GODE IL CERCHIO-BATTISTA DI PAOLINO MIELI PER LO SCAZZO A SINISTRA TRA FATTOIDI E REPUBLICONES: I SECONDI IMPEGNATI A DIFENDERE MONTI A SPADA TRATTA (PER SCALFARI CHI OSA CRITICARE IL PREMIER È “UN IMBECILLE”), I PRIMI CONTRO LA MANOVRA LACRIME E SANGUE - E SCANZI SBERTUCCIA SERRA CHE TROMBONEGGIA DALL’AMACA: “CHI A SINISTRA SI LAMENTA DI MONTI PERDE IL SUO TEMPO E RUBA ENERGIE ALLA COSTRUZIONE DI UNA ALTERNATIVA ELETTORALE SERIA”…

IL GOVERNO MONTI DIVIDE LA SINISTRA GIORNALISTICA
Pierluigi Battista per il "Corriere della Sera"

Con la nascita del governo Monti, i rapporti tra le due sinistre giornalistiche, quella della Repubblica e quella del Fatto quotidiano, si sono fatti decisamente meno cordiali. Per la verità, i primi a picchiare sono stati quelli di Repubblica con Eugenio Scalfari che ha dato con brutale perentorietà dell'«imbecille» a chi osa criticare Monti, seguito non senza ammirevole zelo da Michele Serra che così ha bacchettato ex-cathedra i neo-malpancisti: «chi a sinistra si lamenta di Monti perde il suo tempo».

La solerzia e il nuovo ardore governativo, galvanizzati dall'insperata estromissione dell'usurpatore da Palazzo Chigi, fanno dire insomma ai nuovi pasdaran dell'esecutivo tecnico che chi critica «perde tempo», a prescindere. Può avere torto o ragione, argomenti a favore o argomenti contro, ma non importa, «perde tempo». Non bada alla sostanza della questione: la cacciata del nemico. Ancora un passo e siamo all'«oggettiva» connivenza, all'accusa di «fare oggettivamente il gioco di».

Ma siamo ancora al passo precedente. Con un'avvertenza: il giornalismo appiattito con ortodossa inflessibilità sulle posizioni di un governo tende a diventare noioso, grigio, ripetitivo, trionfalistico dal sapore «bulgaro», come si diceva un tempo. Invece la critica e l'opposizione giovano alla vitalità di un giornale.

Il Fatto diretto da Antonio Padellaro appare addirittura più vivace e persino nella legnosa scrittura da verbale giudiziario di Marco Travaglio, una volta messo da parte (ma solo per un giorno o due, eh) il tono lugubre del forcaiolo compulsivo, ora traspare di tanto in tanto un pallido barlume di ironia e di simpatia.

Vero è che il Fatto per animare il suo folto e militantissimo lettorato ogni tanto deve sparare titoli allarmanti sul «Caimano» che «c'è ancora», che comanda ancora, che «è pronto a tornare». Ma sono colpi di tromba per rincuorare le moltitudini. La verità è che «parlare male di Monti» è diventato il nuovo refrain del quotidiano concorrente di Repubblica.

Resta l'abitudine mentale, inscalfibile nel passar degli anni e dei decenni, di muri crollati e di atlanti geo-politici sconvolti, di vivere con diffidenza e fastidio qualunque posizione che, nel proprio schieramento, non anteponga le ragioni dell'appartenenza a quella della libera critica. Una critica non deve necessariamente essere ostile, può essere un pungolo, un incoraggiamento. I giornali americani che avevano sostenuto Obama si sono ben guardati dal trasformarsi in bollettini della vittoria quando il presidente è entrato alla Casa Bianca.

Ma l'Italia è il regno del cui prodest: a chi giova dire le cose come stanno? È il regno del bipolarismo primitivo che vuole annientare l'avversario come prima missione e liquida come fatuità da «anime belle» ogni obiezione bollata come «eretica», «inutile», «imbecille». Peccato. Peccato per i giornali e per la sinistra. E peccato anche per un governo, che ha bisogno di sostegno e non di trombettieri.

2 - SERRA E LA SINISTRA GARBATA E SALOTTIERA, DOTATA DI ALTISSIMO SENSO DELLO STATO...
Andrea Scanzi
per "Il Fatto Quotidiano"

"Chi a sinistra si lamenta di Monti perde il suo tempo e ruba energie alla costruzione di una alternativa elettorale seria". Così tuonò, tra un dondolio (sobrio) e l'altro, Michele Serra. Ieri, dalla sua "amaca" (sobria) su Repubblica. E' un tema caldo: o stai con Monti, o sei un qualunquista. Un populista disfattista. Un irresponsabile demagogo che fa il gioco del Pdl, sa solo criticare e si merita Berlusconi.

Al ricatto della "sinistra" garbata e salottiera, dotata di altissimo senso dello Stato, intimamente incline al bene patrio ed eroicamente protesa alla santificazione montiana, partecipa ovviamente anche l'intellighenzia Assai adirata con chi ne discute la (sotto) egemonia culturale.
Verrebbe da chiedere a Serra, tra i più preziosi giornalisti italiani, se l'élite autoproclamatasi tale non ha ancora debellato quella buffa allergia per il dissenso. Sarebbe elettrizzante scoprire cosa pensi di Francesco Merlo, che nella stessa pagina parlava di "manovra cieca e fredda".

