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TOGHE CONTRO TOGHE - LA CASSAZIONE ANNULLA L'ASSOLUZIONE DI UN UOMO ACCUSATO DI STALKING DALL'EX MOGLIE E RIFILA UNA RAMPOGNA AI GIUDICI DELLA CORTE D'APPELLO DI SALERNO, CHE AVREBBERO IGNORATO I PRINCIPI GIURIDICI DI BASE SVALUTANDO UN ROBUSTO INSIEME DI PROVE - CON UNA "VALUTAZIONE DEL TUTTO PERSONALE E TAUTOLOGICA" LA CORTE D'APPELLO DI SALERNO AVEVA BOLLATO COME "STRUMENTALI" LE ACCUSE DELLA DONNA, CHE ERA STATA SPIATA ATTRAVERSO UNA APP E UN LOCALIZZATORE GPS...

Estratto dell'articolo di Cecilia Dardana per www.open.online

 

 

PALAZZO DELLA CORTE DI CASSAZIONE - PALAZZACCIO

Basta con il pregiudizio della «querela strategica» usato per smontare i racconti delle donne vittime di violenza. La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato l’assoluzione di un uomo accusato di atti persecutori (stalking) e violenza privata nei confronti dell’ex moglie.

 

Gli Ermellini hanno infatti rinviato il caso alla Corte d’Appello di Salerno per un nuovo processo, criticando duramente i giudici di secondo grado che avevano liquidato le denunce della vittima definendole, senza riscontri, «strumentali» rispetto al contenzioso civile per la separazione.

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In primo grado, l’uomo era stato condannato dopo che era emersa una situazione di controllo totale e violenze subite dall’ex moglie. Nello specifico, aveva installato di nascosto un localizzatore GPS nell’auto della donna e un’applicazione-spia sul suo smartphone per intercettarne e ascoltarne le telefonate.

 

In più la donna aveva raccontato di episodi di violenza fisica e verbale, tra cui un tentativo di soffocamento della donna con un cuscino, continue frasi minacciose e condotte persecutorie estese persino alla figlia, tanto da costringere la madre a richiedere l’intervento del 112. [...]

 

PALAZZO DELLA CORTE DI CASSAZIONE - PALAZZACCIO

Nonostante la gravità degli elementi, la Corte d’Appello di Salerno aveva ribaltato integralmente il verdetto di primo grado, assolvendo l’imputato. Per i giudici di secondo grado, la versione della persona offesa non era apparsa abbastanza chiara o priva di contraddizioni. A far discutere è stata soprattutto la motivazione con cui i giudici hanno ipotizzato la «strumentalità delle querele».

 

I giudici di secondo grado avevano infatti sollevato perplessità legate alle tempistiche: la prima denuncia era stata presentata dalla donna 17 giorni dopo l’udienza di separazione davanti al Presidente del Tribunale, e la seconda a distanza di 25 giorni.

 

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Poiché i provvedimenti di quella separazione non erano stati particolarmente favorevoli alla donna, la Corte d’Appello aveva dedotto – con una valutazione definita dalla Cassazione «del tutto personale e tautologica» – che le querele fossero un’arma di ricatto per il giudizio civile.

 

Contro la sentenza di assoluzione hanno proposto ricorso sia il Procuratore Generale di Salerno sia la ex moglie, costituitasi parte civile. I giudici della Cassazione hanno accolto i ricorsi, ritenendo le censure totalmente fondate. Gli Ermellini hanno ricordato che il giudice d’appello ha sì la facoltà di ribaltare una condanna in un’assoluzione senza dover obbligatoriamente riascoltare i testimoni, ma ha il dovere di fornire una motivazione «rafforzata», cioè puntuale, rigorosa e ancorata ai fatti, che spieghi in modo logico perché si discosta dal primo verdetto.

 

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Nel caso di Salerno, invece, la Corte d’Appello ha ignorato del tutto i principi giuridici di base. Si è limitata ad affermazioni «del tutto apodittiche» sulla presunta inattendibilità della donna, «svalutando un complessivo e robusto compendio probatorio».

 

I giudici di secondo grado, lamentano gli Ermellini, non hanno tenuto conto dei fatti accertati in primo grado (il GPS nascosto, l’app spia, le minacce e il cuscino sul volto) e hanno liquidato sbrigativamente come irrilevanti anche le testimonianze del padre e del fratello della vittima, bollandole erroneamente come semplici dichiarazioni indirette. [...]

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