CAFONALINO MAL-DESTRO - PER LA RINASCITA DI AN, SI RITROVANO UN MIGLIAIO DI POST-MISSINI CHE ACCLAMANO IL VERO LEADER DELLA DESTRA ITALIANA: DONNA ASSUNTA ALMIRANTE

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

1. RISORGE AN, CON LA GUIDA DI STORACE
Fabrizio d'Esposito per "il Fatto Quotidiano"

L'urlo, disperato e liberatorio allo stesso tempo, interrompe per la quarta volta Francesco Storace. L'ex governatore del Lazio invoca le primarie per la nuova An e un signore in camicia nera grida: "Noooooo, le primarie nooooooo". Ovazione, tipo i 92 minuti di applausi per l'immortale anatema fantozziano, "la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca". Storace incassa paziente, "vabbè vorrà dire che non le faremo", e cambia registro. Rivolto ai fratelli separati di Fratelli d'Italia, la ripetizione è d'obbligo, sentenzia: "Lo dico a chi non è qui. Ha il dovere, come noi, di chiedere scusa a un popolo che si è sentito tradito".

Quinta interruzione, quasi dal fondo della sala: "Tutti meno uno". Cioè: tutti possono chiedere scusa meno Gianfranco Fini. Stavolta, Storace, ha la battuta pronta: "Non abbiamo un leader dietro ma un popolo davanti". Un "popolo davanti", che per l'occasione è di mille persone. Una vera sorpresa, di sabato pomeriggio in una sala enorme del Parco dei Principi di Roma, ai Parioli.

Ricompare il simbolo di An e la destra postmissina ritrova enfasi ed entusiasmo. Ancora Storace: "Siete una marea umana, quando tornerete nelle vostre case potrete raccontare una giornata storica per la destra italiana. Da domani mattina, i giornali dovranno chiamarmi così: ‘Francesco Storace virgola militante di Alleanza Nazionale".

Per tre ore scarse, dalle quindici alle diciotto, l'emozione prevale sulle tribolazioni. Il primo ostacolo riguarda proprio il simbolo, di proprietà della fondazione An, che ha in pancia anche un tesoretto di 400 milioni di euro. Il secondo è lo scontro in atto con i FdI di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto, ai quali si è aggiunto da poco Gianni Alemanno.

Con Francesco Storace, leader della Destra, ci sono invece Salvatore Tatarella, fratello di Pinuccio buonanima; Roberto Menia di Fli; Luca Romagnoli della Fiamma Tricolore; l'ex liberal di An Domenico Nania; la sudista Adriana Poli Bortone. Un'insalata nera che mescola missini contrari alla svolta di Fiuggi (Romagnoli) e reduci dell'ultima destra finiana (Menia).

L'obiettivo sono le Europee del prossimo anno. La ricetta è lepenismo puro, nel senso di Marine: sovranità nazionale contro i burocrati e i banchieri della Ue, lotta al-l'immigrazione senza se e senza ma, radici cattoliche, famiglia naturale, no all'eutanasia e alla droga "libera". Il sogno è "mettere in minoranza la Merkel". Menia fa lo spiritoso: "Oggi è l'anniversario della caduta del Muro di Berlino. Se non fosse caduto non avremmo avuto la Merkel". Tradizione, orgoglio e un po' di nostalgia. Con una premessa, sempre di Storace: "Grillo vince perché non c'è una destra seria in questo Paese".

Manca l'autocritica sul berlusconismo e Fini non viene mai citato. Il primo nome del Pantheon è Giorgio Almirante. Donn'Assunta, la vedova del fu segretario del vecchio Msi, siede in prima fila. Viene salutata con un'ovazione. La sala del Parco dei Principi è pienissima. Al tavolo della presidenza strabuzzano gli occhi per l'incredulità.

La Poli Bortone non riesce a parlare per la commozione: "Sono passati quattro anni dalla chiusura di An e mai avrei pensato di ritrovarci di nuovo. Non ci camuffiamo da centrodestra. Noi siamo la destra". Il "popolo" si alza in piedi e scandisce: "De-stra, de-stra, de-stra, de-stra". I mille di An vengono dalla Campania, dalla Puglia, dal nord. C'è anche una delegazione, chissà perché, del Fronte nazionale democratico d'Albania. Le interruzioni, le ovazioni, le bandiere che sventolano sono il ritorno di un popolo castrato e poi "suicidato" dal Pdl berlusconiano.

Senza dimenticare gli scandali e la questione morale. Etica è un'altra parola che risuona spesso. Storace fa un'altra battuta: "Gente come Fiorito mi fa rabbia. Non ci dite che guardiamo indietro, perché non ci sono gazzelle dei carabinieri che ci inseguono".

La diaspora di An, 19 anni dopo la fine del Msi, ieri può davvero aver vissuto una "giornata storica", come spera Storace. Il quale, dieci anni fa, in un altro albergo romano, l'Hilton, iniziò il suo percorso di fuoriuscita da An, contestando la visita di Fini a Gerusalemme. Adesso il senso di marcia sembra opposto. Ma le divisioni coi fratelli separati e l'eterogeneità delle sigle, dalla Fiamma a Fli, sono un macigno pesante. Emozioni a parte.

