DIN DON DAN (BROWN) - IL SUO ISPIRATORE NON È DANTE MA MALTHUS, L’ECONOMISTA CHE GIUDICAVA PESTI E CARESTIE ELEMENTI REGOLATORI DELLA SOCIETÀ

1 - DAN BROWN E LE ESCLUSIVE PER TUTTI
Nanni Delbecchi per "Il Fatto Quotidiano"

Niente deve essere lasciato al caso", afferma Knowlton, uno dei personaggi di Inferno, il thriller di Dan Brown da ieri in libreria. Un'indicazione che lo stesso autore ha seguito alla lettera per il suo romanzo.

Non è casuale la data d'uscita, il 14/5/13, il cui anagramma numerico dà il valore del pi greco. Non è casuale il luogo, ossia il mondo intero: da ieri tutte le librerie si sono riempite di copertine dantesche, che vanno dal celebre profilo aquilino a immagini di Firenze, dove è ambientato gran parte dell'enigma che il professor Robert Langdon è chiamato a risolvere.

Una simultaneità globalizzata che vale ormai per ogni prodotto mass market: da domani tutti ci ritroveremo a leggere Inferno e a vedere Il Grande Gatsby, senza essere sfiorati dal dubbio che forse sarebbe meglio il contrario.

Nulla di casuale anche nel lancio. Iniziato con la traduzione del testo inglese da parte di traduttori italiani, spagnoli, francesi, tedeschi e portoghesi che hanno operato come l'abate Faria, nei sotterranei della Mondadori, affinché nulla trapelasse.

Ben tre sono le traduttrici italiane affaticatesi sulle oltre 500 pagine; una catena di montaggio che non depone a favore della qualità letteraria del testo; però è anche vero che in tre si fa prima. Perché tutta questa segretezza? Per aumentare la suspense, e poi per consentire l'anteprima assoluta solo da parte di alcuni.

È notorio che non si dà Evento senza Anteprima. Nella fatidica data del 14 maggio 2013, solo tre quotidiani italiani hanno avuto l'onore di poter fare pubblicità gratis a Inferno, felici di assegnare una pagina allo stralcio di un capitolo.

Il primo capitolo non l'ha avuto nessuno, forse Brown se l'è tenuto per leggerlo alla moglie. Il secondo è andato a Repubblica che si prepara a ospitare l'autore nel suo Festival che si svolge a Firenze (nulla va lasciato al caso), il quarto al Corriere della Sera e il quinto a La Stampa.

Il quotidiano torinese è stato il più fortunato , perché quello è l'unico brano in cui il protagonista non si mostra in stato confusionale, incapace di distinguere tra incubi e ricordi, lasciando in stato confusionale anche il lettore.

Quanto poi questo nuovo Dan Brown possa ripetere le orme del Codice Da Vinci, 80 milioni di copie vendute nel mondo, è presto per dirlo (ma se dovesse andargli male, gli rimane ancora Michelangelo). A oggi, la sola certezza è il rapporto tra stampa e marketing, dove per capire chi comanda e chi prende ordini non c'è alcun bisogno di scomodare detective. Più chiaro di così...

 

2 - MA QUALE DANTE, QUESTO È L'INFERNO DI MALTHUS
Giordano Tedoldi per "Libero"

Era nostalgico dell'Italia, Dan Brown. Nel suo ultimo romanzo, Inferno (Mondadori, pp. 522, euro 25) si sposta a Firenze, luogo assai adatto ai talenti di Robert Langdon, lo «studioso di simbologia e storia dell'arte», che debuttò in un thriller sui misteri del Vaticano, Angeli e demoni, poi nel bestseller dello scrittore americano, Il Codice da Vinci. L'ultima volta lo vedemmo in difficoltà a Washington nel quarto romanzo della serie a lui dedicata, Il simbolo perduto.

Se ci vuole almeno un Roman Polanski per trovare alcunché di esoterico a New York, Washington è refrattaria al genere: si presta al thriller geopolitico, non alle decifrazioni esoteriche delle grandi opere d'arte, meccanismo narrativo tipico di Dan Brown. Firenze, appunto, è una manna. Il romanzo si apre con un prologo in cui una misteriosa figura, che si definisce l'Ombra, annuncia con vaticinio spaventoso, e frasi carpite dalla dantesca Commedia, di portare all'umanità un dono: l'Inferno. Tale inferno, scopriremo più avanti, è l'unica soluzione escogitata dal miliardario svizzero Bertrand Zobrist, biochimico di fama mondiale, alla minaccia della sovrappopolazione della specie umana.

