ALLA CANNA DEL BUS - A LONDRA BANDE DI GIOVANI OCCUPANO GLI AUTOBUS NOTTURNI: “QUI SIAMO AL SICURO, A CASA SAREBBERO GUAI” - TRA MARIJUANA E ALCOL, GANG DI ADOLESCENTI IN FUGA DA FAMIGLIE SBANDATE, POVERTÀ O NOIA PASSANO LE NOTTI INSIEME SUI MEZZI PUBBLICI: “SE TI RIFUGI IN UN CENTRO COMMERCIALE O VAGABONDI PER LA STRADA SEI ESPOSTO A MILLE PERICOLI. QUI SE HAI L’ABBONAMENTO NESSUNO TI PUÒ TOCCARE. IL LAVORO NON ESISTE, LA CRIMINALITÀ SARÀ L’UNICO MODO PER CAMPARE”…

Chloe Combi per "Tes Magazine"
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto per "il Fatto Quotidiano"

Tempi duri per i nostri ragazzi meno fortunati spesso costretti a praticare il bussing, cioè a trascorrere la notte sugli autobus di Londra per ripararsi dal freddo e dormire. A Londra il cielo è plumbeo; sono le quattro del pomeriggio quando si riunisce un gruppo di adolescenti dall'aria desolata. Stanno calando le prime ombre della sera. Sono in genere ben vestiti (Adidas, Nike, Sean Paul) e parlano un gergo quasi incomprensibile. Di tanto in tanto scoppiano a ridere e si congratulano con chi lancia un insulto ingegnoso.

Gli insulti ruotano intorno alla madre o all'omosessualità. Non fanno altro che giocherellare con il cellulare. Quasi tutti hanno il Blackberry e spediscono sms ad un ritmo inverosimile. Mi ranicchio nella felpa col cappuccio passatami da Kieran e mi chiedo cosa ci faccio qui con loro e se ne vale davvero la pena.

UN PO' DI ALCOL E QUALCHE CANNA
Alle 23 il gruppo è molto più numeroso. La sola novità di queste ore passate nell'ozio più completo sono un po' di alcol e qualche canna. "Cosa stanno aspettando?", chiedo a Kieran che mi risponde con una scrollata di spalle. "Che cominci la vita una buona volta, sorella. Questa vita del cazzo non era quella che volevo". In realtà il gruppo aspetta qualcosa: l'autobus. Ma per questi ragazzi l'autobus non è un mezzo di trasporto. È un letto, un rifugio, una casa, un riparo. Il bussing sta diventando in Gran Bretagna un fenomeno alquanto diffuso. A praticarlo sono ragazzini non proprio senzatetto, ma trascurati dalla famiglia o che hanno paura di tornare a casa. Non è possibile stabilire quanti ragazzi trascorrono la notte sugli autobus invece che nel letto di casa.

"Moltissimi sono gli adolescenti in pericolo", mi ha detto un'assistente sociale. "Il dramma è che questi ragazzi non sono considerati un problema prioritario dal governo perché hanno un abbonamento per l'autobus, una giacca calda e magari anche una casa dove andare a fare una doccia durante il giorno". Del bussing avevo già sentito parlare quando facevo l'insegnante. Poi mi è venuta la curiosità di saperne di più, ma è un mondo dove non è facile entrare per una donna adulta.

I giovani non si fidano degli adulti e tentare di avvicinarli su un autobus è pura follia. Ho conosciuto Kieran tramite amici. Kieran è un giovane dall'aria minacciosa, dai movimenti di pantera e dallo sguardo di ghiaccio. Conoscendolo però rivela un altro lato del suo carattere: è intelligente, spiritoso, persino affascinante. Potrebbe fare il modello. Glielo dico. Mi guarda perplesso poi mi risponde: "Niente da fare sorella. È roba da froci".

UN PAIO DI RAGAZZI LO FANNO PER GIOCO GLI ALTRI NON HANNO SCELTA
Ho chiesto a Kieran di farmi da guida nel mondo del bussing. Kieran è rappresentativo di questa nuova realtà: non ha prospettive di lavoro, non studia e ha molte probabilità di diventare un criminale. Per lui, come per molti altri, la scuola non è più una opzione. Aggiungo che Kieran ha un che di spaventoso. Del gruppo di ragazzi al di sotto dei 18 anni, Kieran è il più a suo agio in strada. Può farmi da guida e proteggermi.

Gli chiedo cosa accade quando incontrano gruppi di ragazzi più grandi e più pericolosi. Lui mi guarda con aria cattiva e mi dice: "Non accade quasi mai. Facciamo giri diversi". Saliamo su un autobus nella zona nord-occidentale di Londra. L'autobus è diretto in centro. Il gruppo sembra aver accettato la mia presenza. Molti sembrano ansiosi di raccontarmi la loro vita. La domanda ovvia è: perché? Perché vagare come anime perse invece di dormire in un letto caldo? La risposta è in qualche modo sorprendente: solo un paio lo fanno per gioco o per spirito di avventura, gli altri non hanno scelta.

