ha nulla a che fare con questa società privata». Stranamente, secondo il sito ucraino Uawire, l'agenzia di stampa ufficiale Interfax ha pubblicato nel 2018 che un certo Dmitrij Utkin era diventato direttore generale della Concord management, la società di ristorazione del cuoco di Putin.

 

Gli affari La società non si occupa solo di ristoranti. Ottiene appalti pubblici uno dietro l'altro: scuole, mense dell'esercito, pulizia delle caserme, costruzioni. In cinque anni avrebbe ricevuto contratti da quasi tre miliardi di dollari, secondo il Fondo anticorruzione di Aleksej Navalny. E spesso si sarebbe trattato di appalti non proprio trasparenti, tanto che perfino i contabili del ministero della Difesa si sarebbero lamentati con una lettera ufficiale.

 

evgenij prigozhin e vladimir putin 4

Secondo lo stesso Fondo, in Siria Prigozhin sarebbe andato oltre: in cambio della partecipazione dei suoi, avrebbe ottenuto una percentuale della vendita del petrolio ricavato dai pozzi protetti dai mercenari. Della vita privata del «cuoco» si sa poco. Qualcosa emerge dai post dei figli Pavel e Polina. Una foto sullo yacht di famiglia o sulla scaletta del jet; la vista dalla villa sul Mar Nero sul profilo di Polina. La casa si trova a Gelendzhik, proprio dove Putin si sarebbe fatto costruire un palazzo da un miliardo di euro.

vladimir putin alexander lukashenko 1vladimir putinVladimir Putinvladimir putin

Ultimi Dagoreport

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, LA DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)