eva riccobono

“MI CHIAMAVANO ‘PIANURA PADANA’. MA SONO FELICE DI NON ESSERMI RIFATTA IL SENO” – EVA RICCOBONO A RUOTA LIBERA: “MI IMMEDESIMO DI PIÙ NEGLI UOMINI. SONO STATA ADDESTRATA AD AVVISTARE UNA BELLA RAGAZZA E A SEGNALARLA: ‘RAGAZZI, GNOCCA A ORE 15’” – “MIA MAMMA ALLE SUE FIGLIE HA DATO DEI NOMI ASSURDI: SABINE, GESSICA, DÀVINA ED EVA. SEMBRIAMO QUATTRO PORNOSTAR” – LA POLEMICA DELLA SUA AMICA LAURA CHIATTI SULL’UOMO CASALINGO CHE UCCIDE L’EROS: “QUALCUNO SI ECCITA CON LE TETTONE, LEI CON IL MACHO. E ALLORA? BASTA CON QUESTE LOTTE FINTE”

Estratto dell’articolo di Michela Proietti per il “Corriere della Sera”

 

EVA RICCOBONO

Eva Riccobono, palermitana con la faccia da tedesca. Figlia di un amore da Riviera Romagnola?

«Figlia della immigrazione, più che altro. Mio papà Giacomo andò a lavorare in Germania con suo fratello e lì conobbero due sorelle: una era mia madre Elisabeth. Alla fine i due fratelli si sono sposati con due sorelle».

 

Matrimonio riparatore?

«Matrimonio d’amore. Mia madre mi raccontava che all’epoca in Germania arrivavano molti italiani, promettevano mari e monti, e poi scappavano lasciando la fidanzata tedesca incinta. Quando papà disse: “Torno a Palermo, sistemo tutto e poi torno”, mia mamma ha pensato “eccone un altro”. Invece lui è davvero tornato, l’ha sposata e hanno fatto altri quattro figli».

EVA RICCOBONO

 

Lei è l’ultima.

«Io sono “l’errore”. Quando prendevo le parti di mia mamma, papà diceva: “Oh guarda che tua madre non ti voleva, sono stato io a dire di tenerti”. E allora io gli spiegavo che in psicologia queste frasi di un padre a una figlia erano vietate...».

 

Ci rimaneva male?

«Per nulla, ci scherzavamo su. Ho sempre visto il mio arrivo come un dono. Mia madre prima di me aveva avuto un aborto spontaneo: papà, che era un po’ magico, aveva convinto tutti che fossi il figlio di prima che stava provando di nuovo a venire al mondo. Ero sempre io, ho bussato due volte per nascere».

 

Perché si chiama Eva?

EVA RICCOBONO CON MARITO E FIGLI

«Mia mamma, da buona tedesca con la passione per i tabloid inglesi, alle sue figlie ha dato dei nomi assurdi: Sabine, Gessica, Dàvina ed Eva. Sembriamo quattro pornostar».

 

Un’ultimogenita viziata o di quelle che se il ciuccio cadeva neanche lo si lavava?

«Entrambe. Come dice una mia amica, sono cresciuta mangiando dalla ciotola del cane. Ma in adolescenza, quando tutti erano indipendenti, ho avuto mia madre solo per me. Mi portava dappertutto e avevamo un bellissimo dialogo».

EVA RICCOBONO - PLAYBOY

 

[…]

 

Una famiglia serena e senza fronzoli.

«Mio padre era un elettricista con un negozio di autoradio. Mamma una ex insegnante. Mi sono resa indipendente presto, non perché mi mancasse qualcosa, era la mia natura».

 

I suoi fratelli.

«Mio fratello Nicola, il maggiore, è morto a 19 anni in un incidente in moto. Quando perdi un figlio le famiglie si spezzano, invece, i miei hanno trovato un nuovo equilibrio. Ho riflettuto su questa perdita e ho capito che la morte di Nicola ha avuto su noi sorelle conseguenze diverse. Io sono stata la figlia “coprilutto”: ero la piccola, sentivo il dovere di rendere la vita più lieve a tutti».

 

In che modo copriva il lutto?

«Io e Nicola eravamo i tedeschi della famiglia, biondi, con gli occhi chiari, anche caratterialmente simili. Papà ha iniziato a trattarmi un po’ da maschio: ero compiaciuta di compensare la mancanza. Per tanto tempo mi sono sentita più uomo che donna e tuttora sono mascolina».

 

In cosa si sente maschio?

eva riccobono io che amo solo te

«Mi immedesimo di più negli uomini che nelle donne. Non sono competitiva e sono stata addestrata ad avvistare una bella ragazza in lontananza ed, eventualmente, anche a segnalarla: “Ragazzi, gnocca a ore 15”. Lo faccio anche con mio marito: non sono gelosa delle ex».

 

Come è stata scoperta?

«Ero fidanzata con un ragazzo che lavorava in una società di produzione. Un giorno sono andata a trovarlo a casa della famiglia Florio, dove stavano scattando per Vogue. Me ne stavo sul divano come una “piunca” e mi hanno detto che volevano farmi una foto».

 

Una «piunca»?

«Sì, un pesce lesso, in palermitano. Ero infastidita da quella attenzione: ho fatto uno sguardo del genere “ma cosa vuoi da me”».

 

[…]

214 eva riccobono mrc 9220

 

Una cosa bella del suo lavoro.