L'obiettivo di Zobrist, come chiarisce in un dialogo con l'affascinante Elisabeth Sinskey, direttrice dell'Organizzazione Mondiale della Sanità dai lungi riccioli argentei (che incarna nientemeno che la Vita, mentre l'umbratile Zobrist è la Morte), è di portare la popolazione mondiale da 7 a 4 miliardi di individui. Per far ciò, ritenendo che «la cosa migliore mai successa in Europa è stata la Peste Nera», che a metà del 1300 sterminò un terzo della popolazione continentale, ha approntato una sostanza all'altezza dell'apocalittico obiettivo.

LIQUIDO SATANICO
La descrizione del liquido giallo marroncino, roteante in una sfera di plastica immersa nelle acque di un lago sotterraneo, ricorda il verdastro liquido diabolico, materializzazione di Satana, che vortica nel misterioso cilindro di un classico film horror di John Carpenter, Il signore del Male. Il demoniaco avversario del Simbolo perduto sembrava uscito invece da Guerre Stellari: un passo avanti, per Brown, saccheggiare Carpenter anziché George Lucas.

Anche l'intrigo, che vede coinvolto Langdon e le sue occulte decodificazioni delle opere dei maestri del passato, è qui più pertinente. Sotto il suo scrutinio finisce pressoché tutto l'arsenale artistico che Firenze schiera, dall'età di Dante sino al declino dei Medici. Al principio del libro, Langdon si risveglia in un ospedale fiorentino, senza memoria e punti di sutura sul cranio, sfiorato dal proiettile di Vayentha, fascinosa killer-centauro in sella a una Bmw, che agisce per conto del Consortium, organizzazione segreta che ha ai suoi piedi i governi di tutto il mondo.

Il capo di questa Spectre vive, proprio come in un film di James Bond, a bordo del Mendacium, uno yacht di 70 metri provvisto d'ogni dispositivo d'arma, che naviga nell'Adriatico per sorvegliare la delicata missione in corso a Firenze. Langdon dal suo letto biascica le parole «very sorry», che si riveleranno un'erronea traduzione del nome Vasari, il cui affresco La battaglia di Marciano nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio è una delle chiavi che porteranno all'individuazione del nascondiglio del flagello batteriologico sintetizzato dal malvagio Zobrist, il quale, peraltro, nel prologo si è misteriosamente suicidato gettandosi dal campanile della Badia Fiorentina.

Poco prima di essere aggredito, Langdon stava esaminando la maschera mortuaria di Dante, nel museo di Palazzo Vecchio, e in un suo sogno (e allucinazione) ricorrente, egli vede la dottoressa Sinskey che gli intima: «Chi cerca trova» e «guarda attraverso gli occhi della morte». Sono due indizi che portano all'affresco di Vasari, dove su uno stendardo è appunto la scritta «cerca trova» (e alcuni, senza molto credito, insistono che significhi che dietro l'opera di Vasari si nasconda la Battaglia di Anghiari di Leonardo) e, ovviamente, alla maschera mortuaria dell'Alighieri.

FURTI E INSEGUIMENTI
Così, tra fughe dall'ospedale, dove fa irruzione la letale Vayentha e Langdon è salvato dall'intervento della bella dottoressa inglese Sienna Brooks in Italia per un anno sabbatico, e inseguimenti tra Palazzo Pitti e i Giardini di Boboli, fughe nel corridoio vasariano, il furto della stessa maschera mortuaria di Dante, le forze del male di Zobrist e del Consortium tentano di precedere Langdon e Brooks verso il grembo dell'Inferno: la grotta in cui è immerso il liquido della nuova Peste Nera.

Dante non fu che un profeta: il suo Inferno prefigurava i tormenti cui andremo incontro se continueremo a riprodurci senza criterio. Brown alambicca a lungo sulle opere rinascimentali, ma il suo sommo ispiratore (esplicitamente citato) non è Dante né Vasari, bensì l'inglese Malthus, l'economista ottocentesco del Saggio sul principio della popolazione, che giudicava pesti e carestie elementi regolatori delle società umane.

 

 

INFERNO DAN BROWN jpegDAN BROWN jpegDAN BROWN jpegCOPERTINA DEL LIBRO INFERNO DI DAN BROWN Dan BrownENTRATE ALL INFERNO BY TERRY RICHARDSON INFERNO DI DANTE Palazzo Vecchio

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