la morte

“LA MORTE? E’ SONO UN PROBLEMA TECNICO” - NEL LIBRO “HOMO DEUS”, YUVAL NOAH HARARI RACCONTA COME I GURU DELLA MEDICINA E DELLA BIOINGEGNERIA STANNO LAVORANDO PER “SUPERARE” LA FINE DELLA VITA - “NON SERVE IL MESSIA PER VINCERE LA MORTE, BASTANO DUE BRAVI NERD IN LABORATORIO” - IL RUOLO E GLI INVESTIMENTI DI GOOGLE

Estratto del libro “Homo Deus” di Yuval Noah Harari per “il Giornale”

 

YUVAL NOAH HARARI - HOMO DEUSYUVAL NOAH HARARI - HOMO DEUS

La scienza e la cultura moderne hanno assunto un punto di vista del tutto differente sulla vita e la morte. Esse non guardano alla morte come a un mistero metafisico, e certamente non la concepiscono come la fonte del significato della vita. Anzi, al giorno d' oggi le persone vedono la morte come un problema tecnico che possiamo e dovremmo risolvere.

Come muoiono esattamente gli umani?

 

I racconti fantastici del medioevo raffiguravano la morte come un personaggio con mantello nero e cappuccio, che tiene in mano una grossa falce. un uomo vive la sua vita, preoccupandosi di questo e di quello, correndo di qua e di là, quando all' improvviso il tristo mietitore gli si para davanti, gli dà un colpetto sulla spalla con un dito ossuto ed esclama «Vieni!» E l' uomo implora: «No, per favore! Aspetta un anno, un mese, un giorno!» ma la figura incappucciata sibila: «No! Devi venire ora!». È questo il modo in cui moriamo.

YUVAL HARARIYUVAL HARARI

 

Ma in realtà gli uomini non muoiono perché uno strano personaggio con un mantello nero li tocca su una spalla, o perché lo decreta Dio, o perché la mortalità è parte essenziale di un qualche grande piano cosmico. Gli uomini muoiono sempre per qualche disguido tecnico. Il cuore cessa di pompare sangue. L'aorta è ostruita da depositi lipidici. Cellule cancerose si diffondono nel fegato. Germi si moltiplicano nei polmoni.

 

E a cosa si può attribuire la responsabilità di tutti i problemi tecnici? Ad altri problemi tecnici. Il cuore cessa di pompare sangue perché al muscolo cardiaco non arriva una quantità sufficiente di ossigeno. Le cellule cancerose si diffondono a causa di una mutazione genetica che riscrive le loro istruzioni di funzionamento. I germi hanno trovato dimora nei miei polmoni perché qualcuno ha starnutito in metropolitana. Non c' è nulla di metafisico. Sono tutti quanti problemi di natura tecnica.

CADAVERE IN SALA SETTORIACADAVERE IN SALA SETTORIA

 

E per ogni problema tecnico esiste una soluzione tecnica. Non abbiamo bisogno di aspettare il «secondo avvento» per sconfiggere la morte. Un paio di nerd in un laboratorio è in grado di farlo. Se tradizionalmente la morte era materia per preti e teologi, adesso se ne stanno appropriando gli ingegneri e gli scienziati. Possiamo uccidere le cellule cancerose con la chemioterapia o i nanorobot. Possiamo sterminare i germi nei polmoni con gli antibiotici.

 

YUVAL HARARI  YUVAL HARARI

Se il cuore cessa di pompare, possiamo ristabilirne il funzionamento con medicine o scariche elettriche e se questo non bastasse possiamo trapiantare un cuore nuovo. È vero, attualmente non abbiamo una soluzione per tutti questi problemi tecnici. Ma è proprio in campi come la ricerca sul cancro, i microbi, la genetica e la nanotecnologia che investiamo così tanto tempo e risorse economiche.

