sallusti carcere

RIARRESTATE SALLUSTI! - IL DIRETTORE DE “IL GIORNALE”: “I PM CHIEDONO PER ME E PER IL MIO COLLEGA, LUCA FAZZO, DI NUOVO IL CARCERE PER DIFFAMAZIONE E OMESSO CONTROLLO. PECCATO CHE TRE GIORNI PRIMA DELLA PUBBLICAZIONE DELL’ARTICOLO IN QUESTIONE AVEVO RASSEGNATO LE DIMISSIONI - ANCHE I GIUDICI CHE AVVIANO UNA CAUSA TEMERARIA E I PM CHE ‘OMETTONO CONTROLLO’ SUBISCONO CONSEGUENZE?”

Alessandro Sallusti per “il Giornale”

FOTOMONTAGGIO - ALESSANDRO SALLUSTI IN CARCEREFOTOMONTAGGIO - ALESSANDRO SALLUSTI IN CARCERE

 

Signor presidente, questo processo è, diciamo così, figlio di un precedente procedimento a mio carico, concluso nell' ottobre del 2012 con la mia condanna a 14 mesi di reclusione e il conseguente arresto, cosa che ovviamente è stata per me un'esperienza non facile da affrontare. Le analogie tra allora e oggi sono diverse.

 

Anche in quel caso un magistrato, il giudice Cocilovo, ritenendosi diffamato da un articolo pubblicato sul quotidiano che allora dirigevo, Libero, mi denunciò per omesso controllo e suoi colleghi pm chiesero per me, con alterne vicende nei vari gradi di giudizio, una condanna alla pena detentiva che alla fine ottennero.

SALLUSTI RISCHIA IL CARCERESALLUSTI RISCHIA IL CARCERE

 

Proprio uno di quei magistrati che giudicarono con severità il caso Cocilovo, il dottor Bevere, in quei giorni ormai lontani mi denunciò, sentendosi offeso per un articolo pubblicato dal Giornale all' indomani della mia condanna definitiva. E ora un suo collega pm chiede nuovamente una pesante condanna detentiva, sedici mesi, nei miei confronti.

 

sallusti carcere by frankezzesallusti carcere by frankezze

L'articolo di cui si dibatte oggi ricostruiva, attraverso testimonianze dirette e autorevoli (un'ex parlamentare da sempre in prima linea in battaglie in difesa dei diritti civili) una presunta amicizia tra il dottor Cocilovo e il dottor Bevere (cioè tra il denunciante e uno dei giudicanti della prima vicenda) durante la loro permanenza al tribunale di Milano.

 

Nel merito non vedo dove sia l'offesa grave da meritare una così severa richiesta di condanna. Due magistrati sono, se non necessariamente amici come peraltro spesso capita, sicuramente colleghi e come tali si muovono all' interno di rapporti potenzialmente amicali come succede in qualunque categoria professionale.

 

NAPOLITANONAPOLITANO

Ma al di là del merito - una lettera di precisazione sarebbe stata probabilmente sufficiente a rimediare un possibile fraintendimento - mi colpisce che a distanza di quasi cinque anni dal mio arresto nessuno ritenga di dovere tenere conto delle motivazioni con cui, dopo circa un mese che ero ai domiciliari, l'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commutò la mia pena da detentiva in pecuniaria.

 

Come si evince chiaramente dal dispositivo del Quirinale che ha accompagnato la commutazione, quello del presidente non fu un gesto di clemenza né certo di simpatia nei miei confronti. Fu il rimedio - deciso anche nella veste di capo della magistratura - a una pena ritenuta oggettivamente sproporzionata per un reato d'opinione e di omesso controllo.

 

LUCA FAZZO 01LUCA FAZZO 01

L'appello di Napolitano, sia alla classe politica (per quello che compete alla parte normativa) sia a quella togata (per la parte tecnico-esecutiva), di evitare l'arresto di giornalisti per reati compiuti nell'esercizio della professione se non accompagnati da fatti di comprovata e grave malafede, è rimasto evidentemente inascoltato se è vero, com'è vero, che oggi la pubblica accusa, cioè lo Stato, chiede per me e per un mio bravo collega autore materiale dell'articolo in questione, Luca Fazzo, di nuovo il carcere per diffamazione e omesso controllo.

