IL MISTERO BUFFON SI INFITTISCE: PERCHÉ SCOMMETTERE IN UNA RICEVITORIA SOSPETTA (DOVE LA PERCENTUALE DI VITTORIE NELLE GIOCATE È DELL'83%) SE SI È IL GIOCATORE PIÙ RICCO DELLA STORIA? - BUFFON È UN CAMPIONE NEL CALCIO MA ANCHE NEGLI INVESTIMENTI: HA DECINE E DECINE DI PROPRIETÀ PER UN CAPITALE DI 40 MLN € - PERÒ UN INVESTIMENTO L'HA SBAGLIATO: HA ACQUISITO IL 19% DELLA ZUCCHI, SPENDENDOCI 6 MLN € E PERDENDO, AD OGGI, LA METÀ...

Gianfrancesco Turano per "L'Espresso"

Salvo imprevisti giocabili a quote molto alte, domenica 10 giugno nello stadio di Danzica due portieri si presenteranno a centrocampo per scambiarsi i gagliardetti. Iker Casillas consegnerà la bandiera spagnola e riceverà il tricolore da Gianluigi Buffon, detto Gigi.

Due campioni, due simboli che cercheranno di alleviare la depressione psicoeconomica dei loro Paesi con il metodo più rodato: un pallone da football.
L'italiano ha un compito ancora più ingrato. Fare dimenticare lo scandalo del calcioscommesse. Non facile, soprattutto per chi ha consegnato 1,6 milioni di euro al tabaccaio parmense Massimo Alfieri, titolare di una ricevitoria. Secondo il legale del campione, il denaro era destinato all'acquisto di Rolex (forse dieci, forse venti), a imprecisate attività finanziarie e immobiliari o, chi sa, a scommesse su basket e curling islandese.

A un tesserato della Federcalcio come Buffon è vietato soltanto scommettere sul suo pane quotidiano. Ma se il Capitano voleva giocarsi l'over su un match di polo in Argentina, allora non è chiaro perché ci sia stata l'interposizione di Alfieri e della sua miracolosa ricevitoria in Strada Garibaldi. Lì, secondo le prime analisi della Guardia di Finanza che ha sequestrato tre anni di puntate da Alfieri, la proporzione delle giocate vincenti era dell'83 per cento. È una proporzione sufficiente a dichiarare il fallimento della scienza statistica e del calcolo delle probabilità.

Né è chiaro perché Alfieri, in viaggio negli Usa in questi giorni, abbia agito da intermediario su investimenti di altro genere. Il tabaccaio di Parma, città dove Buffon è cresciuto difendendo la porta del club emiliano ai tempi di Calisto Tanzi, ha un breve passato di agente finanziario. Otto mesi nel 2009, poi è stato cancellato dagli elenchi della Banca d'Italia.

In attesa di approfondimenti sulle matrici delle giocate, Buffon guiderà i compagni nella spedizione agli Europei di Polonia e Ucraina. Alle controversie è abituato e quella della tabaccheria di Parma è soltanto l'ultima in carriera. Poco prima degli assegni ad Alfieri c'è stata la frase "meglio due feriti che un morto" riferita alla consuetudine del calcio italiano per cui, a fine campionato, si evita di inguaiare colleghi di altre squadre e si regalano pareggi e vittorie.

Prima ancora, la storia del falso diploma per iscriversi a Giurisprudenza. E un'archiviazione della giustizia sportiva per avere scommesso su cinque partite nel 2004-2005. Infine, una passione dichiarata per il gioco che, a detta dell'interessato, gli è costata oltre 2 milioni di euro fino al 2006.

Poi c'è il ramo politicamente scorretto: la scritta "Boia chi molla" sulla maglietta, la scelta del numero 88 che i neonazisti usano come simbolo di Heil Hitler, lo striscione guarnito di croce celtica e scritta "Fieri di essere italiani" esposto al Circo Massimo dove l'Italia governata da Romano Prodi festeggiava il quarto titolo mondiale.

Troppa ideologia per nulla. Gigi non è di sinistra, questo è sicuro. Ma, all'atto pratico, è più sul me ne frego che sul tireremo dritto. Quando è capitato di fare affari bipartisan, come per un investimento in terreni nella sua Carrara, ha versato 400 mila euro su invito del socio Giuliano Lucetti, un immobiliarista targato Pd.

Se c'è una cosa che Buffon sa fare, oltre a parare, è investire. Sotto il profilo patrimoniale, non c'è dubbio che il numero uno della Nazionale e della Juventus sia il calciatore italiano più ricco della storia. Altri fuoriclasse come Totti, Del Piero, Cannavaro, al confronto, si arrabattano. A differenza dei colleghi, Buffon non ha perso troppo tempo a vendere magliette o altri gadget effimeri. La sua unica avventura, in società con Simone Sidoti del marchio A-style, è stata chiusa un paio di anni fa con la liquidazione della società. Mattoni, altro che jeans. Ettari, non felpe.

Messe da parte le scommesse perdenti, Gigi ha costruito un impero immobiliare, con proprietà stimabili oggi in oltre 20 milioni di euro. Erano 6 milioni del 2005. Sono tutte cifre a valore di libro, registrate per difetto. In termini di prezzi di mercato, bisogna calcolare più del doppio, oltre i 40 milioni.

Il catalogo è impressionante. La holding del capitano, un'azienda a conduzione familiare gestita insieme ai genitori e alle sorelle ex pallavoliste Veronica e Guendalina, possiede cinque villette nella stazione sciistica di Limone Piemonte, cinque appartamenti a Parma, una villa di 14 vani a Forte dei Marmi, altri 20 appartamenti sparsi nelle aree più pregiate della Sardegna settentrionale (Cannigione, Palau, Porto Rotondo, Santa Teresa di Gallura, Liscia di Vacca) per un totale di 63 vani, due case a Rivoli e una a Torino.

