la citta proibita al di la delle apparenze

IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - VEDO CHE È PARTITO BENE SU NETFLIX, PRIMO IN CLASSIFICA, “LA CITTÀ PROIBITA”, TERZO FILM DI GABRIELE MAINETTI, UNA SORTA DI REVENGE MOVIE KUNG-FU ALL’AMATRICIANA NELLA MULTIETNICA PIAZZA VITTORIO DI ROMA – IERI HO VISTO DISTRATTAMENTE IL NOIR “AL DI LÀ DELLE APPARENZE”. SAREBBE STATO UN FILM QUALSIASI, VEDIBILE, SE NON SCOPRISSI CHE IL PROTAGONISTA, ZACH AVERY, È FINITO IN GALERA CON UNA CONDANNA A VENT’ANNI PER AVER TRUFFATO UNA SERIE GIGANTESCA DI INVESTITORI AI QUALI HA SPILLATO SOLDI CON IL CELEBRE SCHEMA PONZI. ALTRO CHE IL TAX CREDIT ITALIANO. QUESTO HA RUBATO QUALCOSA COME 238 MILIONI DI DOLLARI… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

Che vediamo stasera? Vedo che è partito bene su Netflix, primo in classifica, “La città proibita”, terzo film di Gabriele Mainetti, una sorta di revenge movie kung-fu all’amatriciana nella multietnica Piazza Vittorio. Di Roma, certo. Un sogno che è dai tempi dei video dei Manetti bros e di “Il segreto del Giaguaro” con Piotta e G. Max che si cerca (finora, ahimé, inutilmente) di realizzare. Come dire.

 

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Sono passati vent’anni, se non di più, e siamo ancora qua, a combattere con i cinesi “de Roma”, il rap di Piazza Vittorio, il mondo contaminato dei sogni di chi è cresciuto con in testa il kung fu, i videogiochi, i supereroi. C’è perfino chi ti porta nel ristorante dove il vero Bruce Lee ha fatto il cameriere. Magari qualcuno ricorderà i versi di “Da Terracina cor furgone” dei Flaminio Maphia (“Da Terracina cor furgone te tocca veni' / Trova qui la concorrenza dei vari Bruce Lee / Con l'accendino a pistola fatta a forma de minchia / Che funziona manco er tempo de 'na pippa”).

 

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Insomma. Gabriele Mainetti osa l’inosabile, recuperare la Piazza Vittorio multietnica di vent’anni fa, tra rap e cinesi, e infilarci dentro una storia alla Bruce Lee con la ragazza, la Mei di Yaxi Liu, addestrata dal padre nel kung fu, che arriva a Roma per scoprire che fine ha fatto sua sorella. Si scontra subito con una gang di cinesi capitanata da Shanshan Chunyo, vero attore del cinema cinese, che in un ristorante di Piazza Vittorio, chiamato “La città proibita”, nasconde attività non proprio lecite. E’ lì che la sorella di Mei è finita a fare da schiava sessuale per il losco padrone.

 

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Mei scoprirà presto che sua sorella è morta, sepolta a Ostia assieme a Alfredo, Luca Zingaretti, padrone del ristorante romano “da Alfredo” proprio a Piazza Vittorio. Lì incontrerà il buffo Marcello, l’inedito Enrico Borello, cuoco un po’ nerd del ristorante, che vede alla cassa Loretta, la moglie di Alfredo, Sabrina Ferilli, e come socio avventore il piuttosto losco Annibale di Marco Giallini, da sempre innamorato di Loretta. La situazione porterà presto a Mei e Marcello uniti contro i cattivi per scoprire la verità.

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Meno fortunato di “Jeeg Robot”, meno ambizioso e scombinato di “Freaks Out”, è un buon punto da dove ripartire. Certo, in sala non è andato benissimo… Su Netflix potete anche apprezzare, ma leggo buone critiche, il nuovissimo zombie kung fu tailandese “Ziam” diretto da Kulp Kaljareuk con Prin Sumarat. Solo per appassionatissimi. Ieri, vedo distrattamente un noir, “Al di là delle apparenze", titolo originale “Last Moment of Clarity”, diretto dai fratelli Colin e James Krisel con Zach Avery, Samara Weaving,Carly Chaikin, Brian Cox e Udo Kier. Niente di che.

 

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Un americano a Parigi, Sam, Zach Avery, è disperato per la morte della fidanzata, Georgia, la bella Samara Weaving, quando crede di rivederla in un film. Così lascia tutto e vola a Los Angeles alla sua ricerca. E’ lei, non è lei? Capiamo presto che dietro al mistero della ragazza c’è qualcosa di grosso, perché Sam si trascina dietro un paio di killer. Sarebbe stato un film qualsiasi, vedibile, se non scoprissi che il protagonista, Zach Avery, è finito in galera con una condanna a vent’anni per aver truffato una serie gigantesca di investitori ai quali ha spillato soldi con il celebre schema Ponzi, usato anche dal Madoff dei Paroli (ricordate?).

 

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Altro che il tax credit italiano. Questo Zach Avery ha rubata qualcosa come 238 milioni di dollari, mai restituiti, che ha sperperato con ville da miliardario in America. Poi è stato scoperto. E, schiaffato in galera, ha smesso con il cinema. Quando ha girato il film che si può vedere su Amazon, nel 2020, era già avanti con la truffa. Questo ha reso il film del tutto diverso da come lo stavo vedendo. Poi dicono degli italiani…

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