1. DIO BENEDICA LA FRANCIA DI VALLS E LA SUA RIBELLIONE ALL’AUSTERITY DI KAISER MERKEL 2. PER L’ITALIETTA DI RENZI ER BULLO L’IMPUNTATURA PARIGINA È UNA MANNA PERCHÉ SMETTIAMO IMPROVVISAMENTE DI ESSERE IL MALATO D’EUROPA. CERTO, DOVREMO FARE LE RIFORME, A COMINCIARE DA QUELLA DEL LAVORO, MA QUI C’È NAPOLITANO A VIGILARE 3. IERI RE GIORGIO HA INCONTRATO I VERTICI DELLA BCE A NAPOLI E HA LUNGAMENTE PARLATO CON MARIO DRAGHI, AL QUALE HA GARANTITO CHE L’ITALIA SUPERERÀ LE SUE DEBOLEZZE. HA PARLATO COME FOSSE IL PREMIER E DEL RESTO È LUI IL GARANTE DELLA TROIKA IN QUESTO DISGRAZIATO PAESE. L’UOMO CHE NON CONSENTIREBBE MAI STRAPPI ALLA FRANCESE 4. PITTIBIMBO SCHERZA COL FUOCO, TRA FUSIONE DI CARAMBA E POLIZIA E ACCUSE DI “RAPPORTI MASSONICI”: DUE PAGINATE SUL “FATTO QUOTIDIANO” CON MOLTE SUGGESTIONI MA POCA SOSTANZA, CHE PERÒ SONO UN CAMPANELLO D’ALLARME PER IL PREMIER SPACCONE

di Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota) per Dagospia

 

1. AVVISI AI NAVIGATI

matteo renzi linguacciamatteo renzi linguaccia

Dio benedica la Francia e la sua plateale ribellione all’austerity della Merkel. Parigi annuncia che manterrà il deficit ben oltre il 3% fino al 2017 e poco importa che la cancelliera tedesca risponda a brutto muso: “Fate i compiti a casa”. I francesi i compiti a casa li faranno come dicono loro: senza nuovi tagli al bilancio pubblico.

 

Per l’Italia di Renzie l’impuntatura di Hollande-Valls è una manna perché smettiamo improvvisamente di essere il malato d’Europa. La nostra richiesta di uno slittamento del pareggio strutturale di bilancio diventa una faccenda di poco conto e il fatto che continuiamo a garantire che rispetteremo il vincolo del 3% diventa un titolo di merito.

 

francois hollandefrancois hollande

Certo, dovremo fare le riforme, a cominciare da quella del lavoro, ma qui c’è Napolitano a vigilare. Ieri Re Giorgio ha incontrato i vertici della Bce a Napoli e ha lungamente parlato con Mario Draghi, al quale ha garantito che l’Italia supererà le sue debolezze. Ha parlato come fosse il premier e del resto è lui il garante della Troika in questo Paese. L’uomo che non consentirebbe mai strappi alla francese.

 

2. LA RIVOLTA DI PARIGI E LE RICADUTE ITALIANE

Dunque “Parigi si ribella all’austerity. Deficit oltre il 3% fino al 2017. Merkel dura: fate i compiti. Dopo la mossa italiana, anche la Francia sfida Bruxelles. Replica della Commissione: le raccomandazioni vanno rispettate”. “La Ue verso una multa alla Francia e due mesi all’Italia per avviare le riforme” (Repubblica, p. 2).

 

angela merkel 4angela merkel 4

Il Corriere spiega: “Renzi ha più alleati e rilancia la politica contro i tecnocrati. Scatto d’orgoglio: il Pd ha più voti della Cdu. Il premier è pronto ad andare a Bruxelles e a scontrarsi anche con la Germania” (p. 3). La Stampa invece sottolinea cosa ci guadagna l’amato Renzi: “La linea di Renzi: noi più virtuosi di Parigi sulla tenuta dei conti. Messaggio a Bruxelles: ‘Rispetteremo i vincoli” (p. 2). Il Messaggero rovina un po’ la festa: “Bilancio, la Ue fredda con l’Italia: troppi 2 anni di rinvio del pareggio” (p. 2).

