amanda knox raffaele sollecito

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CON CUI LA CASSAZIONE HA ASSOLTO AMANDA KNOX E RAFFAELE SOLLECITO PUNTANO IL DITO VERSO I MAGISTRATI CHE HANNO SEGUITO IL CASO

1 - PER IL DELITTO DI MEREDITH I COLPEVOLI SONO CERTI PM

Filippo Facci per “Libero Quotidiano”

 

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No, non è una battuta dire che il processo per l’omicidio a Meredith Kercher ha prodotto dei colpevoli certi: i magistrati. Non è una battuta perché a dirlo sono altri magistrati, anzi, è il fior fiore dei magistrati riuniti in quella Corte di Cassazione che, a marzo, ha assolto gli imputati con motivazioni che da ieri sono finalmente note. E che cosa dicono, che cosa si legge nelle motivazioni? Non si apprende tanto di fisiologia giudiziaria, di confronti giurisprudenziali, insomma le solite balle di chi sostiene che a suo modo l’elefante della giustizia italiana infine funziona: si legge di «amnesie», «defaillance», addirittura «colpevoli omissioni» che hanno originato un processo che ha avuto «un iter obiettivamente ondivago».

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INGIUSTA DETENZIONE

E sarà stato anche ondivago, ma la carcerazione degli imputati (innocenti) non lo è stata: Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno scontato quattro anni di carcerazione (tre per calunnia, nel caso della Knox) e ora qualcuno dovrà pagarglieli: state certi che a farlo non saranno certo dei togati. Sollecito, in particolare, fu rinchiuso in un carcere di massima sicurezza con i primi sei mesi in isolamento e le prime due settimane senza poter incontrare nessuno: neanche gli avvocati o i parenti.

 

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II tutto a cura del Tribunale del Riesame di Perugia e del Tribunale del Riesame presso la Cassazione: respinsero ogni ricorso della difesa. È così strano - domanda - che gli avvocati parlino di risarcimento per errore giudiziario e danni morali e ingiusta detenzione, che nel caso di Sollecito corrispondono a una richiesta di 516 mila euro?

 

Quanto vale il prolungato terrore (a scacchi) di non poter avere un futuro, di non poter fare piani a lungo termine «che non superino i tre giorni», come disse lui stesso? Occorre essere giuristi - altra domanda - per valutare che Sollecito aveva semplicemente chiesto la detenzione domiciliare con ritiro del passaporto (accordato dopo la seconda condanna, quando già era in libertà da tre anni) e che i legali della Knox si siano rivolti alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo?

 

patrick lumumba arriva in cassazione per la sentenza del processo sull'omicidio di meredith kercher 3c2740epatrick lumumba arriva in cassazione per la sentenza del processo sull'omicidio di meredith kercher 3c2740e

Forse tocca ricordare che i due furono condannati in primo grado come concorrenti nell’omicidio (2009) ma poi assolti e scarcerati dalla Corte d’Assise d’appello per non avere commesso l’omicidio (2011) mentre la Knox fu soltanto condannata a tre anni per calunnia verso Patrick Lumumba (da lei accusato dell’omicidio e risultato estraneo ai fatti) ma poi ecco che la Cassazione annullò la sentenza assolutoria d’appello (2013) e rinviò gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze in quanto la sentenza era già allora minata da «tantissime omissioni» ed «errori» e «inconsistenza delle motivazioni»: questo prima che la Corte d’Assise d’Appello di Firenze sancisse nuovamente la colpevolezza degli imputati (2014) condannando la Knox a 28 anni e Sollecito a 25, prima ancora - ci siamo - che nel marzo scorso la quinta sezione della Cassazione annullasse senza rinvio le due condanne e insomma li assolvesse per non aver commesso il fatto, facendo a pezzi l’operato di tutti i magistrati dell’accusa e mettendo la parola fine al caso giudiziario.

giulia bongiorno avvocato di raffaele sollecito ab86379giulia bongiorno avvocato di raffaele sollecito ab86379

 

Non stupisce che l’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Sollecito, abbia detto che non si servirà della (nuova) normativa sulla responsabilità civile dei igudici: in parte perché lei è fatta così -sui buoni rapporti con i magistrati ha impostato una carriera - ma in parte anche perché, osserviamo noi, davvero non servirebbe a un accidente. Ci siamo arroventati per mesi in un vetusto dibattito sulla responsabilità civile dei giudici e sulla legge-topolino partorita dal governo Renzi: è cambiato qualcosa? Cambierà qualcosa? Se gli errori ci sono, e sono stra-evidenti a detta degli stessi giudici, possibile che non li abbia commessi nessuno?