 

MATTARELLA MATTARELLA

L'omesso controllo, signor presidente, è un reato normato da una legge degli anni Trenta, solo leggermente rivista nel decennio successivo. Parliamo di anni in cui i giornali avevano poche pagine, a volte solo quattro, le redazioni erano composte da pochi giornalisti e la velocità delle notizie era, rispetto a oggi, quella di una lumaca rispetto a una gazzella. Oggi produciamo ogni giorno fino a cento pagine, tra le varie edizioni, e lavoriamo in tempo reale. Un altro mondo.

 

Ma c'è ancora, come in questo caso, chi pretende dal direttore di accertare senza ombra di dubbio non solo la correttezza formale degli articoli, ma anche quella sostanziale, nonostante alcune sentenze della Cassazione sostengano che il direttore ha, sì, il dovere di vigilare sul rispetto dei principi etici generali e sui codici professionali, ma non ha potere investigativo sull'operato dei suoi collaboratori.

 

MAGISTRATI MAGISTRATI

Qui, in quest'aula, si chiede che io vada in carcere perché un'autorevole ex parlamentare - da noi interpellata all' epoca dei fatti - ha sostenuto una cosa assolutamente credibile e possibile (l' amicizia tra due magistrati). Che cosa avrei potuto controllare signor presidente? Quella parlamentare non solo non aveva mai dato segni di squilibrio né era nota per essere una millantatrice.

 

Niente, signor presidente, anche se quel giorno fossi stato il direttore responsabile del Giornale non avrei potuto evitare, pur usando tutta l' ìattenzione, la pubblicazione di una notizia poi rivelatasi forse non esatta. Uso il condizionale perché in questa vicenda l' ìomesso controllo non l' ìho compiuto io ma il querelante, il giudice Bevere, e il pm.

 

Cioè due magistrati. Come si fa in un caso (Bevere) a denunciare, nell' altro (il pm) a chiedere il carcere per un omesso controllo quando si omette di controllare chi è il presunto colpevole? Il cui nome, per altro, era stampato in evidenza sul corpo del reato, cioè il giornale del giorno in cui è uscito l' articolo incriminato. E quel nome, signor presidente, non era il mio. Perché tre giorni prima di quella pubblicazione avevo rassegnato le dimissioni da direttore e lasciato l' azienda della quale, il giorno del presunto reato, non ero neppure dipendente.

 

magistrati magistrati

Mi ero dimesso, signor presidente, perché penso che un editore abbia diritto di decidere se tenere a capo del suo giornale un direttore privato della sua libertà. Noi, signor presidente, i nostri omessi controlli li paghiamo duramente e ne traiamo le conseguenze.

 

Mi chiedo se anche i giudici che avviano una causa temeraria e i pm che «omettono controllo» subiscono lo stesso destino, diciamo 14 mesi di arresto e dimissioni, nel caso il loro operato danneggi per negligenza grave un cittadino non solo innocente ma che mai avrebbe potuto essere colpevole e quindi mai indagato, mai rinviato a giudizio, e mai processato con tutte le conseguenze e i costi economici per la comunità.

 

piercamillo davigopiercamillo davigo

La domanda è capziosa, perché è ovvio che non è così e non sarà così neppure questa volta. Come sostiene il loro capo Piercamillo Davigo, i magistrati non sbagliano mai, per definizione. A questo punto lei, signor presidente, potrà rimproverarmi: perché tutto questo non l' ha detto prima?

 

Giusto. Se le dicessi: volevo vedere fino a dove potesse arrivare la sciatteria giudiziaria le mentirei, e quindi non lo faccio. Potrei dirle che sono frastornato dalle decine di atti giudiziari che invadono le redazioni. Ma la verità è che ho peccato di eccesso di fiducia nella serietà e nell' efficienza della magistratura, dando per scontato ciò che era contenuto nelle carte della procura invece di soffermarmi, cinque anni dopo i fatti - e questo già la dice lunga su tante cose - a riflettere sulla verità dei fatti.

 

Una cambiale di fiducia evidentemente, ancora una volta, mal riposta. Spero che qualcuno, nel sistema giudiziario, mai come in questo caso autoreferenziale, avrà almeno la bontà di riconoscere l' errore, scusarsi e risarcire danni e spese - tanto paghiamo noi - che abbiamo dovuto sostenere per questa ingiusta imputazione. Ho già dato mandato ai miei legali di attivarsi in tal senso. La ringrazio per l' attenzione.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...