terroristi charlie hebdo parigi

NONOSTANTE “CHARLIE HEBDO” FOSSE STATO GIÀ PRESO DI MIRA DAI FONDAMENTALISTI (NEL 2011 LA REDAZIONE FU DATA ALLE FIAMME CON DELLE MOLOTOV), NON C’ERANO AUTO DELLA POLIZIA A PRESIDIARE L’EDIFICIO

Elisabetta Rosaspina per il “Corriere della Sera

 

charb direttore di charlie hebdocharb direttore di charlie hebdo

Il ground zero della libertà di espressione è al numero 10 della rue Nicolas-Appert, una strada stretta e corta nell’XI arrondissement di Parigi, a pochi passi dalla Bastiglia. Dal 2012 era la sede, piuttosto anonima e appartata, di Charlie Hebdo , «giornale irresponsabile» per autodefinizione, come onestamente riportato in rosso e bianco sotto la testata.

 

Irresponsabile forse, ma certo non inconsapevole dei rischi cui si era esposto negli ultimi anni, con la sua pervicace crociata laica contro tutti i fanatismi religiosi. «È stato appena sterminato un modo di pensare» ha detto, in lacrime, l’ex direttore Philippe Val. Ma soprattutto un modo di proteggere, con il sorriso, la libertà di pensiero. 
 

charb  direttore di charlie hebdocharb direttore di charlie hebdo

Eppure nulla e nessuno parevano in grado di fermare l’ondata settimanale di sarcasmo feroce, a volte magari un po’ triviale, ma indubbiamente sovrano: «Una macelleria — ha testimoniato Val dopo essere andato sul luogo della strage dei suoi colleghi —. Sono stato lì. C’è sangue ovunque, non avevano alcuna possibilità di scampo. Non hanno mai fatto male a nessuno, erano difensori della libertà. Ora non potranno parlare, mai più». Era proprio il silenzio, ieri, attonito e sotto choc, ad avvolgere l’ultimo domicilio di Charlie Hebdo. 
 

CHARB IL DISEGNATORE DELLE VIGNETTE DI CHARLIE HEBDOCHARB IL DISEGNATORE DELLE VIGNETTE DI CHARLIE HEBDO

Il settimanale, che nel 2002 si era schierato con Oriana Fallaci, in occasione dell’uscita in Francia del suo libro, «La Rabbia e l’Orgoglio», aveva ricevuto nel tempo l’accusa di essere islamofobo, ma anche antisemita. Accadde nel 2008. Il giornale, all’epoca diretto da Val, aveva dolorosamente divorziato da uno dei suoi più celebri collaboratori, il disegnatore Maurice Sinet, meglio noto con lo pseudonimo di Siné, accusato di antisemitismo dal Nouvel Observateur per qualche vagheggiamento su una conversione di Jean Sarkozy, figlio dell’allora presidente, intenzionato a sistemarsi con un’ereditiera ebrea. Il mondo giornalistico si era diviso pro e contro Siné, oggi 86enne. Che aveva finito per mettersi in proprio con Siné Hebdo . 
 

Nel 2009 Charlie (nome scelto in onore di Charlie Brown, come Linus in Italia), dopo 17 anni, cambiò direttore. Arrivò il quarantenne Stéphane Charbonnier, anche lui titolare di un abbreviativo, Charb. Aggressivo, deciso, tempo due anni era finito sotto scorta dopo la pubblicazione di alcune vignette irriverenti su Maometto. La sua guardia del corpo è morta con lui ieri, mentre quelle assegnate ai più celebri disegnatori erano state ritirate di recente. Charlie Hebdo non sembrava più nella linea di mira degli intolleranti. Non c’erano auto della polizia a presidiare l’edificio. 
 

Il disegnatore Charb davanti alla redazione distrutta di Charlie HebdoIl disegnatore Charb davanti alla redazione distrutta di Charlie Hebdo

Nei palazzi attigui non tutti sapevano, fino a ieri, di essere diventati i vicini dello storico foglio satirico francese. La redazione aveva traslocato poco dopo l’attentato del novembre 2011, quando i suoi locali nel XX arrondissement erano stati incendiati e devastati. Soltanto una targa all’ingresso segnala i locali della redazione.

 

Niente insegne: dietro alle finestre, nelle stanze dove la polizia scientifica cerca di raccapezzarsi in quel mattatoio, s’intravedono le scrivanie, le librerie, il mobilio essenziale del giornale fondato nel 1970 dallo scrittore e umorista italofrancese François Cavanna, primo di tutti i «ritals», per riprendere la sua celebre definizione degli italiani emigrati in Francia, e scomparso esattamente un anno fa, il 29 gennaio. 
 

COPERTINA DEL 'CHARLIE HEBDO' CON LA VIGNETTA SU MAOMETTOCOPERTINA DEL 'CHARLIE HEBDO' CON LA VIGNETTA SU MAOMETTO

La riunione di redazione settimanale era iniziata in un clima rilassato ieri alle 10, al terzo piano del palazzo. Sul tavolo varie copie del numero fresco di stampa appena consegnato alle edicole (e ieri pomeriggio già introvabile), il numero 1177, con in copertina uno stralunato Michel Houellebecq vestito da mago, ultimo bersaglio dell’ironia del caricaturista Renald Luzier, detto Luz: «Nel 2015 perderò i denti. Nel 2022 farò il Ramadan», Luz fa predire all’autore di Soumission , «Sottomissione», il romanzo sul futuro islamico della repubblica francese, in uscita anche in Italia. 
 

Fino alle 11 e 30 di ieri era un mercoledì come gli altri per Charb, Stéphane Charbonnier, 47 anni, direttore della pubblicazione da più di cinque anni, e per il suo staff di disegnatori ed editorialisti, riuniti a pensare il numero successivo. Il mercoledì è il giorno più affollato della settimana nella redazione.

 

PHILIPPE 
VAL 
PHILIPPE VAL

Negli altri giorni, ha testimoniato una redattrice, i locali sono quasi deserti. Ieri c’erano molte delle firme principali: l’ottantenne George Wolinski, Jean Cabut, in arte Cabu, Bernard Verlhac, che firmava i suoi disegni Tignous, un altro dei pilastri di Charlie Hebdo, e anche il reputato economista Bernard Maris, azionista del giornale. 
 

Il suo ultimo editoriale, a pagina 3 dell’ultimo numero, era intitolato provocatoriamente «Domination», Dominazione, certamente in riferimento al libro di Houellebecq, al quale aveva anche dedicato una critica in un’altra sezione del giornale: «Quando si dice che c’è bisogno della religione per non commettere del male — scriveva — si pensa in realtà che c’è bisogno della polizia, il che non è la stessa cosa. Provate a eliminare la polizia un giorno e vedrete che la paura di Dio non impedirà granché». 
 

SINE
MAURICE 
SINE MAURICE

Sotto un bollettino da ritagliare invitava i lettori: «Salvate Charlie». Un testo struggente, letto oggi: «Care lettrici, cari lettori, tutta la squadra vi dice grazie! Grazie a voi, Charlie Hebdo passerà l’inverno! I circa 200 mila euro che ci avete inviato in poco più di un mese ci danno una boccata di ossigeno… Abbiamo ancora un sacco di progetti da realizzare per migliorare ancora un giornale che è il vostro. Continuate a sostenerci con ogni mezzo. La lotta continua…». Erano in 35 mila in piazza a Parigi, e in centomila in tutta la Francia, ieri sera a confermarlo. 

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA... 

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...