"LA MATTINA PASSO DAI MIEI A MANGIARE MA VADO VIA PRIMA CHE MAMMA SI SVEGLI"
Un ragazzino con occhi grandissimi e l'aspetto di un dodicenne mi dice: "Posso andare a casa la mattina presto per mangiare qualcosa e cambiarmi, ma me ne debbo andare prima che mia madre si svegli". Gli chiedo perché. Scrolla le spalle come se la risposta non avesse alcuna importanza. Un altro mi dice che se rimane a casa "sono guai". Gli chiedo di spiegarmi, ma non sembra averne voglia. Kieran mette da parte per un attimo il cellulare e mi dice: "Suo fratello è un mascalzone. Rob ha la faccia da bambino e suo fratello se ne approfitta chiedendogli di fare il corriere della droga". Rob annuisce, con un certo imbarazzo. "E i vostri genitori?", chiedo con una carta ingenuità. La risposta è un coro di insulti e maledizioni.

"ARRIVA UN GRUPPO RIVALE, PRESTO! SCENDIAMO E PRENDIAMO UN'ALTRA LINEA"
"Quindi il gruppo è la vostra famiglia? È qui che vi sentite al sicuro?". Tutti annuiscono. "Tutti se ne fregano di noi, ma tra noi ci aiutiamo", dice il piccoletto. Sto per fare un'altra domanda quando sento come una improvvisa tensione nell'aria. Non capisco il perché, ma dobbiamo cambiare autobus. Mi spiegano che hanno visto un altro gruppo rivale. Una volta tornata la calma chiedo quanto è diffuso il fenomeno del bussing. Le voci si accavallano; tutti vogliono rispondere. "Siamo molti", urla uno. "Ma abbiamo iniziato noi", aggiunge un altro. "Chiudete quella boccaccia", dice con tono autorevole Kieran e sull'autobus cala il silenzio. "Siamo molti, moltissimi", mi dice. "E ogni giorno ci sono nuovi gruppi". "Ma che gusto c'è?", domando.

Ricominciano a parlare tutti insieme. Il più ansioso di parlare sembra il piccoletto con gli occhi nocciola: "Qui siamo al sicuro, sorella. Se ti rifugi in un centro commerciale o vagabondi per la strada sei esposto a mille pericoli. Qui se hai l'abbonamento nessuno ti può toccare". "Vi sentite più al sicuro su un autobus?" "Sì", risponde Kieran. "Da qui sopra puoi vedere se si avvicina un pericolo". Il concetto di autobus come torre di controllo mi diverte e, al tempo stesso, mi intristisce. Arrivati a Brixton ho un impellente bisogno di andare in bagno. "Qui non possiamo scendere", dice Kieran. "Vi compro le patatine fritte", prometto supplicante. Si precipitano fuori dall'autobus come se avessi detto: "L'ultimo a scendere è una verginella!".

LO "SPETTACOLO" DELLE PROSTITUTE VISTO DAI FINESTRINI
Una volta saliti su un altro autobus chiedo: "E la ragazze non fanno il bussing"? Mi rispondono che forse lo fanno anche loro, ma non sono sicuri. "Quanti di voi hanno abbandonato definitivamente la scuola, sono stati bocciati agli esami o sono stati espulsi?". Dispiaciuti, ma se ne accorgono quando è ormai troppo tardi. "E ora che avete intenzione di fare?".

Il piccoletto mi guarda deciso e risponde: "Ci sono ragazzi che prendono il diploma con il massimo dei voti e non riescono a trovare lavoro". "Quando eravate piccoli cosa sognavate di fare?". Mi guardano con lo sguardo vuoto. Non se lo ricorda nessuno. Quando l'autobus arriva nella zona di King's Cross, come al solito piena di prostitute, si accalcano intorno ai finestrini per guardare lo spettacolo. "Che tristezza!", dice uno. "Debbono essere veramente disperate".

"È PIÙ PROBABILE INCONTRARE ELVIS CHE TROVARE LAVORO"
"Nessuno di voi pensa di cercarsi un lavoro magari attraverso gli uffici di collocamento?". Scoppiano a ridere. "Un amico mi ha detto che conosce uno che nell'ufficio di collocamento si è preso l'Aids. Sono postacci", grida uno. "Kieran, ancora col cellulare incollato all'orecchio, aggiunge: "È più probabile incontrare Elvis che trovare lavoro".

"Chi è Elvis?", gli chiede un amico. "Un tipo che è morto", dice un altro. "Era un bianco, ma quando cantava sembrava un nero. Proprio come Eminem", spiega Kieran. Sono quasi le tre del mattino. Kieran dice che debbono scendere perché debbono "sbrigare una faccenda". Non chiedo nemmeno di cosa si tratti. Ma quando affronto il tema della criminalità le risposte si fanno vaghe, riluttanti, indecise.

"La criminalità sta diventando la nostra unica possibilità per sbarcare il lunario". Quando gli chiedo un parere sui riots dell'agosto 2011 vedo sul loro viso la stessa espressione che hanno i vecchi hippy quando gli domandano di Woodstock. Sono le quattro del mattino. Arriviamo a Camden Town. Sono esausta e infreddolita. "Puoi tornare se vuoi", mi dice il piccoletto. "Anche se sei una donna la tua presenza tiene alla larga la polizia e quelli più grandi e prepotenti". In fondo da me si sono sentiti protetti.

 

 

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