ITALIANNES - IL PREMIO A GARRONE CONFERMA CHE PER GLI ITALIANI AVERE UN AIUTINO IN GIURIA FA SEMPRE COMODO - NON CHE NON FOSSE MERITATO, MA IL SUCCESSO DI “REALITY”, ABBASTANZA FISCHIATO DAL PUBBLICO FRANCESE, INSOSPETTISCE, ANCHE PERCHÉ I PRODUTTORI (FANDANGO) SONO GLI STESSI DI “HABEMUS PAPAM” DEL PRESIDENTE DELLA GIURIA MORETTI - MA NANNI È STATO FURBO: DANDO LA PALMA D’ORO ALL’AUSTRIACO HANEKE, SI È MESSO AL RIPARO DALLE CRITICHE DI PARTIGIANERIA…

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Mannaggia, sempre a un passo dalla Palma d'oro senza acchiapparla. Matteo Garrone, al netto di qualche fischio alzatosi dalla platea alla proclamazione, fa il bis quattro anni dopo "Gomorra", conquistando un altro Gran premio speciale della giuria. Purtroppo gli italiani dovranno attendere il 28 settembre per vedere questa commedia cupa e coloratissima sul mondo del Grande Fratello e dintorni.

S'intende in salsa partenopea, con tanto di attore protagonista carcerato nella realtà. Del resto il regista romano, classe 1968, sin dai tempi di "L'imbalsamatore" intrattiene un rapporto speciale con Napoli; non per niente ha sposato la bionda, burrosa e molto napoletana Nunzia.

Il premio a "Reality" non è proprio una sorpresa. Già alle 18.45, vedendo Garrone salire sorridente gli scalini del Palais col papillon rosa, lo smoking di buona sartoria e la barba non fatta, s'era capito che qualcosa di buono ci sarebbe scappato per l'Italia. Intendiamoci: premio meritato, pure la conferma che il nostro cinema d'autore, dopo l'Orso d'oro berlinese andato a "Cesare deve morire" dei venerabili fratelli Taviani, non è così accartocciato su se stesso, ma sa anzi imporsi nei contesti internazionali, spesso i più ardui nel confronto dei talenti.

Naturalmente Garrone è Garrone, un cineasta di valore che ha messo a punto un proprio stile inconfondibile, anche una poetica del grottesco che non sfregia l'umanità dei personaggi con sguardo moralistico, al pari del quasi coetaneo Paolo Sorrentino. Pensate, i due abitano perfino dentro lo stesso palazzone umbertino.

Una Palma d'oro avrebbe reso ancora più piena la festa italiana, ma c'era Michael Haneke in gara, e si sa che il regista austriaco, già vincitore nel 2010 grazie a "Il nastro bianco", colpisce sempre duro col suo cinema ostico e severo, alto e sconvolgente. Pure intimidente.

D'altro canto, il nostro Moretti doveva far dimenticare la precedente prova di presidente di giuria, a Venezia 2001, quando dal cilindro venne fuori a sorpresa, forse sul filo di un sofferto compromesso, il Leone d'oro al mediocre "Monsoon Wedding" di Mira Nair. Stavolta il regista del "Caimano", che non saprà parlare inglese e francese ma possiede la grinta del capoclasse, anzi del preside, ha saputo imporsi, senza timore di passare per un amico dell'Italia a tutti i costi.

Il rischio ci sarebbe stato con la Palma d'oro, il Gran premio speciale della giuria lo mette invece al riparo dai sospetti di partigianeria e rende comunque luminosa la giornata. Anche se non sfugge agli addetti ai lavori più maliziosi, senza davvero nulla togliere al valore di "Reality", che i produttori Raicinema e Fandango sono gli stessi di "Habemus Papam", nel 2011 in gara sulla Croisette.

In ogni caso si conferma quanto scritto l'anno scorso dal "Secolo XIX": un aiutino dall'interno della giuria non guasta mai. La controprova? Nel 2008 "Gomorra" e "Il Divo" trovarono in Sergio Castellitto un valido sostenitore; e nel 2010 Elio Germano, miglior attore ex-aequo per "La nostra vita", fu giustamente difeso da Alberto Barbera e Giovanna Mezzogiorno. L'anno scorso, con "This Must Be the Place", non beccammo nulla: sarà un caso ma non c'era neanche un italiano in giuria.

 

presidente della giuria Nanni Moretti nanni moretti Matteo Garrone con la moglie GARRONE A CANNESmatteo garrone sul set di realityPAOLO SORRENTINO

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