1- ALLA BOCCONI, UN SACCO(MANNI) DI GAFFE: STORIELLE SUI MILANESI-ROMANI E UNA BATTUTA INFELICE SULLE AGENZIE DI RATING: “AGISCONO UN PO’ COME UN BRANCO, VANNO TUTTE NELLA STESSA DIREZIONE E NELLO STESSO MOMENTO”. COSA SAREBBE SUCCESSO SE UN’AFFERMAZIONE TANTO LEGGERA GLI FOSSE SCAPPATA DI BOCCA UNA VOLTA NOMINATO GOVERNATORE? È UNA DOMANDA INUTILE PERCHÉ IL “ROMANO” PROBABILMENTE SU QUELLA POLTRONA NON SIEDERÀ MAI. LO HANNO CAPITO GLI EX-ALUNNI DELLA BOCCONI, E FORSE L’HA CAPITO ANCHE IL “CIAMPISTA” DI PALAZZO KOCH 2- A PALAZZO GRAZIOLI E DINTORNI CIRCOLA INSISTENTEMENTE IL NOME DI MIMMO SINISCALCO, CHE HA RECENTEMENTE FATTO PACE CON TREMONTI. BINI SMAGHI? NON PERVENUTO 3- ADDIO AI SOGNI DI GLORIA: PER AURELIO REGINA LA PARTITA È DIVENTATA DIFFICILE 4- C’È MOLTO FERMENTO A TORINO TRA LE GRANDI SOCIETÀ DI CONSULENZA PER UN BOCCONE DI 400MILA EURO CHE FASSINO HA INTENZIONE DI ASSEGNARE NEI PROSSIMI GIORNI 5- PONZELLINI AVRÀ CAPITO CHE A MINARGLI IL PAVIMENTO SOTTO LA POLTRONA È STATO SOPRATTUTTO IL DIRETTORE GENERALE ENZO CHIESA, PROPRIO L’UOMO SUL QUALE L’EX PROTEGÉ DI TREMONTI AVEVA PUNTATO PER RIPORTARE LA BANCA SUGLI ALTARI

1 - UN SACCO(MANNI) DI GAFFE
Mercoledì alle 17 il Presidente Napolitano incontrerà Draghi alla Banca d'Italia.
Probabilmente questo sarà l'ultima occasione ufficiale prima del trasferimento del Governatore alla BCE di Francoforte, e l'occasione è data da un solenne convegno per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia che durerà tre giorni al quale sono stati invitati economisti italiani e stranieri.

L'unica eccezione è la presenza di Paolino Mieli che in veste di storico parteciperà davanti a Napolitano a una tavola rotonda insieme a Ignazio Visco, il vicedirettore generale di Bankitalia che il Quirinale avrebbe sponsorizzato volentieri per la poltrona di via Nazionale.

Purtroppo Visco sembra ormai uscito dalla rosa dei candidati dove i petali principali restano ancora quelli di Vittorio Grilli, Giuliano Amato (anche se su quest'ultimo si obietta in Bankitalia che non ha una cultura da economista) e Fabrizio Saccomanni.

Quest'ultimo, caro al cuore di Carlo De Benedetti e dei "ciampisti", ha visto calare le sue quotazioni dopo l'uscita di Bossi sulle origini milanesi del pallido Grilli, una benedizione di tipo etnico che probabilmente ha bruciato Grilli ed è servita soltanto a scombinare i giochi per ridare spazio e fiato a Giulietto Tremonti.

Purtroppo Saccomanni ha preso molto sul serio la patente di "milanese" che è stata attribuita al suo avversario, ed è cascato nella trappola con un'ingenuità sconcertante. Venerdì scorso alla Bocconi, la madre di tutti i sapientoni, l'Associazione degli "Alumni Bocconi" lo ha invitato alla cena di gala per conferirgli il premio di Alumno 2011. Dopo il cocktail e la cena, intorno alle 22 il buon Saccomanni si è alzato dal tavolo e dopo aver abbottonato il doppiopetto, ha fatto un discorso che ha lasciato perplessi i 400 ospiti.

Personaggi ex-bocconiani come Profumo, Costamagna, l'imprenditore Squinzi e il numero uno di Allianz, Enrico Cucchiani, hanno capito subito che il 69enne romano aveva il groppo in gola per la commozione, ma nessuno si aspettava che scivolasse in una patetica autodifesa delle sue esperienze milanesi. È chiaro che il direttore generale di Bankitalia non ha digerito l'accusa di essere un corpo estraneo rispetto al contesto meneghino dove Grilli è nato e ha studiato prima di trasferirsi dopo la laurea alla Bocconi alla Yale University e poi nella Capitale.

