I RITRATTI DEL DIVINO ARBASINO - L’ULTIMO TRISTE INCONTRO CON FELLINI IN UN MOTEL - IL BUFFETTO A PASOLINI: “I SUOI ROMANZI SONO DIALETTALI, E NULLA PIÙ, MA I SUOI VERSI RESTANO STUPENDI’ - “SU ‘LA GRANDE BELLEZZA’ NON VENGONO IDEE MENTRE PER STRADA SI VEDONO POZZANGHERE’’

Antonio Armano per "il Fatto Quotidiano"

 

Alberto Arbasino Alberto Arbasino

Nel Laghetto delle danze, mentre riceve il premio Vittoriale, Arbasino intona la Butterfly (“Me ne starò nascosta/ un po’ per celia e un po' per non morireeeee”). A Puccini e D’Annunzio sono dedicati due degli oltre novanta profili del piacevolissimo Ritratti italiani. Se qui Arbasino è in completo scuro e occhiali da sole, nella foto in copertina è scalzo e sdraiato sul divano di un sontuoso studio. 

 

Che sia quello che Moravia ha descritto in un perfido raccontino sul Corriere (“Il macabro in salotto”), in vista dell’uscita di Fratelli d’Italia? Una sorta di avvertimento: l’ambiente intellettuale temeva di vedersi rispecchiato nel romanzo-fiume.

 

Era così come descrive Moravia lo studio, finto e morto, in un terribile stile Luigi Filippo?

Lo studio è lo stesso (in via del Consolato 6, a Roma) nella foto sulla copertina. Venivano parecchi amici, con allegria, da Kiki Brandolini con Giovanni Urbani a Goffredo Parise. Ricordo una serata con Gadda e i due Bellonci, Goffredo e Maria, perché avevo portato dei 45 giri dall’America, ed erano interessati per quella novità. Ma Gadda fu sconvolto da un minorenne che ripeteva “I’m not a juvenile delinquent” mentre gli venivano rinfacciati dei reati.

Alberto Arbasino Alberto Arbasino

 

Nonostante la resistenza di Bassani, di cui ricorda la scherzosa storpiatura del titolo più famoso (Il giardino dei Finti Pompini), Fratelli d’Italia vede la luce. Prima passa per l’ufficio legale Feltrinelli. Qualcuno aveva rintracciato nel manoscritto la caricatura del proprio tavolino accusandola del reato di leso tavolino. Ha dovuto cambiare qualcosa?

Lettura molto legale, certamente per eliminare mariti e arredi e cappellini troppo riconoscibili, benché involontari. Si finì per dover cambiare qualche cappellino o sinonimo. Per il sesso, invece, tutto cool e ne varietur.

 

Tra le pagine più belle ci sono quelle su Roberto Longhi. Fanno passare la voglia di scrivere per l'impossibilità di una descrizione tanto felice: “Laddove tra i dandies Contini e Longhi la differenza appariscente è che nella ricerca della parola più estrosa e giusta Longhi dà l’impressione di essersi vestito al buio accostando camicie e golfini con effetti casuali e sublimi, mentre sembra che Contini abbia speso ore davanti allo specchio”. Longhi cantava Mina ed era più easy...

Alberto MoraviaAlberto Moravia

Longhi scherzava volentieri. Sentiva in tv Mina alla Bussola, e la rifaceva canticchiando. Con qualche costernazione degli assistenti ufficiali o ufficiosi, non certo ancora pop.

 

Agnelli aveva la “verve di un sovrano settecentesco”, ma produceva auto poco chic. Chiamava da uno dei primi cellulari in macchina, ma quando anche altri si sono messi al passo e gli telefonavano faceva rispondere che era sull'altra linea. Oggi il privilegio è non avere il telefonino, e si dice che pure lei...

Effettivamente non porto mai un telefonino, così come non tengo mai qualche email. Le richieste alle ore dei pasti sono ovviamente frequenti.

 

Goffredo ParisiGoffredo Parisi

Tra gli amici rimpianti emerge Pasolini. Come altri scrittori diventati aggettivi (pasoliniano appunto), è più citato che letto. Che cosa salva della sua opera?

I romanzi di Pasolini sono rimasti dialettali, e nulla più, mentre Gadda riempiva ogni frase di termini augusti e bassi, dialettali o sublimi, un groviglio di parole tecniche, antiche, esotiche... Non voleva nipoti, aveva ragione... Però i suoi versi rimangono stupendi: Le ceneri di Gramsci.

 

Perché Strehler ce l'aveva con lei al punto da non volersi sedere allo stesso tavolo?

Gli artisti d’una volta erano assai permalosi. Accettavano soltanto i superlativi, e in su. Così apparivano ridicoli.

 

Un elemento ricorrente in Ritratti italiani è il confronto con l’offerta culturale di ieri. Cordelli sostiene che una volta c’erano autori la cui grandezza non si poteva discutere. “Marmellata”, “palude”, le definizioni per le migliaia di titoli sfornati nelle librerie oggi.

Fellini sul set di La Dolce Vita Fellini sul set di La Dolce Vita

Sono definizioni giuste, quando tutti leggono un analogo best-seller, e ci si basa sulle classifiche delle tirature. Mentre le pagine sulla cucina vanno piuttosto alla ricerca delle ricette esclusive di qualche esclusivo chef. Chi vorrebbe una pizza identica a un milione d’altre pizze? O forse, magari, sì. Come per le bevande e le bibite. Omologate, identiche, vini della casa, o bottiglie di vigneti rari?

 

Più volte depreca il sentimentalismo e l’intimismo che dilagano in letteratura. E sembra cercare l’effetto opposto quando descrive l’incontro nell’albergo autostradale con un Fellini scarruffato, confuso, triste, che mendica compagnia. Davvero non c’era più niente da dirsi?

Un triste ultimo incontro, e in luoghi non propizi.

 

In tema di confronti: ha visto La grande bellezza? Che gliene pare? È ancora una grande bellezza Roma o una 'grande monnezza' come sostengono i detrattori di Marino?

PASOLINI PASOLINI

Su La Grande bellezza non vengono idee, mentre per strada si vedono pessimi aggiustamenti che diventano pozzanghere. Sarà stupido ripetere sempre “all’estero”, ma all'estero le pozzanghere non ci sono. O non si vedono.

 

È ipotizzabile pensare alla Morante, Pasolini o Parise che si scambiano messaggi sulle bacheche Facebook, come i giovani scrittori oggi?

Bacheche? Facebook? Mah.

 

Si lamenta della solitudine. Le sembra che ci sia ancora a Roma una comunità artistica o è cambiato il modo di fare lo scrittore?

Continuo a vedere vegliardi coetanei, ma evidentemente non c’è più un’abitudine alla conversazione, come nella via Veneto che si fece in tempo a frequentare. Di cosa possono discorrere, gli autori e le autrici da un mi

jacopo tondelli jacopo tondelli

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…