DOVE NON RIUSCÌ IL BANANA POTÉ RENZIE! - LA MAGGIORANZA SI PREPARA A VOTARE LA MODIFICA AL DECRETO CASA CHE RENDERÀ PIÙ SEMPLICE COSTRUIRE “CASE MOBILI” OVUNQUE SENZA DOVER CHIEDERE PERMESSI

Tomaso Montanari per "il Fatto Quotidiano"

La riforma della P.A. annunciata dal premier Matteo Renzi e dalla ministra Marianna Madia prevede di superare i "blocchi" dei pareri paesistici e delle Soprintendenze ("dobbiamo ridurre i casi in cui il parere serve", ha detto Renzi). La filosofia sottostante è quella espressa da Giovanni Valentini su Repubblica»: le soprintendenze "troppo spesso" sarebbero "di freno e ostacolo allo sviluppo".

Galoppando su questa linea, che si potrebbe chiamare delle mani (libere) sul territorio, alcuni senatori del Partito Democratico hanno usato la legge di conversione del cosiddetto Decreto Casa (sarà approvata definitivamente oggi, dopo che ieri la Camera ha detto sì alla questione di fiducia del governo) per imbucare un articolo che allarga la possibilità - già concessa dal lettiano decreto del Fare - di installare ovunque "case mobili" senza chiedere alcun permesso di costruire.

Così le piazzole per tende dei campeggi di tutta Italia potrebbero trasformarsi per incanto in altrettante schiere di casette e bungalow: e, chissà, un domani potrebbero mettere radici e trasformarsi in vere case di vero cemento. Molte recenti sentenze dei Tar, del Consiglio di Stato e della Cassazione hanno invece ribadito che se questi insediamenti sono permanenti (per esempio attraverso l'allaccio alle reti idriche, energetiche e fognarie ), essi incidono sul territorio e dunque devono passare attraverso tutti i vagli di legge.

Al contrario, l'emendamento del Pd permette di fare esattamente quel che sognano Renzi e Madia, e cioè aggirare piani regolatori, piani paesaggistici e vincoli e costruire ovunque: perfino nei parchi nazionali o in aree archeologiche. Un parere dell'Ufficio legislativo del Mibac ha cercato di circoscrivere le nefaste conseguenze di questo punto del decreto del Fare, chiarendo che le autorizzazioni paesaggistiche non possono essere omesse: ma si tratta pur sempre solo di un parere, e questa nuova riscrittura della legge rischia di aprire un grosso varco.

Un varco alla costruzione di strutture ufficialmente mobili, è vero: ma la storia italiana insegna che non c'è niente di più stabile dell'effimero. E le nostre pinete e le nostre coste non hanno certo bisogno di un'ondata di urbanizzazione selvaggia.
Il simpatico grimaldello distruggi-paesaggio, introdotto in Senato, da oggi sarà legge grazie alla scelta del governo di includerlo nel pacchetto sottoposto a duplice voto di fiducia, che rende nere tutte le vacche nella notte della democrazia.

I promotori sono stati quattro senatori pd: Stefano Collina, primo firmatario, eletto in Emilia Romagna, Mario Morgoni, eletto nelle Marche, Andrea Marcucci e Manuela Granaiola, entrambi eletti in Toscana ed entrambi firmatari nel novembre scorso di un emendamento che aveva l'obiettivo di vendere ai proprietari degli stabilimenti balneari le spiagge demaniali che hanno in concessione per "contribuire al risanamento dei conti pubblici".
Un provvedimento che hanno poi dovuto ritirare, sommersi dall'onda di sdegno suscitata da un'idea di svendita dei beni comuni tanto intimamente berlusconiana.

È da notare che Marcucci (già Pli, già Lista Dini, già Margherita, ora renziano di ferro) è stato sottosegretario ai Beni culturali (e dunque anche al paesaggio) ed è ora nientemeno che presidente della commissione Cultura del Senato. Difficile liquidare questa uscita come l'iniziativa estemporanea del primo che passa: è invece un segno del fatto che la "Svolta buona" di Renzi rischia di avere un inconfondibile color cemento.

E c'è da chiedersi se non sia proprio a causa di questo orientamento "maniliberista" del senatore Marcucci se la commissione del ministero per i Beni culturali (presieduta da Salvatore Settis, che certo ha un altro orientamento) che dovrebbe revisionare il Codice dei Beni culturali e del paesaggio non sia ancora riuscita, dopo nove mesi dalla nomina, ad avere la delega dal Parlamento.

Il caso è stato sollevato pubblicamente dal consigliere nazionale di Italia Nostra Emanuele Montini, e inutilmente nelle ultime ore il blog Carteinregola (che riunisce centotrenta associazioni e comitati romani) ha scritto ad ogni deputato "sperando che qualche politico di buon senso, come è già successo per la privatizzazione delle spiagge, faccia sentire la voce dei cittadini più forte di quella delle lobbies".

Antonio Cederna non si stancava di ripetere che bisogna stare attenti "perché sennò ci strappano il territorio da sotto i piedi, perché l'Italia è il Paese più provvisorio che ci sia". È ancora così. Il Paese è terribilmente provvisorio, ma le case provvisorie di cui Marcucci & c. vorrebbero coprirlo rischiano, invece, di essere eterne.

 

MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE MARIANNA MADIA salvatore settis

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