2. «INUTILE RIFARE AN, SERVONO ALTRI LEADER» - DONNA ASSUNTA ALMIRANTE BOCCIA LA «REUNION» LANCIATA DA STORACE & CO. «CHI HA GIÀ FALLITO SI FACCIA DA PARTE»
Carlantonio Solimene per "Il Tempo"

«La rinascita di An? Guardi, alla manifestazione di Storace mi hanno anche invitata, ma non so se ci andrò. Queste operazioni non mi convincono. Ci voglioni altri capi, nuove generazioni. Come fanno i vecchi leader a ripresentarsi davanti agli elettori?».

Donna Assunta Almirante è una sorta di dizionario vivente della destra italiana. Ha vissuto tutta la parabola politica che ha portato dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale da testimone privilegiata e ora sembra non lasciarsi incantare con facilità da chi vorrebbe riportare indietro le lancette dell'orologio.

Donna Assunta, perché non la convince la rinascita di Alleanza Nazionale?
«Innanzitutto perché io non ho condiviso neanche la prima fondazione di An. All'epoca, quando si seppellì il Movimento Sociale per dar vita alla nuova sigla, preferii andarmene perché avevo già capito come sarebbe andata a finire. E cioè che l'obiettivo era soltanto diventare i soci di Berlusconi».

È solo un problema di sigle? L'intento, più nobile, sarebbe quello di riunire tutte le destre...
«E chi dovrebbe farlo? Gli stessi leader che da An sono scappati? Che hanno lasciato il partito dopo aver chiesto sedi e preso i soldi di Giorgio Almirante? Il vero problema di questa "riunione" è che si tratta di un'operazione calata dall'alto. Come se Storace e gli altri fossero i veri proprietari di una storia che, invece, appartiene ai circoli, alle sezioni, agli iscritti».

E loro, i militanti, vorrebbero tornare sotto un unico tetto?
«Io giro l'Italia, parlo con tanti vecchi missini e posso dirle che sono tutti d'accordo: vorrebbero una ritrovata unità. Ma il problema sono i leader. Può Storace essere l'ago della bilancia? Chi è davvero in grado di comandare in questa destra? Chi è pronto a sacrificarsi come faceva Giorgio? Lui ci metteva tutto se stesso anche se non c'era una lira da spendere».

Erano altri tempi.
«Ricordo quando gli dicevo: "Giorgio, ma chi vai a fare in quella città? Al comizio ci saranno solo poche centinaia di persone". Lui mi rispondeva: "Anche un solo voto in più mi basta"».

C'è chi dice che dietro questa operazione possa esserci anche Gianfranco Fini.
«Io non credo proprio. Mi sembra impossibile che abbia ancora il coraggio di farsi vedere. Ho persino comprato il suo libro. Soldi sprecati».

In che senso?
«Non c'è scritto niente. Da dove è venuto, chi l'ha messo al comando, neanche una parola per mio marito. Un libro inutile, mi sono pentita d'averlo preso. Un grave colpo alle mie finanze... (ride, ndr)».

Cosa pensa, invece, dell'Officina per l'Italia?
«Non so di cosa si tratta. Me lo spiega?».

È la piattaforma programmatica per la nuova destra lanciata dai Fratelli d'Italia di Meloni e La Russa.
«Mah... Onestamente non mi sembrano persone con la giusta preparazione. Questi sono uomini che sono solo riusciti a distruggere senza creare, nonostante tutti i soldi che avevano a disposizione. La verità è che i leader di ieri non ci sono più. I De Gasperi, i Berlinguer...».

Insomma, dopo Berlusconi c'è solo il nulla?
«Io, al posto del Cavaliere, avrei già salutato tutti e me ne sarei andata. Ora non può più farlo, speriamo solo che Napolitano gli conceda la grazia. E comunque non ne possiamo più di questa faida quotidiana nel Pdl. Non ci fanno una bella figura e non fanno il bene del Paese».

Neanche nel Pdl intravede nuovi leader per il futuro?
«Inizialmente ho creduto molto in Alfano. Mi piaceva l'intesa con Letta. Ma ora non credo che abbia il coraggio di portare fino in fondo la sua battaglia».

Donna Assunta tifa per le larghe intese? È una notizia...
«Io guardo al bene del Paese. Se il centrodestra elabora una proposta e il centrosinistra non la vota, è tutto inutile. Stavolta, invece, si può discutere insieme e fare in modo che i provvedimenti utili ai cittadini siano approvati».

In realtà il governo non sembra così stabile da poter fare granché...
«Perché il nostro è un Paese strano. Quando c'è un nuovo presidente del Consiglio si festeggia come se fosse una Pasqua. Poi, dopo qualche mese, si inizia ad attaccarlo e gli si impedisce di lavorare. È stato così per Berlusconi, Craxi, Moro... Ci manca la costanza, ci stanchiamo subito...».

 

 

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