Per una decina di minuti il buon Saccomanni ha rivendicato i suoi incontri giovanili con gli studenti delle tre università milanesi, le frequentazioni del centro universitario cinematografico in via Festa del Perdono, le ore trascorse tra la Scala, il Piccolo Teatro e il quartiere di Brera, fino a ricordare gli inizi della sua carriera nella sede di Bankitalia a Milano. I 400 "alumni" bocconiani lo hanno ascoltato in silenzio e per rispetto hanno fatto una risatina quando l'alto funzionario ha raccontato l'aneddoto di un signore milanese che un giorno gli disse: "ma sai che sei proprio un romano!".

Nessuno però si aspettava che pur nella cornice confidenziale che lega i goliardi di un tempo Saccomanni si lasciasse andare a questa patetica autodifesa, ma il guaio non è finito qui perché dopo aver allargato il discorso al tema della crisi finanziaria e della solidità delle banche, l'uomo di via Nazionale si è lasciato scappare una battuta infelice sulle agenzie di rating. "Queste agenzie - ha detto testualmente Saccomanni - agiscono un po' come un branco, vanno tutte nella stessa direzione e nello stesso momento".
L'allusione era chiaramente indirizzata alla sequenza micidiale di rating emessi prima da Standard&Poor's, poi da Moody's e proprio venerdì da Fitch, il più giovane dei tre "corvi" che impestano i governi e le banche con le triplette dei giudizi.

Ora c'è da chiedersi se il direttore generale della Banca d'Italia, un uomo per il quale si sono spesi fiumi di parole per la nomina a Governatore, possa permettersi il lusso di definire "un branco" queste tre realtà internazionali che, comunque le si giudichino, sono pesanti e autorevoli.

Qualcuno dei 400 ospiti in sala si è chiesto che cosa sarebbe successo se un'affermazione tanto leggera gli fosse scappata di bocca una volta nominato Governatore. È una domanda inutile perché il "romano" direttore generale probabilmente su quella poltrona non siederà mai.
Lo hanno capito gli ex-alunni della Bocconi, e forse l'ha capito anche lui.

Ps - A Palazzo Grazioli e dintorni circola insistentemente il nome di Mimmo Siniscalco, che ha recentemente fatto pace con Tremonti. Bini Smaghi? Non pervenuto. Il fiorentino insiste a volere il governatorato o la presidenza dell'Antistrust, al posto di Catricalà, scadente a maggio 2012 (ma occorre un curriculum da giurista, cosa che è molto difficile sostenere per Bini Smaghi).

2 - PER AURELIO REGINA LA PARTITA È DIVENTATA DIFFICILE
C'è un imprenditore-manager che ieri sera ha ascoltato con grande attenzione l'intervento di Emma Marcegaglia nel salottino educato di Fabio Fazio, il conduttore di "Che tempo che fa".

La presidente di Confindustria è apparsa truccata con perizia e con i capelli finalmente composti, ma non sono stati questi aspetti estetici a stimolare l'interesse di Aurelio Regina, il presidente degli Industriali di Roma e del Lazio. Arrivato all'età di 48 anni con un curriculum di tutto rispetto che lo ha portato a interessarsi di tabacco in Philip Morris e poi nel "Sigaro Toscano", questo imprenditore pugliese deve decidere che cosa farà da grande e soprattutto dove collocarsi nella battaglia per la prossima presidenza di Confindustria.

Per queste ragioni e per tastare il polso dei 5mila industriali associati a Roma e nella regione, ha indetto per il 5 novembre a Fiuggi le Assise generali dove si dovrà definire il ruolo della sua Associazione nei prossimi mesi.

A Regina piacciono queste convention dove partecipano migliaia di persone e decine di autorità. L'ultima l'ha organizzata in aprile a Valmontone all'interno di un parco giochi dove tra fate e pirati spiccava la mascotte di "Gattobaleno", un personaggio amato dai bambini. Quell'incontro fu un piccolo disastro perché all'ultimo momento il presidente Patonza diede forfait e Regina (al quale è rimasto attaccato il soprannome di Gattobaleno) dovette accontentarsi della presenza di Gianni Letta e del sindaco Alemanno.

