suso cecchi d'amico

“LO SCENEGGIATORE NON È UNO SCRITTORE, È UN CINEASTA. NON DEVE RINCORRERE LE PAROLE, BENSÌ LE IMMAGINI. DEVE SCRIVERE CON GLI OCCHI” – VITA, OPERE E STORIE PER IL CINEMA DELLA GRANDE SCENEGGIATRICE SUSO CECCHI D’AMICO: “LA SCENEGGIATURA È IL BOZZOLO, E IL FILM LA FARFALLA. LO SCENEGGIATORE DEVE IMPADRONIRSI AL MEGLIO DELLA MATERIA DA TRATTARE, E LAVORARCI CON IL REGISTA EVITANDO IL PERICOLO DI FARE LETTERATURA” – “ROCCO E I SUOI FRATELLI”, L’INIZIO DI UN CAPOLAVORO: “I NOSTRI PROTAGONISTI HANNO SCELTO UN DURO MESTIERE, QUELLO DELLA BOXE…” – LIBRO+ VIDEO

 

 

1 - SUSO CECCHI D’AMICO COSÌ È NATA UNA STELLA

Francesco Piccolo per “la Repubblica” - Estratti

 

suso cecchi d amico

Suso ha cominciato a scrivere sceneggiature quasi per caso, come succedeva di frequente. Traduceva testi per editori e per il teatro, spesso a quattro mani con suo padre Emilio Cecchi; e a un certo punto ha cominciato a scrivere un copione su richiesta del produttore Carlo Ponti, dal titolo incredibilmente profetico per la storia del cinema, Avatar , insieme ad altre tre persone: il regista Renato Castellani, amico di Suso e di suo marito; e poi Alberto Moravia ed Ennio Flaiano. Essendo un lavoro, essendo retribuito, non esitò nemmeno un istante ad accettare.

 

Quella sceneggiatura non arrivò da nessuna parte, ma Suso si divertì e appassionò al tempo stesso, non ebbe (come non ha avuto mai) l’atteggiamento di chi passa per la riunione e se ne va, al contrario si incaponiva, prendeva appunti e cercava soluzioni. E così si è trovata quasi subito di fronte alla domanda se questo sarebbe stato il suo mestiere. 

 

(...)

 

Venni così sempre più convincendomi che, come scrive il mio collega Carrière, la sceneggiatura è il bozzolo, e il film la farfalla. Il bozzolo ha già in sé il film, ma è uno stato transitorio destinato a trasformarsi e a sparire. Lo sceneggiatore deve quindi impadronirsi al meglio della materia da trattare, e lavorarci poi con il regista evitando il pericolo di fare letteratura.Lo sceneggiatore non è uno scrittore; è un cineasta e, come tale, non deve rincorrere le parole, bensì le immagini. Deve scrivere con gli occhi».

suso cecchi d amico cover

 

Intanto però il lavoro incalzava da subito, e lei scrisse a suo marito Fedele, che era in un ospedale in Svizzera a curare la tubercolosi: «mi sa che sto diventando brava». Aveva superato i trent’anni, e con l’inconsapevolezza della vita nell’immediato dopoguerra, scriveva uno dietro l’altro copioni che in seguito sarebbero diventati film da storia del cinema. Lo faceva con la stessa predisposizione che aveva avuto i primi giorni, e che ha conservato fino all’ultimo: un’infinità di riunioni insieme ad altri, a volte tanti; la testa calata sugli appunti che ogni tanto prendeva per fermare le cose buone delle chiacchiere.

 

Quasi subito, quando ha cominciato a fare il mestiere della sceneggiatrice, ha messo a disposizione il salotto della sua casa di via Paisiello, dove ancora adesso ci sono i divani e le sedie dove si sedevano Visconti, Flaiano, Monicelli, Scarpelli, Antonioni, Blasetti, Medioli, Moravia… È un luogo sacro, ma tutti lo trattano come se non lo fosse. Nella stanza accanto adesso ci sono i cassettoni con il suo archivio, da cui abbiamo tirato fuori questa antologia. Questa quindi è la casa delle riunioni di sceneggiatura.

