“MALACULTURA” CURRUNT - L'ARCHIVIO DI STATO RIPUBBLICA LE LETTERE DI MUSSOLINI ALLA PETACCI GIÀ PUBBLICATE UN ANNO FA NEL SAGGIO STORICO DI PASQUALE CHESSA E BARBARA RAGGI, “L'ULTIMA LETTERA DI BENITO”, MONDADORI - MA PERCHÉ LA ELECTA, FACENDO FINTA DI ESSERE LA MONDADORI, PUBBLICA UN ANNO DOPO METÀ DEL LIBRO CHE HA GIÀ PUBBLICATO UN ANNO PRIMA? E NON C’È CONFLITTO DI INTERESSI SE LA PREFAZIONE È DEL SOVRINTENDENTE, LA CURA DELLA FUNZIONARIA PREPOSTA AGLI ARCHIVI, E LE INTRODUZIONI STORICHE DEI DUE MEMBRI DEL COMITATO SCIENTIFICO DELLO STESSO ARCHIVIO?...

1 - ERRORI FALSI E SCOPIAZZATURE
DAGOREPORT
- Un caso di «malacultura». L'Archivio di Stato ripubblica le lettere di Mussolini alla Petacci già pubblicate un anno fa nel saggio storico di Pasquale Chessa e Barbara Raggi, "L'ultima lettera di Benito", Mondadori.

La Repubblica culturale si schiera al gran completo per la presentazione. Ma alla Mondadori del libro non sanno niente: Infatti è dell'Electa con la pecetta della A, per fare finta che si tratti di un libro vero.

Enrico Mannucci sul Corriere svela il mistero e scopre anche gli errori negli altri scoop mussoliniani di un altro principe della storia in fotocopia, Mimmo Franzinelli. Dietro le quinte un nome di un gran lettore e cacciatore di errori il professor Lauro Grassi della Statale di Milano.

A Barbara Raggi, furetto d'archivio, che ha seguito il lavoro sulle lettere di Mussolini per il libro scritto con Pasquale Chessa, "L'ultima lettera di Benito", Mondadori, uscito nel novembre 2010, è bastata una lettura a volo d'uccello per scoprire che il libro curato dalla Montevecchi è ben lungi dal potersi avvalere della definizione di «edizione critica» e tanto meno «scientifica».

Tanto per cominciare un'edizione critica nasce allo scopo di riprodurre i testi nella loro esaustività, in modo che dopo gli studiosi non siano più costretti a ricorrere agli originali. Vengono anche dotati di note esplicative che sciolgano i punti oscuri. Note e apparati servono anche a contestualizzare i testi in modo da fornire agli studiosi tutti gli strumenti per procedere alla ricostruzione storica. Esempio classico: i Monumenta Germaniae Historica.

A parte gli scherzi: ci si chiede perché la Electa, facendo finta di essere la Mondadori, pubblica un anno dopo metà del libro che ha già pubblicato un anno prima. E soprattutto ci si chiede se non ricada in pieno conflitto di interessi un libro le cui prefazione è del sovrintendente, la cura della funzionaria preposta agli archivi, e le introduzioni storiche dei due membri del comitato scientifico dello stesso archivio. Testi peraltro di occasione piuttosto che ricerche scientifiche, derubricano la pubblicazione a un qualsiasi «saggio da banco».

Ma a questo punto avevano il diritto di pubblicarlo, a spese dello stato!? Ecco allora che errori e omissioni, sviste e misinterpretazioni, rivelano la loro natura inconscia. Come i lapsus di Freud. Ne troviamo conferma nel saggio di Attanasio. Svela infatti che l'archivio centrale dello Stato ha accarezzato nel lontano 1991 di editare il carteggio affidandolo a De Felice.

Si sa invece dalle carte di Archivio come documentano Raggi e Chessa che le carte del Fondo Petacci furono per ben due volte rifiutate a Renzo De Felice. Purtroppo Attanasio non cita alcuna fonte né scritta né orale. Se non sono pettegolezzi d'archivio, una traccia di questo ambizioso progetto dovrebbe trovarsi o nelle carte di De Felice o nelle carte dei Sovrintendenti.

