silvio berlusconi e la tv

“MEDIASET ERA UNA TV DI FAMIGLIA, DAI GUSTI PROVINCIALI. ERA UNA TV DI SEMPLICI FATTA PER I PIÙ SEMPLICI” – ALDO GRASSO RIPERCORRE L’AVVENTURA DI BERLUSCONI NELLA COSTRUZIONE DEL SUO IMPERO TELEVISIVO: “NEL MOMENTO IN CUI LA RAI STAVA FINENDO LA SUA CARICA PEDAGOGIZZANTE, BERLUSCONI RIMETTE LA TV AL CENTRO DEL VILLAGGIO, NON PIÙ CON SCOPI FORMATIVI MA PUNTANDO SULL'INTRATTENIMENTO, CON PROGRAMMI CHE SI IMPRIMONO NELL'IMMAGINARIO”

1. DOVE VANNO LE TV SENZA BERLUSCONI

Estratto dell’articolo di Stefano Cingolani per “il Foglio”

 

silvio berlusconi e la tv 6

E’ stato il protagonista di una nuova era della televisione in Italia e non solo, se ne va quando la televisione come noi l’abbiamo conosciuta e lui l’ha trasformata chiude i vecchi battenti per entrare in una terra sconosciuta. Silvio Berlusconi lascia la sua creatura in buona salute, ma alla ricerca di un futuro.

 

Non parliamo di Forza Italia, perché […] l’impronta più duratura del Cavaliere è senza dubbio nella televisione. […] La domanda che molti si fanno è per quanto ancora e per andare dove.

 

pier silvio berlusconi

Mediaset (tutti la conoscono ancora con quel nome) adesso si chiama MediaforEurope, un messaggio non solo un marchio, che fa capire chiaramente dove vuole andare a parare: diventare un grande gruppo davvero internazionale. Il percorso è corretto, anzi inevitabile perché il mercato italiano è non solo saturo, ma troppo piccolo. Tuttavia siamo ai blocchi di partenza. […] Adesso si tratta di accelerare la doppia transizione: tecnologica ed europea.

 

Stiamo parlando di Mediaset anche se dovremmo scrivere di Fininvest nel suo insieme, tuttavia il secondo pilastro, quello della editoria sotto l’etichetta Mondadori (con Einaudi, la ex Rizzoli, Piemme e tutto il resto) è ben saldo al primo posto in Italia e non ha problemi d’identità, tanto meno la Banca Mediolanum della quale possiede il 30 per cento affiancando la famiglia Doris.

silvio berlusconi 1

 

La televisione, d’altra parte, è l’alfa e l’omega dell’avventura Berlusconi, è quella che ha portato un audace, ma piccolo operatore dell’edilizia residenziale, ai vertici del capitalismo italiano. […]

 

l’intero gruppo Fininvest è un “campione nazionale” che, però, deve diventare internazionale. E’ questo il compito che grava sulle spalle di Marina e Piersilvio.

 

Un giudizio equilibrato su Berlusconi è ancora impossibile, bisognerà attendere chissà quanto. Ma sul suo terreno privilegiato è stato un innovatore incompiuto: ha spezzato il monopolio per portare la concorrenza e ha creato un duopolio, così come in politica voleva ridurre le tasse e liberare gli animal spirits, ma è rimasto in mezzo al guado. Oggi il mercato italiano dei media è senza dubbio più dinamico e appetibile anche grazie a lui.

 

fedele confalonieri silvio berlusconi ubaldo livolsi

La barriera linguistica con le nuove piattaforme è sempre meno un impaccio. La politica resta invadente, però anche qui lo scenario è diventato più competitivo.  Liberandoci da pregiudizi e paraocchi, va riconosciuto che l’Italia ha vissuto trent’anni di alternanza al governo e il mercato politico s’è aperto. Nell’uno e nell’altro campo, Berlusconi ha fatto da apriscatole.

 

la tv di silvio berlusconi

2. UNA RIVOLUZIONE NATA DA TELEMILANO POI STREGÒ L'ITALIA CON MIKE E «DALLAS»

Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”

«Dava suggerimenti agli autori, ai registi, agli attori; creava i format, i titoli dei programma, gli slogan, le promozioni», ha raccontato Fedele Confalonieri. «Avesse avuto un accenno di tette avrebbe fatto anche l'annunciatrice», ha scritto Enzo Biagi. «Troppi sono oggi i fattori ansiogeni, la mia sarà una tv ottimista», ha ricordato Camilla Cederna citando Berlusconi.