A questo bisogna aggiungere parcheggi, esercizi commerciali, un ristorante in centro a Pistoia (Zerosei), terreni a non finire in Toscana, lo stabilimento balneare della Romanina a Ronchi in Versilia e, sempre a Ronchi, un hotel a quattro stelle (Stella della Versilia) inaugurato a luglio dell'anno scorso e affidato, anche questo, a un familiare. È Stefano Turi, marito di Veronica Buffon, testimone di Gigi alle nozze con Alena Seredova ed ex calciatore della Carrarese, il club del cuore che gioca nell'ex C1 e che ha tra i suoi azionisti il campione del Mondo di Germania 2006 con una partecipazione del 20 per cento.

Questo è il tesoro della Buffon & Co srl. A livello personale, Gigi è proprietario di due case a Parma e di una villa di 20 vani in strada Val San Martino a Torino, sulla collina torinese, a breve distanza dalla residenza dell'ex amministratore delegato della Juve Antonio Giraudo, gestore immobiliare del presidente juventino Andrea Agnelli, e non molto lontano da villa Frescot, la residenza dell'Avvocato e di donna Marella Agnelli.

A parte l'hotel e il lido in Versilia, è roba che rende poco. Poco in senso relativo, si capisce. I ricavi complessivi della holding sono di circa un milione di euro all'anno. Quanto serve per coprire le spese senza rimetterci. Il resto lo fanno i contratti pubblicitari e, soprattutto, l'ingaggio.

L'ultimo stipendio annuale del capitano juventino raggiunge i 6 milioni di euro netti, anche grazie al premio scudetto. Se, come appare certo, Buffon rimarrà alla Juve oltre la scadenza del contratto nel giugno del 2013, dovrà accettare una riduzione salariale drastica. Il suo agente, l'ex portiere genoano Silvano Martina, si è accordato con il club per prolungare fino al 2015 con un salario annuale netto di 3,5 milioni di euro. L'annuncio ufficiale sembrava imminente a fine maggio. Poi il caos degli arresti per le partite truccate ha fatto passare tutto in secondo piano.

Nonostante la buriana, il giocatore non sarà abbandonato dal suo datore di lavoro, come non sono stati abbandonati l'allenatore Antonio Conte e il difensore della Nazionale Leonardo Bonucci, indagati per associazione a delinquere per la stagione 2010-2011, quando non erano tesserati della Juve.

Sul passaggio di denaro tra Buffon e Alfieri, che risale al 2010, Agnelli si è ispirato al collega Silvio Berlusconi e ha citato la giustizia a orologeria che colpisce proprio prima degli Europei e dopo lo scudetto della Juve. Il settore orologeria, inclusi i Rolex che Buffon dice di avere acquistato, non c'entra niente. Se il portiere ha giocato per interposto tabaccaio, niente può salvarlo da una squalifica sportiva in base a una norma introdotta dalla Federcalcio nel 2005. Ma nei momenti difficili la solidarietà è gradita.

Buffon ha un rapporto profondo con la proprietà della Juventus dai tempi bui di Calciopoli, quando la Juventus ha dovuto affrontare il primo campionato in B della sua storia. Quell'anno c'è chi ha cambiato squadra per non retrocedere e c'è chi è rimasto. Buffon è rimasto, si è fatto la serie B e a Torino non se lo sono dimenticato. La fedeltà alla Zebra ha aperto a Gigi porte che non tutti i campioni bianconeri riescono ad aprire. Lo dimostra l'unico investimento finora sbagliato di Buffon, quello nella Zucchi.

La storica società di biancheria per la casa, che è anche uno dei partner ufficiali della Nazionale di calcio, è stata praticamente salvata dall'intervento in uscita spericolata del capitano italiano. Buffon ha investito oltre 6 milioni di euro nel capitale dell'azienda quotata in Borsa. Insieme a Gigi, che ha comprato il 19,6 per cento della Zucchi, un altro socio di area bianconera è Riccardo Sebastiano Grande Stevens, figlio di Franzo, cioè "l'avvocato dell'Avvocato", come lui stesso si definiva con tipico senso dell'umorismo.

Grande Stevens junior ha comprato una quota oltre il 2 per cento della Zucchi, non è chiaro se a titolo di investimento personale. Più probabilmente è un acquisto per conto terzi dato che Riccardo Grande Stevens fa il promotore finanziario per la Pictet & compagnie, la banca svizzera utilizzata dalla famiglia Agnelli per i suoi investimenti all'estero attraverso la Simon fiduciaria della famiglia Grande Stevens.

L'esordio di Buffon in Borsa ha comportato, una volta di più, qualche incidente di percorso sotto forma di alcune multe della Consob per 70 mila euro complessivi tra giugno e settembre del 2011. L'infrazione è chiamata "market abuse". In parole povere, ogni volta che Gigi superava le soglie di partecipazione fissate dall'organo di vigilanza si dimenticava di dichiararle. Quisquilie.

Non sono i verbali della Consob a fare male. Il titolo Zucchi è stato acquistato a più del doppio di quanto vale adesso e la capitalizzazione di Borsa della società è di 15 milioni di euro. Insomma, Gigi ha perso oltre la metà di quello che ha investito in un'azienda che vale quanto un anno e tre mesi del suo stipendio lordo corrente.
Cose che possono capitare quando si scommette sul capitale di rischio. Altrimenti, uno va a giocare alla tabaccheria di Massimo Alfieri. Sul curling islandese, a quanto pare, non c'è modo di perdere.

 

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