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CLAMORE MEDIATICO

Potremmo chiedercelo, a questo punto, nel leggere le citate motivazioni della stessa Cassazione. Secondo la Corte, se non ci fossero state le falle dei pubblici ministeri, si sarebbe «con ogni probabilità consentito,sin da subito,di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità» dei due ragazzi.

 

I giudici infatti escludono «la loro partecipazione materiale all’omicidio, pur nell’ipotesi della loro presenza nella casa» ma soprattutto «sottolineanola assoluta mancanza di tracce biologiche a loro riferibili» nella stanza dell’omicidio. Ed eccoci al punto che comprendere era alla portata di chiunque: non hanno «certamente giovato alla ricerca della verità il clamore mediatico» e i «riflessi internazionali» della faccenda, ciò che ha sicuramente provocato una «improvvisa accelerazione» delle indagini «nella spasmodica ricerca» di colpevoli.

amanda knox colin sutherlandamanda knox colin sutherland

 

Non basta: fare un nuovo processo (l’ennesimo) non servirebbe a niente anche perché i computer degli imputati «forse avrebbero potuto dare notizie utili, ma sono stati, incredibilmente, bruciati da improvvide manovre degli inquirenti». Complimenti a tutti. Poi si stupiscono se all’estero ci fanno i film.

 

2 - AMANDA: MI SENTO COME ALICE FUORI DAL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”

 

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«Io e Colin ci siamo scambiati uno sguardo di sollievo, come Alice quando si sveglia fuori dal Paese delle Meraviglie...». È il sollievo di Amanda Knox, nel giorno in cui la Cassazione — quasi otto anni dopo — fa a pezzi l’inchiesta sul delitto di Perugia, il delitto di Mez. Amanda lo scrive sul West Seattle Herald , il giornale della sua città, poche ore dopo l’uscita delle motivazioni della Suprema Corte. Il suo articolo è pubblicato sul sito del giornale in prima pagina, perché questo è il suo giorno ed è lei è la protagonista assoluta.

 

L’avvocato romano Carlo Dalla Vedova le ha già mandato la mail con tutti i dettagli. La ragazza non sta nella pelle, l’incubo è svanito per sempre, allora parla e piange al telefono con lui e con l’altro legale, Luciano Ghirga: «Mi sono fatta quattro anni di carcere, quattro anni precisi, anzi quattro anni meno due giorni e questi di sicuro non me li ridarà indietro più nessuno. Ma è l’unico cruccio. Per il resto oggi sono contenta, contentissima e voglio dire grazie, grazie, grazie a lei avvocato Ghirga come ho già detto grazie all’avvocato Dalla Vedova. Sì, sono felice». 

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E allora si mette a scrivere, Amanda. Collabora col West Seattle Herald ormai da quasi un anno e il suo articolo è pieno di sensazioni. Racconta di un viaggio, sabato scorso, da Seattle a Tacoma in compagnia del suo fidanzato, Colin Sutherland, un giovane musicista (27 anni come Amanda) che suona la chitarra basso in un gruppo rock e lo chiamano per questo Rombo di tuono.

 

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Amanda parla del viaggio, ma è come se parlasse del suo processo. Colin ha vissuto vicino a lei tutto il travaglio dell'ultimo periodo, l’ansia terribile, la paura di essere estradata in Italia in caso di condanna definitiva e, invece, a marzo scorso, la liberazione. Assolta. Forse un giorno lei e Colin si sposeranno, anche se l’avvocato Dalla Vedova dice che per ora non ci sono progetti matrimoniali all’orizzonte. 


Col gatto Picard acciambellato in grembo, Amanda Knox si gode ora ciò che ha scritto la Cassazione. Colpi di maglio sui metodi utilizzati da chi ha fatto le indagini. «Sono molto sollevata, perché in queste motivazioni ci sono tutte le cose che abbiamo sempre sostenuto», dice all’avvocato Dalla Vedova. Naturalmente, ma ci sono 18 mesi di tempo, verrà il giorno in cui gli avvocati di Amanda chiederanno i danni allo Stato per i 4 anni di carcere ingiusto.

 

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Anche l’avvocato Giulia Bongiorno, che ha difeso l’altro grande imputato di questa storia, Raffaele Sollecito, dice che la sentenza «prende a bastonate gli errori compiuti nelle indagini» e che Sollecito «è stato processato per anni e tenuto in carcere da super-innocente». La richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione, così, è dietro l’angolo. Lo stesso Sollecito lo fa capire: «Sono stato vittima di un clamoroso errore giudiziario che rimarrà nella storia. Grazie a tutto ciò, ho trascorso 4 anni in carcere più altri 4 di tormento per nulla». Già, ma adesso è davvero finita: «Qui piove a dirotto — scrive Amanda da Seattle — ma io amo la pioggia». 
 

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