ALDO GRASSO

 

Gli esordi L'antenata di Canale 5 si chiama Telemilano, emittente televisiva via cavo fondata da Giacomo Properzj e Alceo Moretti a Milano 2, città satellite costruita da Silvio Berlusconi. L'emittente era stata fondata nel settembre del 1974 a pochi mesi di distanza dalla sentenza su Telebiella che liberalizzava le trasmissioni televisive via cavo (Telemilanocavo).

 

silvio berlusconi 2

Al cavo erano collegate circa 5.000 utenze che corrispondevano a 20.000 telespettatori. Nonostante l'esordio in sordina, nel giro di pochi anni Berlusconi rivoluzionerà l'assetto televisivo del Paese, dando vita, contemporaneamente ad altri editori come Rizzoli, Rusconi e Mondadori, al modello della tv commerciale.

 

silvio berlusconi e la tv 1

La via dell'etere Nel 1978 Berlusconi decide di acquistare il canale 58 di Tv One e di abbandonare il cavo, optando per l'etere e cambiando la denominazione di Telemilano in Telemilano Canale 58, (numero scelto dal canale Uhf utilizzato per trasmettere). Due anni dopo nasce Canale 5, una syndication televisiva che raggruppa in totale dieci emittenti locali, 5 al Nord (Telemilano 58, Teletorino, TeleEmiliaromagna, Videoveneto e A&G Television) e 5 al Sud, che formano il circuito Rete 10. A rivedere oggi le immagini dell'inaugurazione di Telemilano (1978) con Berlusconi che mette in discussione il know how dei tecnici Rai («lavorano in modo diverso da come lavoriamo noi») e si augura di avere presto la diretta, oa rivedere la lunga festa di «Natale a Telemilano» con Mike Bongiorno e il piccolo Michelino, insomma a rivedere le immagini di quel memorabile esordio si prova una grande tenerezza.

silvio berlusconi e la tv 2

 

Tv di famiglia Era una tv di famiglia (molto più della Rai), era una tv dai dichiarati gusti provinciali, era una tv di semplici fatta per i più semplici. Una grande intuizione, bisogna ammetterlo. Lo slogan recitava: «Corri a casa in tutta fretta, c'è un Biscione che ti aspetta». […]

Quel Mike che macina chilometri per presentare il suo GiroMike (poco più di una festa di paese ripresa dalle telecamere, grazie ai cantanti ospiti), quel Mike che presenta I sogni nel cassetto sta cambiando il modo di fare tv.

 

silvio berlusconi e bettino craxi

I contratti Mike ricordava così il momento della proposta: «Quando Berlusconi mi disse che dovevo lavorare solo per lui io gli chiesi quale compenso mi avrebbe dato. Allora in Rai guadagnavo pochino: due milioni a puntata per un massimo di 26 puntate all'anno, non una di più perché sennò dicevano che erano obbligati ad assumermi. Insomma, chiesi a Berlusconi quanto mi offrisse e quello fece un paio di conti e poi disse: “Seicento milioni”. E io: “Per quanti anni?”. E lui: “Ma per un anno, benedetto uomo! Per un anno! Con quello che pagano gli sponsor, seicento milioni è una cifra normale!”. Non credevo alle mie orecchie».

 

silvio berlusconi e la tv 3

Craxi e il decreto Ma non tutto fila liscio. Il 16 ottobre 1984, alle 9 di mattina, agenti della Guardia di Finanza e funzionari della Escopost si presentano a Torino, Roma e Pescara nei sedi delle emittenti locali che ritrasmettevano, in interconnessione, i programmi delle reti Fininvest. Sequestrano le videocassette che contengono le registrazioni dei programmi e sigillano i «ponti radio» che consentivano alle tv di Berlusconi di riversarli in tutta Italia violando di fatto il monopolio Rai sulle trasmissioni nazionali che era stato ribadito dalla Corte costituzionale.