«Finalmente il mio essere alta, magra e piatta non era più un problema. Da piccola mi chiamavano “quattro ossa incatenate” o “Pianura Padana”. Sono fiera di non essermi rifatta il seno».

 

Una cosa brutta.

«Pensavano che fossi straniera e ai casting sentivo i commenti: “Non mi piace, c’ha la faccia da slavata, che noia”. Un fotografo mi disse: “Non vai bene, non esci, non sei fotogenica”. Poi l’ho rivisto quando ero diventata un nome».

 

Che cosa gli ha detto?

«Che non essere fotogenica mi aveva portato bene. A Palermo quando ci si prende la rivincita si dice “mi sono mangiato una fetta di carne”. Ecco, mi sono mangiata molte fette di carne».

 

Gli stilisti: Gianfranco Ferré.

eva riccobono green carpet fashion award

«Una delle esperienze più belle: nella sua biografia ufficiale c’è il capitolo “Eva Riccobono”. Diceva che ero stata la sua ultima musa».

 

Come lo aveva conquistato?

«Essendo poco ambiziosa e giocherellona, non ho avuto mai il timore reverenziale. Nella moda c’è gente che pensa che stia salvando il mondo, io invece lo punzecchiavo: quando arrivavano i cioccolatini glieli rubavo sotto il naso. “Ma che bel cioccolatino! Peccato che non lo puoi mangiare!”. Lui ricambiava con calci sugli stinchi».

 

Non lo chiamava architetto?

«No, lo chiamavo Gianfri. Gli dicevo: “Ma che architetto sei, quando mai hai fatto un palazzo?” Quando c’erano i litigi più pesanti, mandavano avanti me. Gli altri erano spaventati, io mi facevo avanti offrendogli una cioccolata calda».

 

Giorgio Armani.

«Lui è immenso. Quando ho debuttato al Teatro Parenti in Coltelli nelle galline diretto da Andrée Ruth Shammah è venuto a vedermi. A pochi minuti dall’inizio è entrato dietro le quinte un assistente: “C’è Armani in prima fila!” Non va mai da nessuna parte: un regalo grande».

 

EVA RICCOBONO

[…]

 

Chi ha creduto subito in lei?

«Mio marito Matteo: è stato lui a spronarmi».

 

Matteo Ceccarini, producer musicale, 11 anni più di lei, da 19 suo compagno e da un anno suo marito. Come vi siete conosciuti?

«Al Life Ball di Vienna. Era un periodo della vita in cui avevo deciso di fare tutto sbagliato: avevo 21 anni ed ero sempre stata buona e tranquilla. A un certo punto volevo provare tutto, compresa una “one night stand” con un ragazzo appena conosciuto che mi piaceva. Era lui».

 

Come è finita?

«Dopo la notte insieme, ho lasciato la sua stanza. Avevo in mente i discorsi dei miei amici maschi: “Eva, regola numero uno, la mattina vai fuori dalle balle, tanto a noi uomini della colazione insieme non ce ne frega niente”. Invece lui mi ha cercata: “Ma dove sei sparita? Torna”».

 

[…]

 

Ha mai sentito la differenza d’età?

EVA RICCOBONO

«Di sera uscivo con il mio gruppetto di amici gay, al rientro lo trovavo sveglio con il libro in mano. Mi guardava e mi diceva: “Hai bevuto? Dai vai a letto”. Mi ha lasciata libera di crescere».

 

Avete due figli, Leo e Livia.

«Credo che la cosa che mi riesce meglio nella vita è fare la mamma, è un lavoro difficile, ti devi dare molto. Non ho voluto tate: Matteo spesso lavora da casa e mi dà una mano».

 

Laura Chiatti ha detto che l’uomo che aiuta in casa uccide l’eros.

«Laura è una cara amica e ci siamo sentite dopo questa inutile polemica: qualcuno si eccita con le tettone, lei con il macho. E allora?».

 

E allora?

«Basta con queste finte lotte. Vogliamo fare seriamente i femministi? Bene, siamo un Paese cattolico, dateci una Papessa».

 

[…]

 

Con chi le piacerebbe lavorare ora?

«Con Matteo Garrone, mi piacciono le persone autentiche».

 

Amiche nel mondo della moda?

«Le conosco tutte, ma non mi scambio confidenze con loro. Incontro con piacere Maria Carla Boscono, anche se all’inizio non mi sono sentita accolta da lei: era più scientifica ed è stata premiata per questo. Oggi è un’icona».

 

eva riccobono

[…]

 

Ed Elly Schlein su «Vogue»?

«È il segno della modernità e della vanità che tocca tutti. Come diceva Al Pacino nel film L’avvocato del Diavolo: “La vanità è decisamente il mio peccato preferito”».

EVA RICCOBONO LAPO ELKANN FESTA CALENDARIO PIRELLIeva riccobonoeva riccobonoMOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA EVA RICCOBONO BOLLE DI SAPONE eva riccobono e matteo ceccarini al x Eva Riccobono Roberto Bolle e il direttore di Vogue Italia Franca Sozzani PARTY VANITY FAIR EVA RICCOBONO E A FEF SERATA CALENDARIO PIRELLI EVA RICCOBONO REDCARPET PIRELLI CALENDAR MATTEO CECCARINI ED EVA RICCOBONO SERATA CALENDARIO PIRELLI EVA RICCOBONO IN PASSERELLAeva riccobono

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?