 

Perfino le persone comuni che non sono impegnate nella ricercascientifica hanno familiarizzato con l' idea della morte come un problema tecnico. Quando una donna va dal dottore e gli chiede: «Dottore, cos' è che non funziona in me?» è probabile che il medico le risponda: «Be', ha l' influenza», oppure «ha la tubercolosi», oppure «ha il cancro».

LA MORTELA MORTE

Ma il dottore non risponderà mai «Lei ha la morte». E noi tutti abbiamo l' impressione che l' influenza, la tubercolosi e il cancro costituiscano problemi tecnici per i quali un giorno saremo in grado di scovare un rimedio tecnico.

 

Perfino quando la gente muore perché coinvolta in un uragano, in un incidente automobilistico o in una guerra, tendiamo a vederlo come un fallimento tecnico che avrebbe potuto essere evitato, che avrebbe dovuto esserlo.

 

Se il governo avesse soltanto adottato una politica migliore; se l' amministrazione locale avesse svolto il proprio lavoro in maniera più efficace; e se i comandanti militari avessero preso decisioni più sagge, si sarebbe potuto evitare che qualcuno perisse. Alla morte seguono quasi in automatico cause legali e investigazioni. «Come è stato possibile che quelle persone morissero? Qualcuno, da qualche parte, deve aver commesso un errore».

 

LA MORTE   LA MORTE

La gran parte degli scienziati, dei medici e degli accademici ancora evita di manifestare pubblicamente i propri sogni di immortalità, sostenendo che quello su cui sta lavorando si limita a cercare di superare questa o quella particolare difficoltà. Tuttavia, poiché l' invecchiamento e la morte non sono altro che l' esito di problemi particolari, non c' è ragione per cui i dottori e gli scienziati si fermino e dichiarino: «Siamo arrivati fin qua, e non faremo un altro passo. Abbiamo vinto la tubercolosi e il cancro, ma non solleveremo un dito per combattere l'Alzheimer. La gente può continuare a morire di questa malattia». La Dichiarazione universale dei diritti dell' uomo non dice che gli uomini hanno «il diritto di vivere fino all' età di novant' anni». Essa afferma che ogni umano ha il diritto di vivere, punto e basta. Non è un diritto limitato da una data di scadenza.

 

In ragione di ciò, una quota minoritaria, ma crescente, di scienziati e intellettuali è oggi disposta a parlare con maggiore franchezza, e ha ammesso che l' impresa più importante che attende la scienza moderna è la sconfitta della morte e la promessa di essere eternamente giovani. Esempi significativi di questa tendenza sono il gerontologo Aubrey de Grey e l' eclettico inventore Ray Kurzweil (vincitore nel 1999 dell' US National Medal of Technology and Innovation).

LA MORTE    LA MORTE

 

Nel 2012 Kurzweil è stato nominato direttore dell'ingegnerizzazione di Google, e un anno dopo Google ha lanciato una controllata chiamata Calico la cui missione era, secondo il suo statuto, «risolvere il problema della morte». Nel 2009 Google aveva nominato un altro fervente sostenitore dell' immortalità, Bill Maris, a presiedere il fondo di investimento Google Ventures. In un' intervista rilasciata nel gennaio 2015, Maris ha detto: «Se lei mi chiede oggi se è possibile vivere fino a 500 anni, la mia risposta è sì». Maris sostanzia le sue audaci parole con ingenti quantità di denaro liquido.

 

LA MORTE LA MORTE

Google Ventures sta investendo il 36% dei suoi 2 miliardi di dollari di portafoglio in start up dedicate alle scienze che si occupano della vita, inclusi parecchi ambiziosi progetti per allungarne l' aspettativa. Ricorrendo a un' analogia tratta dal football americano, Maris ha spiegato che nella lotta contro la morte «Noi non stiamo cercando di guadagnare poche iarde. Noi stiamo cercando di vincere la partita». Perché? Perché, dice Maris, «è meglio vivere che morire».

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