Purtroppo Attanasio ha deciso di nascondere l'informazione. Basterebbe questa omissione per declassare l'edizione dell'Archivio centrale dello Stato delle lettere di Mussolini da edizione critica a semplice trascrizione con note e pettegolezzi.

Ultima perla: alla presentazione, nel pomeriggio di oggi 6 dicembre, uno schieramento di tutto rilievo con Simonetta Fiori, e accanto l'immancabile De Luna, e poi Gotor e anche Canali si prestano ad avallare il più clamoroso caso di «malacultura» della storiografia italiana. Da fare invidia agli errori di Denis Mc Smith scoperti da Walter Maturi e Rosario Romeo...

2 - MUSSOLINI E PETACCI, QUANTI «REFUSI» DALL'ANNO DI NASCITA AL FALSO CASSETTO
Enrico Mannucci per "Il Corriere della Sera"

Se il corpo di Mussolini ha ispirato studi memorabili come quello di Sergio Luzzatto, gli scritti del Duce scatenano, invece, gli istinti peggiori, polemiche velenose. Ci si muove attraverso le case editrici (spesso pronte a saltare il fosso) e ora su Internet. Non è bastata la querelle sui presunti Diari pubblicati da Bompiani. Con denunce di errori incompatibili con l'autenticità, e con spiegazioni (spesso acrobatiche) che rendevano plausibili tante incongruenze.

Ora, uno dei protagonisti delle polemiche è coinvolto in una disputa ulteriore. Mimmo Franzinelli è crocefisso per la sua edizione del secondo volume dei diari di Clara Petacci (nella foto), edito da Rizzoli. Lo attacca Lauro Grassi, ricercatore all'Università di Milano, in una «noterella» - come la definisce l'autore - pubblicata su un sito web (www.tuttostoria.net). Dove nota come Franzinelli sbagli l'anno di nascita di Mussolini. Con un'aggiunta feroce, il ricordo di come il medesimo avesse messo alla berlina i Diari «dellutriani» perché lì il Duce confondeva il proprio mese di nascita: «Franzinelli va ben oltre, facendolo venire al mondo nel 1895 anziché nel 1883», come dire «chi di spada ferisce...».

E via con la matita rossa, ad esempio per la Sarfatti definita «intellettuale fiorentina». Oppure, Dino Alfieri come «il più bistrattato - e il più filosofo - dei gerarchi». «Distrazioni o informazioni del tutto errate», chiosa Grassi, che ha anche una parola «buona» per il primo volume dei diari della Petacci (curato da Mauro Suttora, per Rizzoli), dove si qualificavano capo di stato maggiore dell'esercito sia Pietro Badoglio che Rodolfo Graziani: «Generando un certo qual senso di vertiginosa confusione».

In realtà la confusione è ormai inarrestabile. Infatti, nuove zuffe si annunciano per A Clara. Tutte le lettere a Clara Petacci, a firma, ovviamente, Benito Mussolini (il volume esce con la sigla Mondadori, ma alla casa di Segrate precisano che è un'operazione targata Electa). Qui, a fare le bucce è Barbara Raggi che, assieme a Pasquale Chessa, ha pubblicato L'ultima lettera di Benito, attingendo in gran parte allo stesso materiale, con Mondadori, nel novembre 2010.
Nella lettera 6, secondo l'edizione curata da Luisa Montevecchi, si parlerebbe di un «cassetto» che il Duce dice di non poter far aprire a suo piacimento: invece si tratta di un «castello».

Poi vengono confusi «avieri» con «alfieri», «nebbia» con «tenebra». Generali, in queste diatribe, le critiche all'accuratezza, alla completezza, ai criteri delle edizioni: «Edizione critica? Per chiamarla così ci vorrebbe una trascrizione totale, note e apparati che, invece, sono insufficienti», osserva la Raggi: «Piuttosto, perché viene pubblicato un anno dopo metà di un libro già pubblicato un anno prima?». Oggi si presenta A Clara presso l'Archivio Centrale dello Stato (ore 16), a Roma. Potrebbe essere l'occasione per una replica alle critiche.

 

I CORPI DI BENITO MUSSOLINI E CLARETTA PETACCIClaretta Petacci, amante del Duce Mussolini - in costume al marePASQUALE CHESSAELECTAFranzinelli Mimmo

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