1. E ARRIVO’ IL BENEDETTO GIORNO IN CUI ANGELINA JOLIE INIZIÒ A TOSSIRE CON LE ORECCHIE 2. IL CORPO PRIVATO DELLA SUA SACRALITÀ E’ DIVENTATO UN'AVVENTURA DI CHIRURGIA PREVENTIVA, UN INEDITO TERRENO DI PROTESI E GELATINE, UN MIRABOLANTE CAMPIONARIO DI PEZZI DI RICAMBIO: NON È PIÙ QUELLA COSA CON CUI SIAMO NATI E CHE CI PORTIAMO DIETRO PER TUTTA LA VITA. IL CORPO COME UNA MACCHINA: ECCO LA GRANDE RIVOLUZIONE/TRUFFA 3. E SE UN PEZZO DI QUESTA MACCHINA NON PIACE O VIENE ROVINATO DAL TEMPO O DALL’ARRIVO DI QUALCHE TUMORE, NIENTE PAURA: PUÒ ESSERE COMPRATO E VENDUTO, CAMBIATO E SOSTITUITO. BENVENUTI ALLO "SHOPPING DEL CORPO" DI JOLIESTEIN 4. E LA CHIRURGIA PREVENTIVA, NUOVA OSSESSIONE USA, NON È SOLO PER LE STAR

1. IL CORPO IDEALE, CATALOGO DEL CHIRURGO ESTETICO ORA VUOLE CONQUISTARE ANCHE L'IMMORTALITÀ
Francesca Sforza per La Stampa

La fama, il sesso, la solidarietà coniugale, la maternità, la nostalgia della madre perduta, la decisione vitalista di essere «proactive» (proattivo, molto di più che attivo o reattivo), la voglia di fare politica, l'utopia dell'immortalità, la paura di morire. C'è praticamente tutto nella decisione di Angelina Jolie di sottoporsi a una doppia mastectomia, e di raccontarne le ragioni al «New York Times».

La piattaforma dove tutte queste potenze si sono sfidate è il corpo. Non un corpo qualsiasi, ma quello che da Singapore a Toronto è considerato il corpo per eccellenza, una sorta di catalogo del chirurgo estetico contemporaneo: «Vorrei la bocca di Angelina Jolie», «Vorrei il naso di Angelina Jolie», «Vorrei il suo collo, le natiche, il suo seno», si sentono dire i correttori professionisti dalle donne di mezzo mondo.

E lei cosa fa? Si mutila. In nome di un calcolo che ha dell'agghiacciante e del meraviglioso: i medici le avevano pronosticato una probabilità dell'87 per cento di ammalarsi come la madre, morta all'età di 56 anni, probabilità che con l'intervento sono scese al 5 per cento: «Ora posso dire ai miei figli che non devono aver paura di perdermi per un cancro al seno».

Il corpo di Angelina Jolie in realtà è un corpo collettivo, simbolo di una bellezza ideale e perfetta. È lei la prima a esserne consapevole: «Ho scelto di non farne una questione privata perché ci sono molte donne che non sanno di vivere all'ombra del cancro. La mia speranza - ha scritto - è che anche loro abbiano la possibilità di fare i test genetici e, in caso di rischi elevati, sappiano di avere alternative forti».

Speranza utopistica perché per la maggior parte delle donne i test genetici sono e saranno inaccessibili, o anche solo culturalmente troppo lontani per essere eseguiti. La stessa cosa vale per le adozioni: il piccolo Maddox è stato adottato dall'attrice dopo che si era innamorata della Cambogia sul set di «Lara Croft». E migliaia di coppie, in Europa e negli Stati Uniti, da ben prima di Angelina Jolie e del suo splendido marito Brad Pitt, sono in attesa di un bimbo da adottare.

L'esempio Jolie, proprio in forza del principio liquido della fama assoluta, che consente di raggiungere l'altra parte del mondo in un pugno di ore mentre i più impiegano tre mesi solo a prenotare un biglietto, è tutto teorico, non va preso alla lettera, assomiglia piuttosto al manifesto del meraviglioso mondo delle star dove volere è potere.

Nessuno vieta di specchiarsi in esso e di sognare che prima o poi tutti potremo. Le barriere che oggi impediscono di curarsi, di fare figli o di non farli, di immaginare un mondo ideale, domani saranno abbattute, spianando la corsa di ognuno verso la propria personale felicità. Forse anche la barriera del cancro, come ha fatto Angelina. Nel frattempo il professor Veronesi ci ricorda che il cancro è una battaglia dura, fatta di piccoli gesti e di una matura consapevolezza. E che l'immortalità non si compra, perché nessuno la vende.


