trump cuba

NEL RISIKO DI TRUMP, LA PROSSIMA A CADERE E’ CUBA - IL CAPO DELLA CIA JOHN RATCLIFFE VOLA A L'AVANA PER INCONTRARE RAÚL GUILLERMO RODRIGUEZ CASTRO, IL NIPOTE PREDILETTO DELL'EX PRESIDENTE, NONCHÉ UNO DEGLI UOMINI PIÙ INFLUENTI DEL REGIME: DOVRANNO DISCUTERE DELLE NUOVE RELAZIONI DIPLOMATICHE – WASHINGTON PROPONE AIUTI DA VINCOLARE A “CAMBIAMENTI FONDAMENTALI” COME RIFORME ECONOMICHE, L'ALLONTANAMENTO DA RUSSIA E CINA E LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI - L'AVANA NON HA MOLTE ARMI: LA SITUAZIONE UMANITARIA E’ VICINA AL COLLASSO, SULL’ISOLA NON C’E’ PIU’ PETROLIO, I BLACKOUT DURANO FINO A VENTIDUE ORE AL GIORNO SU OLTRE IL 60% DEL TERRITORIO NAZIONALE, GLI OSPEDALI SONO PARALIZZATI E IN DIVERSE ZONE DELLA CAPITALE SONO SCOPPIATE LE PROTESTE – E GLI STATES STANNO PREPARANDO UN DOSSIER PER INCRIMINARE IL 94ENNE RAUL CASTRO PER UN EPISODIO DEL 1996...

EMBARGO

Da “TheAnteprima”, la rassegna stampa internazionale di “Anteprima. La spremuta di giornali di Giorgio dell’Arti”

 

DONALD TRUMP JOHN RATCLIFFE

«L’embargo non basta a spiegare la crisi di Cuba. Non spiega lo stop alle riforme economiche promesse dal regime nel 2011 né la riforma monetaria del 2021 che ha portato l’inflazione a tre cifre. Non spiega gli investimenti miliardari nel turismo mentre molti hotel restano vuoti e vaste terre agricole restano inutilizzate. Non spiega neppure la repressione contro dissidenti e artisti come Luis Manuel Otero Alcántara e Maykel Osorbo» [Ferrer, “New York Times”, Usa, 11/5].

 

IL CAPO DELLA CIA SBARCA ALL’AVANA: ECCO IL BOTTINO DELLA PRESA DI CUBA

miguel diaz canel

Estratto dell’articolo di Lucia Capuzzi per “Avvenire”

 

Il “suo” uomo all’Avana. Donald Trump ha mandato nell’isola ribelle il capo della Cia, John Ratcliffe, emblema vivente, nella retorica rivoluzionaria, del «potere dell’imperialismo statunitense». Non è la prima volta che un dirigente dell’intelligence americana si reca a Cuba. Né che incontri emissari del governo. Il fatto inedito è che la riunione sia stata ampiamente pubblicizzata – con tanto di foto – dai media super controllati del Paese. Ratcliffe, oltretutto, è arrivato in pompa magna, con tanto di aereo ufficiale della Casa Bianca.

 

Non ne atterrava uno dal viaggio di Barack Obama, dieci anni fa. Tanta enfasi sembrerebbe indicare uno snodo cruciale nei nebulosi negoziati in corso da quattro mesi tra i due nemici storici a partire dal cambio della guardia in Venezuela e dal blocco petrolifero decretato da Washington. [...]

 

JOHN RATCLIFFE

L’oggetto della trattativa è opaco. Più chiaro, invece, cosa non si sta negoziando: la democratizzazione dell’isola socialista. Con il consueto humor nero, i cubani definiscono i piani di Trump una «dittatura Coca Cola». Un cambio di vertice che non intacchi la struttura del sistema, sul modello di Caracas. Anche stavolta ad essere “sacrificato” sarebbe il presidente. Sulla carta sarebbe facile: al contrario di Nicolás Maduro, Miguel Díaz-Canel non detiene il potere reale, ancora nelle mani del clan Castro.

 

E quest’ultimo verrebbe “esentato” dalla purga. Incluso l’anziano Raúl, ancora “jefe máximo”, capo supremo, come lo chiama Díaz-Canel, nonostante i 94 anni. La sostituzione interna tra élite, però, scatenerebbe l’ira degli esuli di Miami, i quali aspirano ad assumere la guida dell’isola. E la loro opinione conta: a differenza dell’opposizione venezuelana, costituiscono una base elettorale fondamentale del movimento MAGA e del segretario di Stato, Marco Rubio, già in corsa per le presidenziali 2028.

trump diaz canel

[...]

 

In cambio della fine dell’embargo energetico, l’Avana continua ad offrire cooperazione sui temi della sicurezza, migrazione, narcotraffico. Dossier su cui la cooperazione fra i due Paesi è storica, al di là della retorica. [...]

