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VIVI A NAPOLI E POI MUORI - PER GLI INQUIRENTI, IL RAID IN CUI E’ MORTO IL 17ENNE GENNARO CESARANO ERA STATO PIANIFICATO PER COLPIRE PROPRIO IL RAGAZZO - INTANTO ALFANO INVIA ALTRI AGENTI IN CITTÀ - PADRE ALEX ZANOTELLI: “QUI E’ PEGGIO DELLE BARACCOPOLI DEL KENYA. NESSUNO SI RIBELLA”

1 - NAPOLI, ALFANO INVIA ALTRI AGENTI «IL RAID ERA PER COLPIRE IL 17ENNE»

Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRANAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

La posta in gioco nella guerra tra gang che si sta combattendo a Napoli è il controllo delle piazze di spaccio. Ci si contende quelle del centro storico, con lo scontro in atto da tempo tra i clan di Forcella e della Sanità, ma ora sta succedendo la stessa cosa anche al rione Traiano, periferia a ridosso dell’area flegrea dove un anno fa fu ucciso per errore da un carabiniere, durante un inseguimento, il diciassettenne Davide Bifolco.

 

Sono zone di Napoli distanti e diverse, Forcella e la Sanità e il rione Traiano, ma lo scenario è lo stesso e uguali sono anche gli eventi che si ripetono con frequenza impressionante. Nel centro storico — dove l’altra notte in piazza Sanità è stato ucciso il 17enne Gennaro Cesarano durante un raid del quale ora la polizia è convinta che fosse proprio lui l’obiettivo — i primi segnali della guerra furono le scorribande notturne di giovani in moto che sfrecciavano sparando dappertutto.

GENNARO CESARANO GENNARO CESARANO

 

Da tre notti al rione Traiano sta succedendo la stessa cosa: sventagliate di Kalashnikov, gente che si trova i proiettili sul balcone o addirittura la porta di casa sfondata a colpi di mitra. Ieri mattina è stata trovata pure una bomba a mano a terra davanti a un garage.

 

Tira una bruttissima aria, e anche per questo il ministro dell’Interno Alfano ha deciso di mandare a Napoli cinquanta uomini, tra poliziotti e carabinieri, per rinforzare i servizi di controllo del territorio. «La Sanità e il rione Traiano saranno presidiati 24 ore su 24», assicura il prefetto Gerarda Pantalone. Che aggiunge: «Non si tratta di militarizzare la città ma di far sentire la presenza dello Stato».

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

 

Ne saranno felici i tantissimi napoletani per bene che vivono nei quartieri infestati dai clan e che sono i primi a pagare le conseguenze di quello che sta accadendo. Ieri alla Sanità c’è stato, per la prima volta, un accenno di mobilitazione, cosa mai accaduta dopo i precedenti omicidi della faida.

 

Una manifestazione organizzata in fretta dagli amici di Gennaro Cesarano per dire che lui, a differenza di quella che è l’ipotesi investigativa, è una vittima innocente di questa guerra, che era un ragazzo pulito e che i suoi precedenti per rapina non c’entrano niente con quello che era diventato adesso. «In un quartiere malfamato come questo sono molti i ragazzi che si mettono in qualche guaio, ma mio nipote lo aveva fatto una sola volta ed era una cosa del passato. Lui ora era tranquillo», giura uno zio.

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA  NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

Non hanno invece sfilato le mamme del quartiere, quel gruppo di donne che già da giorni ha cominciato a chiedere una reazione civile contro questa escalation di violenza proprio per difendere i propri figli che — per caso o no — rischiano ogni giorno di trovarsi nel mezzo di una sparatoria. Sono scese in piazza, ma poi hanno lasciato che a sfilare fossero i ragazzi. Tutti con addosso le magliette bianche con la foto di Genny fatte stampare in poche ore.

 

2 - QUEI GIOVANI FEROCI IN LOTTA SENZA NESSUNA STRATEGIA

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

I preti e gli investigatori fanno lavori diversi, ma a Napoli parlano la stessa lingua. E fanno le stesse analisi. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano che al Rione Sanità prosegue il lavoro svolto per oltre un decennio nelle bidonville del Kenya, spiega così l’omicidio di Gennaro, 17 anni, incontrato qualche volta in parrocchia: «Qui vivono 70.000 persone in cinque chilometri quadrati, non c’è un asilo nido né una scuola media, e c’è un istituto superiore al secondo posto nella classifica dell’abbandono scolastico; in questa situazione dove possono finire i giovani se non in braccio agli spacciatori e alla camorra?».

