UN VIP NON DELINQUE PER POCHI SPICCIOLI – NELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CON CUI IL GUP DI REGGIO EMILIA HA ASSOLTO VITTORIO SGARBI SULL’ACQUISTO DEL DIPINTO DI RUTILIO MANETTI, SI LEGGE CHE È IMPOSSIBILE CHE IL CRITICO D’ARTE ABBIA ACQUISTATO IL QUADRO SAPENDO CHE ERA RUBATO, VISTO CHE SGARBI È PERSONA “NOTA E SOCIALMENTE INSERITA”, E AVREBBE RISCHIATO DI “INFANGARE LA SUA IMMAGINE DI SERIETÀ PROFESSIONALE” (“MA QUALE?”, CHIOSA TRAVAGLIO)
TOGHE ROTTE
Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per “il Fatto quotidiano”
[...] L’altroieri sono uscite le motivazioni della sentenza con cui il gup di Reggio Emilia ha assolto Sgarbi su un altro scoop del Fatto: il dipinto del Manetti rubato e acquistato dal politico, con l’aggiunta di una torcia sullo sfondo.
Sentenza a dir poco stupefacente: i fatti sono tutti veri, ma siccome Sgarbi è “persona nota e socialmente ben inserita”, insomma un Vip, è impossibile che abbia acquistato il quadro sapendo che era rubato e commissionato l’aggiunta della torcia con “dolo”, rischiando così “di infangare la sua immagine di serietà professionale” (ma quale?).
E allora perché disse che il Manetti era un altro rispetto a quello rubato? Il gup aggiunge che, “pur non incensurato”, i suoi “unici precedenti sono aspecifici e correlati a condanne per delitti di diffamazione a mezzo stampa”.
Ma è falso: Sgarbi ha una condanna definitiva per falso e truffa continuata e aggravata al ministero dei Beni Culturali (di cui era sottosegretario). E la fiaccola fatta aggiungere da un copista? “Interventi estetici non infrequenti nel settore dei collezionisti di quadri antichi”. Pure la Gioconda sarebbe esteticamente più gradevole con una fiaccola nel décolleté. Peccato che quel coglione di Leonardo non ci abbia pensato.
LA CANDELA AGGIUNTA NEL DIPINTO LA CATTURA DI SAN PIETRO - DI RUTILIO MANETTI
“IL QUADRO RUBATO È SUO” MA SGARBI È STATO ASSOLTO
Estratto dell'articolo di Leo Amato per “il Fatto quotidiano”
Un vip non delinque per pochi spiccioli. Ergo: Sgarbi va assolto dal reato di ricettazione.
È questo il senso ultimo della sentenza del gup di Reggio Emilia Luca Ramponi sul caso del quadro del ‘600 “di autore incerto”, sottratto dal castello di Buriasco, in provincia di Torino, nel 2013, e riapparso 7 anni dopo a Lucca, nel catalogo di una mostra curata dall’ex sottosegretario.
Con l’aggiunta di una fiaccola in un angolo, l’attribuzione al senese Rutilio Manetti e la storia – falsa – del rinvenimento fortuito (“colpo di culo”) in una “villa di famiglia” del critico d’arte.
Nelle motivazioni della decisione, appena depositate, non si contestano i fatti al centro delle indagini, emersi grazie a un’inchiesta giornalistica condotta dal Fatto Quotidiano e da Report.
Si insiste, piuttosto, sull’insufficienza delle prove sul “dolo”, che è la consapevolezza della provenienza furtiva dell’opera. Dunque Sgarbi potrebbe aver acquisito il quadro “in perfetta buona fede, nulla sapendo della intervenuta successiva denunzia di furto, vero o simulato” [...]
VITTORIO SGARBI A CINQUE MINUTI
“Un soggetto pubblicamente famoso, come il Prof. Sgarbi – scrive il gup – se fosse stato certo della provenienza illecita – da furto – del quadro, difficilmente lo avrebbe acquistato (o fatto acquistare da terzi) e, successivamente, alterandone la superficie dipinta, poiché si sarebbe esposto, per un lucro economico verosimilmente risibile – in rapporto alle sue entrate – non solo a rischi penali, ma a un pericolo di infangare irreversibilmente la sua immagine di serietà professionale (quantomeno nel settore di pertinenza), come in parte avvenuto nonostante tutto, per effetto della roboante campagna di stampa originatasi dalla pruderie ingenerata dal pubblico scandalo... Deve ritenersi che nessun soggetto razionale, tanto meno l’odierno imputato, di fronte alla certezza di esposizione a tali rischi, avrebbe acquistato quel quadro e avrebbe commissionato la serie di operazioni sopra indicate, peraltro grossolane”.
Così ancora si legge nelle motivazioni del gup Ramponi, noto alle cronache per gli arresti del caso Bibbiano, che poi si sofferma sulla personalità di Sgarbi.
Il quadro di Rutilio Manetti rubato e quello di vittorio sgarbi
“L’imputato, pur non incensurato, è persona nota, socialmente ben inserita, all’epoca dei fatti titolare di incarichi pubblici e addirittura di governo... d’altra parte, gli unici precedenti sono aspecifici e correlati a condanne per delitti di diffamazione a mezzo stampa, dunque non potendo desumersi... una caratura criminale di Sgarbi che suggerisca l’emergere di una personalità incline all’acquisto consapevole e volontario di beni artistici di provenienza furtiva”.
E ancora: “Unici rilievi potrebbero muoversi alle dichiarazioni alla stampa e in interviste e interventi radiotelevisivi, il cui contenuto non può però essere eccessivamente stigmatizzato poiché, sebbene parzialmente mendaci, provenivano da un uomo senescente, braccato da accuse infamanti e, probabilmente, costituivano una difesa maldestra e potenzialmente controproducente della propria onorabilità e reputazione anche professionale”.