Per il 5 novembre vuole fare le cose in grande, anche se dall'intervista concessa ieri al "Sole 24 Ore" non si capisce bene di che cosa dovrebbero parlare a Fiuggi lui e i suoi ospiti. In fondo tutto quello che gli imprenditori devono chiedere e dire di serio nei confronti del governo, l'ha ripetuto con efficacia ieri sera la Marcegaglia.

Con le sue parole in televisione, la signora di Mantova ha riconfermato la linea dura che Confindustria vuole tenere prima che l'Italia cada nel baratro. È evidente che Regina al quale è stata attribuita per un attimo l'ambizione di succedere alla Marcegaglia, vuole capire con la Convention di Fiuggi come dovrà schierarsi tra i due candidati forti per viale dell'Astronomia. Alla vigilia dell'ultimatum della Marcegaglia il suo nome camminava in tandem con quello di Giorgio Squinzi, il patron della Mapei che si porta dietro le truppe cammellate di Assolombarda.

Poi è arrivata la rottura con la Fiat di Marpionne e la conversione repentina di Alberto Bombassei, l'imprenditore di Bergamo che si era sempre tenuto fuori dalla mischia. E qui nascono i dolori di Regina perché Bombassei è un nome sul quale puntano Luchino di Montezemolo e i soci di merenda, un nome pesante che rischia di schiacciare le ambizioni di Gattobaleno per una vicepresidenza con larghe deleghe.

Non è immaginabile infatti che il capo degli imprenditori di Roma e del Lazio voglia mettersi in rotta di collisione con la cordata composta da gente come Abete e Montezemolo (quest'ultimo socio al 20% dentro "Sigaro Toscano"). Insomma, per l'imprenditore pugliese che guida gli imprenditori romani la partita è diventata difficile.

Tra le sue attività c'è anche quella che lo vede alla presidenza di Egon Zehnder, la società dei cacciatori di teste alla quale Gattobaleno potrebbe chiedere di studiare il modo più appropriato per salvare la sua.

3 - C'È MOLTO FERMENTO A TORINO TRA LE GRANDI SOCIETÀ DI CONSULENZA PER UN BOCCONE DI 400MILA EURO CHE PIERO FASSINO HA INTENZIONE DI ASSEGNARE NEI PROSSIMI GIORNI.
C'è molto fermento tra le grandi società di consulenza per un boccone di 400mila euro che Piero Fassino ha intenzione di assegnare nei prossimi giorni.

Il sindaco di Torino sta facendo un gran lavoro per tagliare il debito di 3,3 miliardi ereditato dall'amico Chiamparino, e per razionalizzare l'attività di alcune società controllate dal Comune. Il quotidiano della Fiat "La Stampa" ha rivelato che nei giorni scorsi alcuni emissari sono sbarcati nelle piazze di Londra, Francoforte e addirittura Tokyo per trovare investitori disposti a investire sul patrimonio della città.

Evidentemente questo non basta a Fassino che vorrebbe usare l'accetta per tagliare gli sprechi di una struttura comunale sovradimensionata ed è per questo motivo che intende affidare a una grande società di consulenza un budget da 400mila euro per uno studio sul funzionamento e sui conti del Comune.

A Torino, dove nonostante Marpionne esiste ancora un serbatoio di studiosi e di ricercatori, c'è chi arriccia il naso per questa spesa considerata inutile e qualcuno sostiene che invece di coinvolgere le solite Kpmg e Accenture, Fassino avrebbe potuto organizzare una task force con i cervelli del Politecnico, dell'Università e delle Fondazioni.

4 - PONZELLINI AVRÀ CAPITO CHE A MINARGLI IL PAVIMENTO SOTTO LA POLTRONA È STATO SOPRATTUTTO IL DIRETTORE GENERALE ENZO CHIESA, L'UOMO SUL QUALE PONZELLINI AVEVA PUNTATO PER RIPORTARE LA BANCA SUGLI ALTARI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che a dio piacendo sabato prossimo dovrebbe concludersi la penosa telenovela della Banca Popolare di Milano dove nell'assemblea indetta per quel giorno si fronteggeranno le liste messe in piedi dai vari sindacati e dai dipendenti-soci.

Ormai è chiaro che il massiccio Ponzellini è stato fottuto e non farà parte della rosa dei candidati alla presidenza. Forse il banchiere bolognese avrà capito che a minargli il pavimento sotto la poltrona è stato soprattutto il direttore generale Enzo Chiesa, l'uomo sul quale Ponzellini aveva puntato per riportare la banca sugli altari".

 

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