 

L'ASSEDIO A CUBA

Estratto dell’articolo di Luisa Foti per “La Stampa”

 

Come Nicolás Maduro, anche Raúl Castro, il 94enne ex presidente cubano alla guida dell'isola tra il 2008 e il 2018 dopo le dimissioni del fratello Fidel, potrebbe ritrovarsi un giorno davanti a un tribunale statunitense. Il motivo? Un episodio che da oltre trent'anni avvelena i rapporti tra Stati Uniti e Cuba.

 

DIAZ CANEL RAUL CASTRO

Da un'indiscrezione riportata da tre persone all'Associated Press […] il dipartimento di Giustizia degli Usa intende accusare Raúl Castro per l'abbattimento, nel febbraio del 1996, di due Cessna dell'organizzazione anticastrista Brothers to the Rescue da parte dell'aviazione cubana sopra lo stretto della Florida.

 

All'epoca dei fatti, Castro era a capo del ministero della Difesa e avrebbe dato l'ordine di abbattere i velivoli. In quell'occasione morirono quattro persone. Secondo gli Stati Uniti, si trattò di una strage deliberata. Secondo Cuba, invece, fu una legittima azione di difesa contro la ripetuta violazione dello spazio aereo cubano.

 

NICOLAS MADURO - RAUL CASTRO

Un'indagine condotta dall'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile stabilì definitivamente che gli aerei furono abbattuti in una zona al di fuori della giurisdizione nazionale, e che Cuba non aveva seguito le procedure previste dalle convenzioni aeronautiche prima di aprire il fuoco.

 

Anche se l'ex presidente cubano ha oggi oltre novant'anni e difficilmente potrebbe affrontare un vero processo negli Stati Uniti, si può dire che l'eventuale incriminazione rappresenti una sorta di resa dei conti storica. Attraverso le responsabilità sul caso Brothers to the Rescue, Donald Trump sembra intenzionato a costruire un'offensiva per far cadere il governo cubano con gli strumenti giudiziari.

 

cuba 1

Da mesi l'amministrazione statunitense ha incaricato i procuratori federali di indagare sulle eventuali responsabilità del regime, e ora quelle responsabilità sarebbero state individuate.

 

L'accusa contro Castro, che dovrebbe comunque passare per un gran giurì federale, richiama inevitabilmente il modello usato contro Nicolás Maduro e viene letta a L'Avana come un ulteriore aumento della pressione, anche in relazione a possibili operazioni militari, come riportato da Axios.

 

raul castro e miguel diaz canel

Nella lunga e travagliata storia tra Cuba e gli Stati Uniti, quell'episodio non fu uno dei tanti momenti di tensione, ma ebbe conseguenze profonde nei rapporti tra Washington e L'Avana. Primo fra tutti, l'approvazione dell'Helms-Burton Act, il provvedimento che irrigidì definitivamente l'embargo contro Cuba trasformandolo in una legge federale approvata dal Congresso.

 

Attualmente il presidente Usa può modulare il "bloqueo", come viene definitio sull'isola, ma non abolirlo unilateralmente; può infatti alleggerirne l'applicazione attraverso misure esecutive, senza però revocarlo del tutto: tale prerogativa spetta al Congresso.

 

cuba 2

Le pressioni economiche sul regime castrista hanno colpito di recente Gaesa, la "cassaforte" statale controllata dai militari, che gestisce almeno il 40% dell'economia cubana. Il conglomerato di aziende e società è stato sanzionato dagli Usa. Washingotn ha anche lanciato un ultimatum alle aziende straniere che fanno affari con Gaesa: riceveranno sanzioni secondarie se non chiuderanno i loro rapporti commerciali entro il 5 giugno.

 

Nel frattempo, i negoziati Usa-Cuba proseguono tra stop, aperture e nuove frenate. Giovedì il capo della Cia John Ratcliffe è volato a L'Avana per incontrare Raúl Guillermo Rodriguez Castro – il nipote prediletto dell'ex presidente, nonché uno degli uomini più influenti del regime – e discutere delle condizioni che Washington intende dare alla nuova gestione delle relazioni diplomatiche.

cuba 3

 

Si è parlato dei cento milioni di dollari offerti dagli States a Cuba, ma l'idea è vincolare gli aiuti a «cambiamenti fondamentali» come riforme economiche, l'allontanamento da Russia e Cina, nonché la liberazione dei prigionieri politici e il tema dell'accesso a Internet.

 

 Il presidente cubano Díaz-Canel ha definito l'offerta «paradossale», accusando gli Stati Uniti di creare con l'embargo la stessa emergenza che ora pretendono di risolvere. Dopo un primo rifiuto, ora L'Avana starebbe rivalutando la proposta a causa della situazione umanitaria vicina al collasso.

raul castro con miguel diaz canel

 

Solo due giorni fa il ministro dell'Energia Vicente de la O Levy aveva ammesso in televisione: «Non abbiamo più una goccia di petrolio». E negli ultimi giorni, con blackout fino a ventidue ore al giorno su oltre il 60% del territorio nazionale, ospedali paralizzati, in diverse zone della capitale sono scoppiate le proteste contro il blocco energetico imposto dagli Stati Uniti […]

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