Signora - omicidio camorra napoliSignora - omicidio camorra napoli

 

Il missionario parla anche del lavoro che manca, ed ecco che cosa si legge nell’ultima relazione inviata al Parlamento dalla Direzione investigativa antimafia, a proposito delle baby gang arruolate dai clan: «Sono composte prevalentemente da ragazzi provenienti da ambienti familiari degradati e con basso livello di scolarizzazione, ai quali vengono affidati incarichi indispensabili per le attività dei sodalizi (spaccio di stupefacenti, rapine, uso illecito di armi, furti, omicidi e tentati omicidi). Al riguardo occorre precisare che la crisi occupazionale ha fortemente inciso su tale tipo di delinquenza».

 

Secondo il rapporto 2015 della Procura nazionale antimafia, la «caratteristica propensione delle aggregazioni camorristiche alla contrapposizione» è resa ancor più preoccupante dalle «nuove leve che scontano inevitabilmente una non ancora compiuta strategia criminale».

 

NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA  NAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

Si sparano addosso senza pensarci due volte, ragazzi contro ragazzi. «Killer giovanissimi che si caratterizzano per la particolare ferocia — scrivono i magistrati della Superprocura —, che si esprimono e agiscono al di fuori di ogni regola, quadri dirigenti che fino a pochi anni fa non erano in prima linea».

 

Oggi invece sì. E conducono continui assalti per spodestarsi a vicenda dal controllo delle piazze di spaccio, a cui seguono vendette incrociate; morti ammazzati che chiamano morti ammazzati. Alla Sanità — dove il minorenne Gennaro aveva già accumulato precedenti penali che gli erano valsi un «affidamento in prova», misura alternativa al carcere — come a Forcella, dove da mesi va avanti un sanguinoso regolamento di conti. E dove assassini e vittime hanno vent’anni o giù di lì. Ciro Esposito ne aveva 21 ed è stato il primo morto ammazzato del 2015, freddato la sera del 7 gennaio: era figlio di un boss, già segnalato per droga. A seguire sono caduti in strada un ragazzo nato nel 1993 e uno del 1991.

davide bifolco corteo 4davide bifolco corteo 4

 

I progetti di rappresaglia per la morte di Esposito s’erano spostati dalla Sanità a Forcella e dovevano colpire il clan Sibillo, alleato dei gruppi Giuliano-Brunetti-Amirante contrapposti ai Mazzarella. A metà aprile i carabinieri hanno arrestato quattro persone che — secondo le indagini — stavano organizzando un agguato ai danni dei Sibillo; due avevano 23 anni. E giovanissimi erano i bersagli da colpire.

 

L’esponente del gruppo considerato di maggior spicco, Emanuele, ad aprile s’è salvato ma a luglio no; avrebbe compiuto vent’anni a dicembre, non ha fatto in tempo: quando l’hanno ucciso era ricercato per associazione mafiosa ed estorsione. Latitante è tuttora suo fratello Pasquale, classe 1991, sorpreso a febbraio dalla polizia durante un summit di camorra in un appartamento nel centro di Napoli, insieme ad altri giovanissimi e a qualche boss ultraquarantenne; con i criteri di un tempo sarebbero stati gli emergenti, oggi sono i vecchi.

 

davide bifolco corteo 2davide bifolco corteo 2

Di fronte a questa situazione padre Zanotelli invoca una risposta popolare: «Domenica la questura non voleva che celebrassimo la messa in piazza perché temeva una reazione della gente, ma magari ci fosse questa reazione! Invece niente. Qui la situazione è per certi versi peggiore di Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove ho vissuto tanto tempo; lì c’è maggiore capacità di rialzarsi e ribellarsi, mentre qui prevalgono omertà e rassegnazione».

 

davide bifolco foto cadavere 1davide bifolco foto cadavere 1

Qualche giorno fa il questore Guido Marino s’è chiesto provocatoriamente se sia stato inutile il sacrificio della quattordicenne Annalisa Durante, vittima innocente uccisa «per errore» nel 2004 a Forcella, in un agguato di camorra. Ancora una volta preti e investigatori sembrano parlare la stessa lingua.

 

 

 

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