SUSO CECCHI DAMICO

«Le riunioni si svolgono di solito sempre nello stesso ambiente: ci piace restare nello stesso posto, occupando anche le stesse sedie. Quando una medesima formazione si ritrova a distanza di anni per lavorare a un’altra sceneggiatura (mi succede con Leo Benvenuti e Piero De Bernardi) scambiati i saluti di rito ognuno torna ad accartocciarsi nella sua poltrona, e se qualcun altro ci si è intanto accampato viene fatto sloggiare senza pietà».

 

Masolino, il suo figlio maggiore, racconta che quando erano piccoli, se il padre lavorava non si poteva disturbare (Fedele era musicologo), «mentre mamma sì, entravamo chiunque ci fosse e si mettevano a giocare con noi…».Questo è il mestiere che faceva Suso. È come se fosse il mestiere della confusione, del chiasso, della concentrazione in mezzo agli altri. E dentro questa confusione, bisogna trarre sostanza o, meglio ancora: concretezza. Di conseguenza, aver avuto l’idea di fare l’antologia di una sceneggiatrice potrebbe sembrare una pazzia. Come scorporare il lavoro di Suso da quello degli altri? Con quale algoritmo, operazione logica o aritmetica?

 

il regista luchino visconti con la sceneggiatrice suso cecchi d amico

Se pure fosse un compito, sarebbe difficile smarcarla per distinguerla da tutto il resto dei compagni di lavoro e dei loro modi di lavorare. Ma proprio per questo bisogna rinunciare a districare i fili, riuscendo a fondare un’idea di autorialità della sceneggiatura che non è l’idea di individuare (come ingenuamente molti cercano di fare quando vanno a cercare la mano degli sceneggiatori) dov’è la mano di Suso, ma è al contrario quella di accettare l’autorialità di un singolo dentro il lavoro collettivo.

 

Quindi, in realtà, l’intento vero di questo libro è opposto: non mira affatto a slegare Suso dalla scrittura collettiva, bensì a dare luce al suo lavoro dentro la scrittura collettiva.

 

Il malinteso sullo sceneggiatore è proprio questo, secondo il mio parere: che per dargli dignità autoriale, si ritiene di dover risalire al suo contributo visibile, al netto degli altri.

 

suso Cecchi e fedele D’Amico con masolino e silvia

Non credo sia così. Credo molto a un’autorialità di secondo grado della sceneggiatura — e cioè credo assolutamente che la sceneggiatura abbia dignità d’autore completa, complessa e specifica.

 

Ma allo stesso tempo la ritengo di grado secondo per il semplice fatto che alla fine di una sceneggiatura è ancora tutto da fare e quindi lo specifico filmico ancora tutto da costruire: è ancora in gioco una percentuale enorme del possibile valore dell’opera. È il bozzolo, appunto, non è ancora la farfalla.

 

2 - “ROCCO E I SUOI FRATELLI” L’INIZIO DI UN CAPOLAVORO

Estratto del libro “La fortuna di essere donna” di Suso Cecchi D’Amico

 

rocco e i suoi fratelli

La storia che viene raccontata in questo film è quella di una famiglia del sud che si trasferisce dal paese di origine, in Lucania, a Milano, in cerca di fortuna. Ormai da molti secoli dal mezzogiorno d’Italia è incominciata l’emigrazione verso l’estero e verso le città del nord. Le famiglie di contadini del mezzogiorno, purtroppo, sono famiglie ricche soltanto di figli. Da molti secoli, con una tenacia e una rassegnazione propria del loro temperamento, i meridionali sono costretti ad abbandonare le loro case, la loro terra per conquistarsi un posto nel mondo.

