diego abatantuono

“LA VECCHIAIA MI FA ABBASTANZA SCHIFO, L'ABILITÀ STA NEL NON FARCI TROPPO CASO” – IL 70ENNE DIEGO ABATANTUONO PARLA DEL NUOVO FILM IN CUI INTERPRETA IL RUOLO DI UN EX IMPRENDITORE IN UNA RSA, DI “ECCEZZIUNALE…VERAMENTE” (“MI FA UN EFFETTO BELLO SENTIRE ANCORA OGGI LE BATTUTE DEL FILM”), DI “REGALO DI NATALE” (“SO CHE, PRIMA DI PROPORRE A ME LA PARTE, AVEVA TELEFONATO A LINO BANFI, CHE AVEVA RIFIUTATO”) E DEI SOCIAL: “LA SOLA PAROLA MI PROVOCA MAL DI STOMACO…”

Fulvia Caprara per “la Stampa” - Estratti

 

diego abatantuono - lol

«Condividere, stare insieme agli altri, sentirsi complici, è l'unico modo per andare avanti. 

Per me è anche il desiderio più importante».

 

Un minuscolo ventilatore in una mano, l'aria grave mentre spara una battuta esilarante, le riflessioni sull'oggi, i ricordi di ieri: «Le cose che fai durante l'adolescenza – dice Diego Abatantuono – ti restano per sempre, penso che chi fa questo mestiere debba avere tante valigie da riempire con le proprie esperienze». 

 

Che cosa preferisce fare in questa fase della carriera? 

«I film brillanti li faccio sempre volentieri. Penso che la gente abbia molto bisogno di ridere e sorridere, soprattutto in questo momento in cui basta un attimo per abbattersi. 

diego abatantuono - lol

Poi se capita un film serio, che racconti le difficoltà della vita, faccio anche quello, questo mestiere mi piace perché posso fare entrambe le cose. 

Ma il cinema comico resta sempre quello più difficile». 

 

Come quello di Eccezziunale…veramente. Che effetto le fa sentire ancora oggi le battute del film? 

«Un effetto bello, vuol dire che la gente ricorda il personaggio, il quale, tra l'altro, era molto più complesso di quanto poteva sembrare a un primo sguardo. Il fatto che continui a esistere significa che esprimeva una sua verità. Per esempio che c'è sempre qualcuno più a sud di un altro». 

 

La svolta, per lei, ha coinciso con il film di Pupi Avati Regalo di Natale. È così? 

«Sì, ho sempre ringraziato Pupi, siamo rimasti amici e gli voglio bene. So anche che, prima di proporre a me la parte, aveva telefonato a Lino Banfi, che aveva rifiutato. Pupi, in quel momento, mi ha cambiato la vita, ma io l'aveva cambiata prima da solo, facendo il cabaret e passando al cinema dopo pochissimo tempo. Ho iniziato a girare a manetta, un titolo dietro l'altro, film umoristici, ma di alta qualità». 

 

diego abatantuono mauro di francesco

Nella nuova commedia di Volfango De Biasi Esprimi un desiderio (dal 25 nelle sale) interpreta Ettore, ex-imprenditore vinicolo, residente in una struttura per anziani, ancora pieno di sogni e vitalità. Che rapporto ha con la vecchiaia? 

«La vecchiaia mi fa abbastanza schifo, ma bisogna prenderla con allegria, perché non ci sono altre soluzioni. È come una malattia costante, non grave, con cui bisogna convivere. Secondo me l'abilità sta nel non farci troppo caso». 

 

Lei ci riesce? 

«Fino a un certo punto. Se la mattina riesco ad alzarmi va bene, quando vedo che diventa un po' più difficile, allora sì, un poco me ne accorgo. Il brutto della vecchiaia è la vecchiaia degli altri, soprattutto degli amici, l'importante è che loro ci siano, perché se mi giro e non ci sono più, ecco, direi che quella è la cosa meno interessante dalla vecchiaia». 

claudio santamaria diego abatantuono

 

Quali sono le sue armi per combatterla? 

«Non saprei, posso dire che sto sempre in mezzo ai giovani e che non riesco a vedermi come un vecchio, mi sento alla loro altezza, almeno fino a quando non iniziano a parlare troppo di tecnologie e di social...poi certo, ci sono argomenti su cui vacillo». 

 

Che cosa le ha lasciato l'esperienza sul set di Esprimi un desiderio? 

«Ogni volta che faccio un film mi viene la voce del regista, ho avuto a lungo quella di Salvatores, di Avati, e pure quella di Ettore Scola. Talmente identica che, se chiamavo casa sua, la moglie si metteva a parlare come se fossi Ettore». 

 

Che rapporto ha con i social? 

«La sola parola mi provoca mal di stomaco, se la mattina appena sveglio invece di bere un caffè dico social, ottengo lo stesso effetto». 

 

Ha detto che in questa fase ridere è importante. Che cosa la preoccupa di più? 

«La superficialità con cui si accettano eventi assurdi. Non so come faccia la gente a vedere i tg, io a volte non ce la faccio, mi viene da cambiare canale, non perché le notizie non mi interessino, ma perché ogni giorno constato che non possiamo farci niente, e le cose continuano a peggiorare». 

 

C'è qualcosa che la colpisce in particolare? 

SALVATORES ABATANTUONO

«Sono appassionato di storia, ho visto molti documentari, sulla prima e sulla seconda guerra mondiale. Ciò che è successo dopo, a guerra finita, è stato un miracolo, noi nati in quel periodo abbiamo vissuto una vera pacchia, ci sentivamo al sicuro, c'era la Nato, c'era l'Onu. Oggi vediamo che la gente sta facendo le stesse, identiche, cose dell'epoca antecedente l'ultimo conflitto... allora veramente m'incupisco. Da persona adulta, però, so di dover simulare allegria, non posso incupirmi davanti ai miei figli». 

 

 

(…)

 

Ha rimpianti? 

«Sì, delle cose che non ho fatto. Quando ti svegli la mattina col mal di schiena, rimpiangi di non aver fatto le cose che ti avevano detto di fare per evitarlo... Ogni giorno sento un acciacco, poi però lo dimentico, e comunque so che è il prezzo di un modo di vivere leggero, dello stare in compagnia, delle grandi tavolate». 

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