O come Serra si ponga - maieuticamente - nei confronti della copertina dell'Espresso, genialmente griffata Altan: "Chi più ha, più dà. Quasi quasi mi taglio una gamba, tanto ne ho due".

In un impeto di giustizialismo, qualcuno sarebbe portato ad asserire che questa arroganza, di cui trasudano gli ambienti piddini più à la page, risulti discretamente insopportabile. Sarebbe però un errore, uno sbaglio. Peggio: lesa maestà. Ha ragione Bersani a minacciare chi tenta di superarlo a sinistra (cioè chiunque non mette la retromarcia). Ha ragione Enrico Letta, il giovane vecchissimo, quando rampogna il bolscevico Fassina.

E bene fa il realista Serra a rammentare al qualunquista volgo - in nome del sempiterno "lasciatelo lavorare" - come "Berlusconi non è stato destituito dal Quarto Stato di Volpedo (..) o dagli indignati vittoriosi e costituiti in Direttorio in collegamento con Santoro". Ha ragione da vendere. Certo, a voler essere precisi, Berlusconi non sarebbe stato "destituito" neanche da Bersani, l'uomo che esulta per interposta persona (Milano, Napoli, referendum). Sottigliezze: "L'obiettivo dichiarato è evitare la bancarotta del Paese e ricostruire una dignitosa immagine nazionale da offrire a noi stessi e al resto del mondo.

Punto" (parentesi: quando un editorialista rimarca un assioma con l'icastico "Punto.", sta cercando di convincere se stesso. Senza grandi risultati).
Sia dunque benedetto il buonsenso serriano: Garibaldi Monti non si può criticare. Men che meno da sinistra. Non perdiamo tempo (ci pensa già il Pd).

"E' ingeneroso pretendere che faccia cose di sinistra, per il semplice fatto di sinistra che non è". Anche qui, volendo, si potrebbe micragnosamente chiosare che il punto non è aspettarsi "qualcosa di sinistra", quanto qualcosa di appena giusto. Fuoriluogo, ancora e ancora, poiché non esistono alternative.

Monti era costretto; il Pd era costretto; e la Fornero era contrita. Strade diverse non ce n'erano. E dunque basta con chi voleva toccare la Chiesa. Basta con chi desiderava tassare più risolutamente i capitali scudati. Che la finiscano i trotzkisti col feticcio della patrimoniale. Che si chetino quelli che straparlano di frequenze tivù. Che siano ricondotti al silenzio i polemisti che hanno immaginato reazioni veementi (no, non alludevano al Pd) se la stessa manovra l'avesse fatta Berlusconi.

E che sian ricolmi di gioia quei piagnoni lavativi della leva '52. E' una manovra un po' dolorosa, come ha coraggiosamente elucubrato Debora "Luxemburg" Serracchiani, ma ci salverà. E' originale e geniale (aumentare la benzina mica è da tutti). Il mirabil frutto dell'eccellenza economico-clericale. Condividetela, diffondetela, celebratela. O Montiani o Sfascisti: tertium non datur. 
Occorre pragmatismo, compagni: per esigere l'impossibile, e cioè perdere un'altra elezione già vinta, ci sarà tempo (un anno o giù di lì).

Al voto subito non si poteva andare, prima bisogna cambiare la legge elettorale (che nessuno cambierà, sì, ma perché puntualizzare?). Venga cristologicamente accettato il sacrificio (dei soliti noti) e si plauda giubilanti l'ombrello di Altan.
Serra ha senso dello Stato e polso del presente; gli altri, no. Lode a lui, a Monti e alla paradigmatica Signora Elsa. 
Resterebbe un'ultima perplessità pusillanime, e cioè che l'esercizio della critica è verosimilmente l'Abc dell'onestà intellettuale, ma sul tema non c'è mai stata unanimità di giudizio. Forse una "sinistra" che accetta tutto, brutta e scalcagnata copia dei presunti rivali, non può dare lezioni.

Forse il Cuore di Serra avrebbe mirabilmente scorticato una manovra simile, con la brutalità degli iconoclasti incendiari e per nulla pompieri. Forse, anche per il bravo e dondolante Michele, fa ormai fede unicamente il Quarto Sillogismo di Scalfari: "Voi del Fatto sparate contemporaneamente un colpo sul Pdl e uno sul Pd. Il Fatto non si capisce chi privilegia". Serra, in compenso, si capisce benissimo. Lo impongono Storia, popolo e amache. Ora pro nobis.

 

Pierluigi Battista PIERLUIGI BATTISTA LAMBERTO SPOSINI PAOLO MIELI EUGENIO SCALFARIe ANTONIO PADELLARO BEATRICE BORROMEO ANTONIO PADELLARO MARCO TRAVAGLIO MICHELE SERRAfabio fazio chetempochefa002 lapANDREA SCANZI I CANI LO SANNOcuore 18 novembre 1991

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