il diavolo veste prada 2 jeff bezos

IL DIAVOLO VESTE… BEZOS – IL CATTIVO DI “IL DIAVOLO VESTE PRADA 2” E’ ISPIRATO A JEFF BEZOS? – È LA TESI LANCIATA DAL “GUARDIAN”: NEL FILM, IL TECNO-PAPERONE BENJI BARNES, CHE MINACCIA DI SMANTELLARE LA RIVISTA “RUNWAY” DIRETTA DA MIRANDA PRESLEY (MERYL STREEP), RICHIAMA APERTAMENTE “MR. AMAZON” – IL MILIARDARIO, INTERPRETATO DA JUSTIN THEROUX, VIENE DESCRITTO COME UN UOMO CHE SI È “INFIGHETTITO” DOPO UN DIVORZIO MOLTO MEDIATICO CHE SI FIDANZA CON UNA DONNA PIÙ GIOVANE DI LUI, MENTRE L’EX MOGLIE SI DEDICA ALLA FILANTROPIA (PROPRIO COME HA FATTO MACKENZIE SCOTT) - LA SCENEGGIATRICE DEL FILM NEGA LEGAMI TRA IL PERSONAGGIO E BEZOS, MA… - VIDEO

Sintesi dell’articolo di Louis Staples per “The Guardian”

 

EMILY BLUNT Justin Theroux IL DIAVOLO VESTE PRADA 2

Nel sequel del “Diavolo veste Prada”, Miranda Priestly appare molto diversa rispetto al passato: la potente direttrice di moda interpretata da Meryl Streep non è più la figura intoccabile capace di decidere il destino delle persone con uno sguardo, ma si ritrova a subire le pressioni di inserzionisti, editori e nuovi centri di potere economico. A incarnare questa trasformazione è soprattutto Benji Barnes, miliardario eccentrico interpretato da Justin Theroux, che minaccia di smantellare il modello culturale e creativo difeso per anni da Miranda.

 

Benji viene descritto come un uomo cambiato dopo un divorzio molto mediatico: più magro, abbronzato e improvvisamente al centro dell’attenzione pubblica. Nel film ha una relazione con Emily, l’ex assistente di Miranda interpretata da Emily Blunt, che cerca di sfruttare la vicinanza a un uomo tanto potente per uscire definitivamente dall’ombra della sua ex capa. La dinamica tra i due fornisce momenti comici, ma diventa anche una riflessione più ampia su come il denaro possa trasformarsi in influenza culturale.

 

jeff bezos lauren sanchez

Come osserva Louis Staples in un articolo pubblicato dal Guardian, il personaggio di Benji richiama apertamente Jeff Bezos. Anche nel film l’ex moglie del miliardario, Sasha Barnes, sceglie di dedicarsi alla filantropia, in un evidente parallelo con MacKenzie Scott dopo il divorzio dal fondatore di Amazon.

 

Allo stesso modo Emily sembra richiamare Lauren Sánchez Bezos, la nuova moglie dell’imprenditore, che negli ultimi anni ha acquisito una crescente visibilità pubblica tra copertine, eventi mondani e apparizioni mediatiche.

 

L’articolo sottolinea anche il carattere “meta” del film, uscito mentre nella realtà Jeff Bezos è finito al centro delle polemiche per il suo ruolo di finanziatore e presidente onorario del Met Gala. Secondo Staples, il coinvolgimento del fondatore di Amazon riflette il crescente tentativo dei miliardari tecnologici di entrare nei mondi della moda, dei media e della cultura.

 

IL DIAVOLO VESTE PRADA 2

La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna ha spiegato che la trama del film non era stata ispirata dalle voci su un possibile interesse di Bezos per Condé Nast, anche se la coincidenza ha colpito gli stessi autori durante la produzione.

 

Secondo il Guardian, il “Diavolo veste Prada 2”, si inserisce in una tendenza sempre più evidente nel cinema e nelle serie tv recenti, dove i miliardari della tecnologia diventano protagonisti o antagonisti simbolici. Vengono citati esempi come The Morning Show, Industry, Succession e Knives Out 2, tutte opere che raccontano uomini immensamente ricchi capaci di influenzare politica, media e società.

lauren sanchez jeff bezos 1

 

Staples sostiene che questa presenza crescente rifletta una realtà ormai sotto gli occhi di tutti: i supermiliardari non sono più figure lontane e invisibili, ma personaggi costantemente presenti nello spazio pubblico, anche grazie al controllo delle piattaforme tecnologiche e dei mezzi di comunicazione. L’articolo ricorda anche l’immagine dei principali magnati tech presenti all’inaugurazione del secondo mandato di Donald Trump nel gennaio 2025.

 

Nel film, il momento centrale arriva quando Benji prospetta a Miranda un futuro in cui una rivista di moda non avrà più bisogno di modelle, location o stilisti perché “sarà tutto AI”. Miranda difende allora “la bellezza, l’arte e il meglio della creatività umana”, ma il film lascia intendere quanto sia difficile opporsi alla velocità con cui il potere economico e tecnologico sta ridefinendo il mondo culturale. Secondo il Guardian, il sequel si trasforma così in una riflessione sul futuro della creatività e sul ruolo sempre più invasivo dei miliardari tecnologici nella cultura contemporanea.

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