2. CHIRURGIA PREVENTIVA LA NUOVA OSSESSIONE USA NON È SOLO PER LE STAR
Maurizio Molinari per La Stampa

La scelta di Angelina Jolie rientra in una tendenza in crescita fra le donne americane. All'inizio di gennaio a farla è stata Allyn Rose, Miss Washington in lizza per il titolo di Miss America. «Che vinca o perda la gara - disse dal palco del concorso, a Vegas - mi sottoporrò a una doppia mastectomia come misura preventiva per evitare di morire come mia madre e mia nonna».

Poche settimane dopo la ventiquattrenne bionda dalle misure mozzafiato ha mantenuto l'impegno rientrando nella percentuale crescente di americane che «ritengono la chirurgia preventiva molto ragionevole in presenza di una predisposizione genetica al cancro al seno», come spiega Patricia Ganz, direttrice del Centro di prevenzione del cancro al Jonsson Comprehensive Center di Los Angeles.

Il numero di donne che si sottopone a mastectomie preventive negli Stati Uniti si è decuplicato dal 1998 al 2007 a seguito del perfezionamento dei test genetici e della qualità della chirurgia della ricostruzione del seno. Uno studio sul tema realizzato nel 2010 e pubblicato quest'anno dagli «Annali dell'oncologia chirurgica» testimonia come l'incremento di simili scelte da parte delle americane si deve a procedure a cui si attribuisce una possibilità di riduzione dei rischio di tumore al seno del 90 per cento.

Se Jolie è portatrice dei geni del tumore al seno Brca1 e Brca2, Miss Washington ha una mutazione genetica che la predispone alla malattia: si tratta, per Sandra Swain direttore del Washington Cancer Institute, di due dei casi genetici che possono portare a decidere per l'intervento. La frequenza di tale scelta è triplicata fra le donne più giovani a partire dal 2000. «Solo nell'anno 2006 è cresciuto del 15 per cento il numero delle donne fra i 18 e 39 anni che si sono fatte togliere almeno un seno sano» spiega Elizabeth Habermann, ricercatrice dell'Università del Minnesota, autrice di uno studio ad hoc sul «Journal of Clinical Oncology».

Non tutti però sono d'accordo. Fran Visco, presidente della National Breast Cancer Coalition, imputa tale fenomeno a «dottori che non riescono a prevedere chi ha maggiori possibilità di morire», portando le donne a «scelte aggressive non sempre necessarie».

Ma l'aumento delle tendenza alla chirurgia preventiva è un fenomeno che riguarda non solo le donne e non solo il timore del cancro al seno. A provarlo è uno studio del Center for Disease Control e Prevention che spiega come il 70 per cento dei decessi annuali negli Stati Uniti dipendono da malattie croniche - infarti, tumori, diabete, artriti, obesità, malattie respiratorie - che affliggono oltre 130 milioni di persone. Da qui la convinzione di due terzi della popolazione che il sistema sanitario debba investire di più sulla «medicina preventiva», che va dall'attività fisica e dalle visite specialistiche fino alla chirurgia.

Le assicurazioni private da tempo hanno iniziato a investire in questa direzione perché le cure preventive consentono nel lungo termine di spendere meno per l'assistenza. Il consenso su tale approccio è tale da portare l'84 per cento degli americani ad auspicare che la Sanità pubblica segua la stessa direzione. Una prima risposta è arrivata con l'Affordable Care Act, la riforma della Sanità dell'amministrazione Obama, che estende alcune cure preventive gratuite a 71 milioni di cittadini che già hanno la copertura privata. Se a ciò si aggiunge che 34 milioni di assistiti solo dalla Sanità pubblica hanno già ricevuto almeno un singolo trattamento preventivo, si arriva a un totale di 105 milioni di cittadini - circa un terzo del totale convinto che anticipare una malattia sia preferibile che curarla a posteriori.
IN DIECI ANNI
Tra il 1998 e il 2007 le mastectomie anticipate sono decuplicate negli Usa
LA RIFORMA DI OBAMA
Ha portato a 105 milioni i cittadini che possono essere curati prima della malattia

 

 

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