 

3. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA

pier carlo padoanpier carlo padoan

A pochi giorni dal varo della legge di Stabilità, il Tesoro prepara il pacchetto di pronto intervento per provare a dare una scossa: “Padoan: ‘Peggio del ’29, la società è a rischio’. Piano da 12,5 miliardi per tentare la ripresa. Nel pacchetto sussidio disoccupazione, bonus e taglio Irap. Con le spese inderogabili manovra totale oltre i 20 miliardi. Dal deficit più alto fissato dal Def per il 2015 risorse per più investimenti e tagli delle tasse” (Repubblica, p. 4). Questo disgraziato sito parla di una manovra da 20 miliardi fin dalla scorsa primavera, ma all’epoca tutti smentivano.

 

 

4. IL TORMENTONE SULL’ARTICOLO 18

padoan, ministro dell'economia (d), con il presidente della bce mario draghi padoan, ministro dell'economia (d), con il presidente della bce mario draghi

In attesa che il governo si degni di mettere nero su bianco la propria proposta, va avanti lo scontro sull’articolo 18. Oggi battono un colpo gli alfanoidi. “Articolo 18, scontro Renzi-Ncd. Per ora saltano le modifiche. Alfano: ‘Bloccate l’emendamento o i miei vanno da Berlusconi’.

 

Il premier ha incontrato il capogruppo alfaniano Sacconi. ‘Ricordatevi che noi siamo il partito più importante della coalizione. Abbiamo votato in direzione. Non dimenticate le proporzioni’. Resta la dissidenza democratica: i no difficilmente saranno meno di una ventina” (Repubblica, p. 6). Però si intravedono le classiche “schiarite”: “Scontro sul lavoro ma Bersani apre: ‘Leali alla ditta nel voto finale” (Messaggero, p. 6).

 

giorgio napolitanogiorgio napolitano

Sul fronte berlusconiano, sempre massima attenzione: “Berlusconi, la rete di protezione per Renzi. Il leader è pronto a dare il soccorso azzurro al governo sul Jobs act se fosse necessario. Ma per evitare l’abbraccio mortale farebbe mancare in Aula la presenza di alcuni dei suoi” (Corriere, p. 9). Per il Giornale, “il Cav teme l’autunno caldo: meglio Renzi che la Troika. Berlusconi ai suoi: so che ci costa consensi ma sui provvedimenti economici dobbiamo essere responsabili, l’alternativa è un governo eterodiretto dall’Ue” (p. 5).

 

 

5. PITTIBIMBO SCHERZA COL FUOCO, TRA CARAMBA E ACCUSE DI MASSONERIA

angelino alfanoangelino alfano

La Stampa svela un periglioso progetto di Renzie per risparmiare un po’ di denari pubblici: “Il piano di Renzi: fusione Finanza-Carabinieri. La Polizia potrebbe assorbire la Forestale già entro la fine dell’anno e nel 2015 anche la Penitenziaria” (p. 7). Poi, dieci pagine dopo, si legge: “Una tassa sui bilanci. Così il calcio pagherà la polizia negli stadi” e capisci tutto: Renzie vuol fondere Carabinieri e Finanza così prima si manganella e poi si riscuote. Si chiama ottimizzazione delle risorse umane.