 

Quasi a simboleggiare la foga violenta con cui gli uomini del sud combattono all’estero e nel nord d’Italia (che è per loro come un paese estero) la lotta per l’esistenza, i nostri protagonisti hanno scelto un duro mestiere, quello della boxe; e si è voluto rappresentare la città, con tutto il suo fascino ed i suoi pericoli, le sue illusioni, contraddizioni e tragedie, con il ritratto di un’unica ragazza della quale i fratelli Pafundi si innamorano e che si innamora di loro con vicende alterne, Nadia, che ha il potere di decidere del loro destino.

Stoppa e suso Cecchi D’Amico

 

Rosaria Pafundi è rimasta vedova con cinque figli tutti maschi. Rosaria Pafundi è ancora una donna giovane eppure sembra una vecchia, tante sono state le sofferenze e i sacrifici che ha passato nella sua vita trascorsa tutta nel minuscolo paese della Lucania. Il maggiore dei suoi figli (Vincenzo) ha ventitré anni, e il minore (Luca) ne ha appena dieci al momento in cui incomincia la nostra storia. La famiglia Pafundi è una famiglia di contadini proprietari di un pezzetto di terra che l’orgogliosa volontà del padre non è riuscita a rendere fertile. Morto il padre, Vincenzo, che aveva già fatto il servizio militare in Alta Italia, decide di emigrare a Milano dove con l’aiuto di altri paesani là emigrati trova lavoro. Vincenzo chiama allora sua madre e i due fratellini minori perché vengano a stare con lui; gli altri due fratelli grandi, Simone e Rocco (uno di ventuno e l’altro di diciannove anni) dovrebbero restare al paese. Per loro due soli forse il pezzetto di terra sarà una risorsa sufficiente.

suso cecchi d amico 3

 

Ma Rosaria non può vivere senza avere intorno a sé tutti i suoi figli; ella è anche sicura che Simone e Rocco, per i quali ella nutre una predilezione, siano destinati ad avere grande successo in città e, di nascosto di Vincenzo, ella invita i figli a lasciare il paese e a trasferirsi anche loro a Milano. Simone e Rocco mettono subito in pratica il progetto della madre e, senza preavviso, arrivano a Milano una sera d’inverno, durante le feste natalizie. Rosaria è felice di rivedere i due giovani ma teme anche quella che può essere la reazione del figlio maggiore Vincenzo.

 

suso Cecchi D’Amico Zeffirelli

Fortunatamente la sera dell’arrivo di Simone e di Rocco avviene qualcosa che distrae completamente Vincenzo. Infatti, prima ancora che questi abbia veduto i fratelli appena arrivati, mentre cioè sta riponendo la sua bicicletta in uno sgabuzzino buio dell’androne d’entrata del grande casamento popolare dove abita, tutto il palazzo echeggia di urla disperate: si sentono le voci terrorizzate di due donne che invocano aiuto, poi si sente un gran correre giù per le scale; e ancora altre grida di inquilini che accorrono a fermare un energumeno che urlando insegue sua figlia minacciandola di morte. Vincenzo ascolta sbigottito, quando ecco che la ragazzetta inseguita dal padre gli si precipita contro.

rocco e i suoi fratelli 2

 

Istintivamente Vincenzo la prende per un braccio e si rinchiude con lei nello sgabuzzino della bicicletta. È la prima volta che Vincenzo vede la ragazza che è giovanissima, vestita poveramente con una vestaglietta da casa, e ora, con una disinvoltura ed una civetteria che turbano profondamente il giovane meridionale, tenendosi tutta stretta a lui, gli confida sussurrando la ragione del suo diverbio con il padre, e sorride ironica alludendo alle idee antiquate dei genitori, alle illusioni che hanno sulla vita.

rocco e i suoi fratelli 1rocco e i suoi fratelli 4Luchino Visconti e Suso Cecchi D’Amico suso Cecchi D’Amico rocco e i suoi fratelli 34suso Cecchi e fedele D’Amico Suso cecchi d'amico monicelli Suso cecchi d'amicoSuso cecchi d'amicoSuso cecchi d'amico BertolucciSuso cecchi d'amico Alberto sordi 720franco rosi visconti Suso cecchi d'amicosuso Cecchi d'amico e viscontisuso cecchi d amico 4

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