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IL CAMORRISTA CON LA GAVA ALLA BOCCA - RAFFAELE CUTOLO RIVELA AI MAGISTRATI: “POTEVAMO SALVARE ALDO MORO, LA MIA ORGANIZZAZIONE ERA FORTISSIMA ANCHE SU ROMA. ERA UN PIANO SEMPLICE, UN’IRRUZIONE. MA GAVA CI DISSE DI FARCI I FATTI NOSTRI”

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera

RAFFAELE CUTOLO NEGLI ANNI OTTANTA RAFFAELE CUTOLO NEGLI ANNI OTTANTA

 

«Non per fare il buffone, ma Aldo Moro lo potevo veramente salvare. Allora, con la mia organizzazione, eravamo fortissimi, anche su Roma». Poi però, proprio da Roma, arrivò il contrordine, recapitatogli da Enzo Casillo, il «braccio destro» latitante che circolava con una tessera dei servizi segreti in tasca: «Mi disse che i suoi amici avevano detto di farci i fatti nostri, di non interessarci di Moro... Erano politici di alto grado... La Democrazia cristiana, comunque...».

 

Ma chi, in particolare? «Mi sembra di parlare male, adesso che è morto. Gava, comunque». Il salto all' indietro di Raffaele Cutolo, settantacinquenne boss della Nuova camorra organizzata detenuto dal 1979, si arricchisce di nuovi particolari. E nell' ultimo interrogatorio, reso tre mesi fa ai pubblici ministeri di Roma, sostiene che a bloccare l' intervento per liberare il presidente della Dc sequestrato dalle Brigate rosse, nella primavera del 1978, fu nientemeno che Antonio Gava, leader democristiano di sangue partenopeo e futuro ministro dell' Interno. Glielo rivelò Casillo in persona, «che a me mi doveva dire tutto, ogni virgola».

 

Raffaele CutoloRaffaele Cutolo

A seguito di quell' avvertimento, il progetto messo a punto dal capo camorrista si bloccò: «Era un piano semplice, uomini dell' organizzazione si sarebbero portati, armati, presso l' appartamento, visto che solo 4-5 persone vigilavano sul covo di Moro». Un' irruzione «di forza... stavano al pianterreno», afferma Cutolo.

 

La strategia l' aveva studiata insieme a Nicolino Selis, un malavitoso della banda della Magliana conosciuto in carcere e in seguito promosso a suo capozona su Roma. Era stato proprio lui a fornirgli le prime informazioni sulla prigione del presidente democristiano: «È venuto a trovarmi ad Albanella (paese in provincia di Salerno dove Cutolo s' era rifugiato e fu arrestato nel 1979 ndr ), e mi disse se mi interessavo a Moro perché lui, non volendo, stava proprio latitante, con la sua fidanzata, dove stava Moro. Nello stesso palazzo».

enzo biagi intervista raffaele cutoloenzo biagi intervista raffaele cutolo

 

È una storia già raccontata oltre vent' anni fa, sulla quale non sono mai stati trovati riscontri attendibili, che il boss ribadisce dopo che nel settembre scorso un paio di collaboratori della nuova commissione d' inchiesta sul caso Moro sono andati a trovarlo in carcere.

 

In quell' occasione Cutolo avrebbe aggiunto di poter chiarire altri misteri sul sequestro e l' omicidio del presidente dc, e così il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e il sostituito Eugenio Albamonte sono andati a sentirlo nel carcere di Parma, il 25 marzo scorso.

 

VINCENZO CASILLOVINCENZO CASILLO

Ne è venuto fuori un verbale, ora a disposizione dei commissari, nel quale il boss ripete la stessa versione, comprensiva del fatto che poco dopo la notizia avuta da Selis, il suo avvocato Francesco Gangemi (democristiano) gli chiese di acquisire notizie sulla prigione di Moro. Cutolo replicò di voler incontrare l' allora ministro dell' Interno Cossiga, che declinò l' invito: «Fu l' unico a comportarsi bene, nel senso che disse "io non lo posso incontrare perché sennò lo devo fare arrestare, però se si interessa vediamo quello che si può fare"» .

 

Poi arrivò Casillo a fermare tutto, e Cutolo dovette spiegarlo a Gangemi: «Piangeva, diceva se potevo fare qualcosa, ma io non ho fatto più niente. Questa è tutta la situazione». Un copione che più o meno coincide con ciò che hanno raccontato i pentiti di mafia, da Tommaso Buscetta in giù, sull' intervento di Cosa nostra: richiesta di liberare Moro fermata da un successivo ripensamento in casa democristiana.

 

MOROMORO

Tre anni più tardi, durante il sequestro dell' assessore campano della Dc Ciro Cirillo, con Cutolo già in carcere, le cose andarono diversamente: trattativa e rilascio dell' ostaggio, senza blitz ma grazie a un sostanzioso riscatto. «L' ho salvato, e per premio mi mandarono all' Asinara», si rammarica ora Cutolo.

 

Secondo il quale per liberare Cirillo andò a trovarlo in galera anche Adalberto Titta, un misterioso ufficiale dell' Aeronautica, ex repubblichino, considerato il capo di un servizio segreto parallelo e clandestino: «Mi disse anche il fatto dell' aereo di Ustica... "Lì, dice, è successa una guerra stellare"... Ma più che altro veniva per Cirillo, a implorarmi, perché dice che Cirillo, se stava ancora prigioniero, parlasse di tante cose della Dc».

ANTONIO GAVAANTONIO GAVA

 

Gli emissari della commissione Moro l' avevano sollecitato su altri particolari, ma il boss risponde solo con qualche «sentito dire», ad esempio sui contatti tra brigatisti e 'ndranghetisti «per avere armi». Di ulteriori segreti non c' è traccia, Cutolo non ne ricorda: sebbene «allora io ero all' apice, mi dicevano tutto, ogni cosa che succedeva...

 

Se sapessi altre cose le direi, perché non ho niente da perdere né da guadagnare. Anzi, da guadagnare per aiutare la famiglia Moro a scoprire la verità, ma penso che non si scoprirà mai... Perché, come si dice, quando ci sono implicate persone molto in alto... la puzza più in alto è e più si sente. Non l' hanno voluto salvare, questo ve lo posso dire».

 

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