 

Ma intanto Pottibimbo si deve guardare dalle inchieste del passato, con le carte del Ros di Firenze rilette con attenzione dal Cetriolo Quotidiano, che oggi spara in prima: “Due della cricca al telefono: ‘Rapporti massonici con Renzi’. Il costruttore Fusi intercettato nell’inchiesta sulle Grandi Opere. Chiamate su affari, pubblicità e cene elettorali del futuro premier. Che interpellato dal ‘Fatto’ replica: “Mai avuto a che fare con le logge, sono solo chiacchiere”. C’è anche il proprietario dell’hotel delle sue vacanze in Versilia con la sua famiglia. Lotti: ‘5mila euro per sei notti”. Due paginate con molte suggestioni ma poca sostanza, che però sono un campanello d’allarme per il premier spaccone.

pierluigi bersanipierluigi bersani

 

 

6. QUEL PASTICCIACCIO BRUNO ALLA CONSULTA

Forse se ne esce, dopo 15 fumate nere, grazie al passo indietro di Donato Bruno: “Consulta, nuovo ticket. Fi lancia Caramazza, ex avvocato dello Stato. Firmò l’istanza per distruggere le telefonate Napolitano-Mancino. Fronda tra gli azzurri: è un ‘tecnico’. Il Pd conferma Violante. La candidatura del giurista decisa da Gianni Letta e Berlusconi. Lui: per me un grande onore” (Repubblica, p. 13)

 

 

7. LA SCENEGGIATA DI GIGGINO ‘A CONDANNA

Alla fine ci siamo: “Sospeso De Magistris, Napoli senza sindaco. L’annuncio di Alfano: sanzione di 18 mesi. Oggi De Magistris avrebbe ricevuto Draghi e i banchieri centrali: ‘Mi hanno tolto dall’imbarazzo” (Corriere, p. 10). Repubblica racconta: “Starò tra la gente, è la mia Resistenza’.

luigi de magistrisluigi de magistris

 

L’ex pm ora punta sulla prescrizione. In primavera potrebbe estinguersi il reato per il quale De Magistris è stato condannato in primo grado. Il sarcasmo quando gli annunciano l’arrivo della ‘condanna’ prefettizia: ‘Ah sì? Salutatemela…” (p. 11). Il Giornale sottolinea la gravità dei riferimenti a Napolitano: “De Magistris cacciato da Alfano ora manda ‘pizzini’ al Quirinale. Il ministro dell’Interno sospende il sindaco di Napoli, lui replica con strani messaggi a Napolitano tirando in ballo un’inchiesta che lo coinvolse durante Tangentopoli” (p. 8).

Paolo Scaroni Paolo Scaroni

 

 

8. CE L’HANNO SEMPRE CON SCARONI

Paolo Scaroni dovrebbe rientrare nel cda delle Generali, dal quale si era sospeso dopo la condanna per Porto Tolle, ma i fondi esteri si mettono di traverso. Racconta Repubblica: “I fondi esteri contro il reintegro di Scaroni nel cda delle Generali. Ma il voto dei soci italiani a favore è maggioranza. Spunta l’ipotesi di un passo indietro del manager. Gli investitori del mercato: ‘Consigliere incapace di tutelare tutti gli azionisti’. Il veto dopo la condanna di primo grado per il disastro ambientale di Porto Tolle” (p. 28). Insomma, Scaroni salvato dai soci italiani. Che evidentemente lo conoscono bene e sanno che è meglio non farlo incazzare

 

 

9. MA FACCE RIDE!

Repubblica manda in edicola un inserto propagandistico sulla Russia di otto pagine dove si possono leggere pezzi come “La grande muraglia a portata di gasdotto”  e “Cosmo, la nostalgia non passa”. A scanso di sanzioni, sotto la testata del supplemento si legge: “l’inserto non coinvolge le strutture giornalistiche ed editoriali de La Repubblica”. Ah bè, allora…

Massimo Dalema Massimo Dalema

 

10. AGENZIA MASTIKAZZI

“D’Alema e Vespa vignaioli. Chi è il Migliore in cantina. Due nuovi (e famosi) produttori alla prova del critico”. Recensione imperdibile sulla Stampa, con elogi per tutti, naturalmente (p. 21).

 

Bruno Vespa Bruno Vespa

 

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