1- GRASSO BOLLENTE! “FAZIO E SAVIANO VOGLIONO EDUCARCI, REDIMERCI, FARCI SENTIRE MIGLIORI. SENZA GIOIA, CON PEDANTERIA. LE LORO TRASMISSIONI SONO LE SOLE DOVE LA NOIA VIENE SCAMBIATA PER INSEGNAMENTO, LA DEMAGOGIA PER REDENZIONE, LA RETORICA PER VATICINIO. E, OVVIAMENTE, HANNO SUCCESSO PERCHÉ LA TV DEL DOLORE CONOSCE TANTE FORME, ANCHE QUELLA DI PREDICARE SUI SUICIDI O SUI BAMBINI DI BESLAN” 2- “IL CLIMA È SEMPRE QUELLO DEL RITO: UNA NECESSARIA PENITENZA PERCHÉ LO SPROLOQUIO SI OFFRA A NOI COME ELOQUIO. SOTTO LE PAROLE, NIENTE. SOLO UN PO' DI OMELIA TELEVISIVA, DOVE QUELLO CHE NON HO SI CONFONDE CON QUELLO CHE NON SO” 3- “IL FATTO”: “QUELLO CHE (NON) HO È UNA NUOVA IDEA. SU LA7 MA IL FORMAT È DI RAI3” 4- SACRILEGIO! GIANNI MURA SU ‘’REPUBBLICA’’ CONTRO L’IDEA DI AFFIDARE LA RUBRICA "L' ANTI-ITALIANO", PER TANTI ANNI FIRMATA DA GIORGIO BOCCA, A SAVIANO: “UNA NOTA STONATA” 5- LA PRIMA PUNTATA TOTALIZZA IL 12.65% CON 3.036.000 TELESPETTATORI. LO SHARE OTTENUTO SU RAI3 CON “VIENI VIA CON ME” (INTORNO AL 30%) E’ SOLO UN PALLIDO RICORDO

1- RITO DA MAESTRO MANZI NEL CLIMA DI REDENZIONE
Aldo Grasso per il Corriere della Sera

Il destino delle parole è che invecchiano e si usurano con gli uomini che le usano. Un po' martire, un po' rockstar Roberto Saviano vive di parole, ha costruito il suo successo con le parole e, nonostante la giovane età, viene già osannato come un venerato maestro.

Così, con l'aiuto di Fabio Fazio e di illustri «parolieri» come Francesco Piccolo e Michele Serra (seduti in prima fila), ha trovato ospitalità su La7 per ripensare le parole che usiamo (idea non nuovissima). Se un tempo le Officine Grandi riparazioni di Torino servivano a riparare i treni, adesso, come location, riparano parole.

Una sfilata di ospiti illustri o meno prende una parola e la spolvera. Annotava nei suoi diari Lev Tolstoj: «Se tutta la complessa vita di molti passa inconsciamente, allora è come se non ci fosse mai stata». Questo è il destino delle parole: a furia di ripeterle, di sentirle nella quotidianità diventano gusci vuoti. Solo i veri scrittori sanno restituire loro il senso della vita, sanno restituircele come «visione» non come «riconoscimento». Fazio e Saviano vogliono educarci, redimerci, farci sentire migliori. Senza gioia, con pedanteria.

Le loro trasmissioni sono le sole eredi del maestro Manzi, le sole dove la noia viene scambiata per insegnamento, la demagogia per redenzione, la retorica per vaticinio. E, ovviamente, hanno successo perché la tv del dolore conosce tante forme, anche quella di predicare sui suicidi o sui bambini di Beslan. Il clima è sempre quello del rito, della celebrazione: una sorta di consacrazione laica della parola, una necessaria penitenza perché lo sproloquio si offra a noi come eloquio. Sotto le parole, niente. Solo un po' di omelia televisiva, dove quello che non ho si confonde volentieri con quello che non so.

La debolezza di questo reading è che tutti ti fanno venire il senso di colpa, persino Pupi Avati con i suoi ricordi felliniani al borotalco, persino il duo Travaglio-Lerner: se non sei impegnato, sei non vuoi cambiare il mondo con noi, se non usi le parole come arma di difesa civile, insomma sei poco propenso alla bacchettoneria, che tu sia dannato in eterno.
Fra i tanti luoghi comuni, ci sono anche le parole che il ceto medio riflessivo non dovrebbe mai pronunciare perché fanno cafone: sbaglio o la parola marketta non c'era?


2- QUELLO CHE (NON) HO È UNA NUOVA IDEA - SAVIANO E FAZIO TORNANO SU LA7 MA IL FORMAT È QUELLO DI RAI3
di Carlo Tecce per Il Fatto

Quello che (non) ho, ieri prima puntata su La7, è soprattutto il tasto di un telecomando: il terzo che sta per Rai3. Quello che (non) ho, scampagnata raffinata oltre il servizio pubblico, è Vieni via con me più cresciuto e più disinvolto. Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano è una filastrocca che s'interrompe con la parola migliore. Quella che scrittori, attori, giornalisti, comici, artisti cercano di interpretare con il ritmo di un'omelia e il tono di un'estrema unzione.

Il viso bonario di Fazio, ineccepibile padrone di casa in trasferta, è il riflesso perfetto per un Saviano che cerca se stesso mentre si mostra a un pubblico televisivo. Quel Saviano che replica, non più imbarazzato, a un editoriale definitivo di Giuliano Ferrara: "Saviano al posto di Bocca.

Uno che non ha mai detto nulla di interessante, che non ha un'idea in croce, che scrive male e banale, che parla come una macchinetta sputasentenze, che brancola nel buio di un generico civismo, che è stato assemblato come una zuppa di pesce retorico a partire da un romanzo di successo, si prende la rubrica di un tipo tosto che di cose da dire ne aveva fin troppe".