Di colpo, milioni di «nuovi» telespettatori rimangono orfani di Dallas , di Dinasty , dei cartoni animati dei Puffi e di Maurizio Costanzo. A risolvere la questione ci penserà Bettino Craxi, capo del governo in carica, che emanerà il famoso «decreto Berlusconi» per liberalizzare le trasmissioni.

silvio berlusconi e la tv 5

 

Serie in quantità La rivoluzione copernicana dei palinsesti non avviene, dunque, solo con la riforma Rai del 1975 ma anche con l'avvento dei network nel corso dei primi anni Ottanta.

[…] Arrivano serie in quantità, ma le vere novità riguardano la loro collocazione in un palinsesto che si caratterizza, fin da subito, anche come produzione autonoma, nel solco della più consolidata tradizione. I palinsesti dei network commerciali, superata la fase pionieristica, sono un ibrido di serie americane e di spirito nazional-popolare.

Spingono verso l'estensione delle ore di programmazione e il rafforzamento del flusso televisivo, introducono massicciamente la logica orizzontale della «striscia» nel day-time, collocando il medesimo programma (tipicamente, un prodotto seriale) alla stessa ora durante tutta la settimana.

silvio berlusconi mike bongiorno

Nel giro di pochi anni il panorama televisivo nazionale risulta radicalmente mutato.

 

La carta vincente Pochi ricordano che Dallas è stata la carta vincente di Berlusconi per lanciare Canale 5.

Le cose andarono così: la Rai aveva acquistato i primi episodi del serial, trasmettendoli su Raiuno nel 1981 fra molte perplessità e diffidenze […] Con incredibile tempismo, Berlusconi acquista personalmente i diritti di trasmissione al Mifed di Milano […] Con Dallas, Berlusconi inaugura la contro-programmazione: la serie viene infatti mandata in onda il martedì, per suonare la giornata più debole della Rai e il giovedì, raddoppiando l'appuntamento settimanale, per fidelizzare l'ascolto. Davvero un colpo vincente.

silvio berlusconi e la tv 7

 

Deregulation La deregulation dell'etere genera prima un universo radiotelevisivo locale (e talvolta strapaesano) e poi, accanto a quest'ultimo, un «modernismo conservatore», (da Premiatissima con Johnny Dorelli a Il pranzo è servito con Corrado, da Dallas al vecchio catalogo della Titanus) che trova il suo più felice compimento nell'apertura di un nuovo, ampio mercato pubblicitario. Il merito più grande di Berlusconi è stato quello di aver dato un serio impulso alle piccole e medie industrie che prima non potevano accedere alla Rai per reclamizzare i loro prodotti.

 

[…] L'impatto che Berlusconi ha avuto sul sistema televisivo italiano è servito non poco a imprimergli un nuovo corso. Innanzitutto, ha spezzato il monopolio della Rai sul mercato nazionale, rompendo quelle resistenze politiche che in altri Paesi europei erano già state abbattute. Questa rottura ha avuto esiti sia ideologici che commerciali, ampliando il campo dei contenuti e degli inserzionisti. Nel momento in cui la Rai sta finendo la sua carica pedagogizzante (in senso lato: all'origine, tutte le tv hanno rappresentato una fonte di istruzione), Berlusconi rimette con decisione la tv al centro del villaggio, non più con scopi formativi ma puntando sull'intrattenimento, con programmi che si imprimono nell'immaginario, e sull'estensione delle ore di programmazione.

silvio berlusconi e maurizio costanzo

 

Per imporsi, usa la strategia del doppio binario: all'idea di una tv alternativa e radicalmente nuova […] Metti a punto una formidabile macchina di raccolta pubblicitaria con una politica aggressiva di vendite e promozioni. Infine, per neutralizzare la concorrenza privata, si serve di una spiccata dose di spregiudicatezza che molto ha fatto discutere e che ha contribuito a forgiare l'immagine del «cavaliere nero». Ma l'omaggio più significativo alla tv di Berlusconi è stato fatto da Angelo Guglielmi:

aldo grasso

 

«La nascita dei network privati è stato un fatto positivo. Ha significato l'apertura di un sistema che prima era chiuso, bloccato, dal punto di vista industriale e da quello culturale. Di fronte a questo fenomeno, la sinistra ha reagito in modo sbagliato. Ha continuato a vedere nella tv uno strumento degradato, pericoloso, da sottoporre a vigilanza continua. Da tenere chiuso nel suo recinto, con i gendarmi intorno».

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