Lo scrittore di Gomorra osserva l'Elefantino con distacco lessicale e un ritornello che conosciamo: "È fango. Vuole dire che faccio bene. Queste cose mi galvanizzano", dice a Enrico Mentana che tira la volata col telegiornale. Fine. Le parole possono cominciare a fluire, un po' buoniste e un po' coreografiche, fra l'Officina grandi riparazioni di Tori-no: le fotografie di un mondo bestiale, le citazioni di Gianni Rodari, le canzoni di Fabrizio De André. Il palco è uno studio, immenso e buio: non è un pulpito, è un microfono ben direzionato. Più che una scaletta, c'è un percorso che rimbalza fra il leggìo e l'oratore e atterra, sempre, su ottimismo e sacralità.

Saviano, senza paura di smentita, può ripetere all'ex ministro Roberto Maroni che la malavita nel Nord leghista ci sguazza, eccome. Il tratto di Michele Serra, e lo squadrone di autori arruolati e già affiatati (Francesco Piccolo, Pietro Galeotti), si nota con Fazio, che maneggia l'ironia con cautela, ma fa ridere più di chiunque con l'elenco (rievocazione di Vieni via con me) di quello che dovremmo dimenticare o non imparare mai: "Burlesque, faccendiere, escort, spread, briffare, esclusivo, tele-voto, tempistica, padania, movida".

Se la litania di Pierfrancesco Favino per la figlia che sta per nascere può effettivamente commuovere, non soltanto perché recita a perfezione, le statistiche di Saviano su imprese e lavoro possono annoiare. Quando la parola selezionata è negativa (morte, suicidio, fallimento), l'atmosfera è cupissima.

Quello che (non) ho è talmente strutturato, intrecciato con scrupolo, che può apparire a volte troppo vero, a volte troppo finto.

Fazio è defilato con moderazione. Luciana Littizzetto è un'iniezione di energia. Elisa è un sottofondo . Erri De Luca, Maurizio Landini, Massimo Gramellini, Pupi Avati sono fedeli in cammino che portano la propria presenza. E i propri ricordi. Come Gad Lerner che si esercita su politica e antipolitica, e invoca la sveglia: "Provai un'emozione simile al primo voto un paio d'anni dopo a Varsavia, quando il mio amico Wlodek Goldkorn mi accompagnò alla cerimonia d'insediamento del primo parlamento democratico eletto in Polonia dopo mezzo secolo di regime comunista.

Fra i deputati ancora increduli c'erano dissidenti ... Eroi della politica; ma nulla avrebbero potuto non fosse germogliato dai cantieri e dalle fabbriche un grande movimento sindacale, un vero movimento di partecipazione popolare chiamato Solidarnosc, solidarietà. Oggi in Italia, di più, in tutta Europa avvertiamo il bisogno di un moto come Solidarnosc, una solidarietà che arriva a cambiare la politica".

Marco Travaglio descrive la politica che significa antipolitica: "Chiamare i caduti sul lavoro ‘morti bianche' per far sembrare meno morti i morti e meno assassini gli assassini. Dire che è sempre colpa dei governi precedenti, delle due torri, della crisi mondiale, dello tsunami, delle toghe rosse, dell'euro, della Merkel, di Adamo ed Eva. Annunciare le grandi riforme e non farne mai una neanche piccola. Promettere tagli alla casta e poi non farli, però Giuliano Amato ci sta lavorando.

Travestire dei banchieri da tecnici e nominarli ministri. Fare un governo di soli tecnici e poi difendere i partiti dall'antipolitica. Far pagare la crisi a pensionati e lavoratori perché banchieri, miliardari ed evasori corrono più veloci e non si fanno prendere. Dire "ce lo chiede l'Europa", ma se poi l'Europa ci chiede la legge anticorruzione, allora l'Europa si faccia i cazzi suoi.

Stare seduti su una montagna di soldi pubblici, deputati, senatori, sindaci, presidenti di regioni e province, assessori, consiglieri, portaborse, consulenti, banche, enti, aziende, autoblu, aerei blu, elicotteri blu, authority, tv, giornali, chiudere porte e finestre del castello, e poi strillare: "Oddio, un Grillo, prendetelo!".

L'ANTI-ITALIANO UNICO DI MURA
Il Fatto - Che consegnare la memoria di Giorgio Bocca a Roberto Saviano, sulle colonne dell'Espresso, non fosse una buona idea l'hanno detto in tanti. Ma nessuno, almeno pubblicamente, fra quelli che scrivono sulle stesse testate dell'autore di Gomorra. Domenica Gianni Mura ha dedicato alla vicenda la conclusione della sua tradizione rubrica su Repubblica: "Infine, sull'ultimo numero dell' Espresso Roberto Saviano esordisce con la rubrica "l' anti-italiano", per tanti anni firmata da Giorgio Bocca. A me sembra una nota stonata, e non c' entra Saviano né i suoi meriti, che nemmeno mi sogno di discutere. Forse ragiono da giornalista sportivo, ma certi titoli di rubrica, come certe maglie nello sport, sarebbe meglio ritirarli. Per rispetto di chi c' era prima, ma anche di chi arriva dopo". E soprattutto, di chi legge.

 

ALDO GRASSO CRITICO TV fazio savianoROBERTO SAVIANO E FABIO FAZIO IN _QUELLO CHE NON HOROBERTO SAVIANO E FABIO FAZIO IN _QUELLO CHE NON HOROBERTO SAVIANO E FABIO FAZIO IN _QUELLO CHE NON HOFRANCESCO PICCOLOMICHELE SERRAGIANNI MURA Bocca Giorgio Bocca

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI