MEJO DI “HOMELAND” - DOPO TRE ANNI, SPUNTA UN VIDEO CHE MOSTRA VIVO E VEGETO BOWE BERGDAHL, IL SOLDATO AMERICANO PRIGIONIERO DEI TALEBANI DA CINQUE ANNI

Francesco Semprini per ‘La Stampa'

Da quasi un lustro il sergente dell'Esercito degli Stati Uniti, Bowe Bergdahl, è prigioniero dei taleban. Fu catturato nel giugno del 2009, al termine di un turno di guardia in un remoto avamposto della provincia di Paktika, nel sud-est dell'Afghanistan. Ad oggi è l'unico prigioniero di guerra americano in tutto il Pianeta, e di lui non si avevano immagini da circa tre anni. Sino a quando, pochi giorni fa, le autorità militari americane sono venute in possesso di un video le cui immagini confermano che il sergente è ancora vivo.

Dal filmato, realizzato sembra il 14 dicembre 2013, Bergdahl appare in precarie condizioni di salute a causa della sua lunga detenzione nelle mani del gruppo Haqqani, ovvero gli affiliati dei taleban in Pakistran, ma non è chiaro dove sia il luogo di detenzione.
«La vicenda del sergente Bowe Bergdahl si è trascinata troppo a lungo e noi continuiamo a lavorare alacremente per giungere a una sua liberazione in tempi rapidi», ha spiegato un portavoce del Pentagono.

Nel maggio 2012, il governo americano aveva confermato pubblicamente di aver avviato un negoziato con i taleban per la liberazione di Bergdahl, ma da allora le trattative sono state assai discontinue e non hanno portato a nessun risultato di fatto. Soprattutto per la preoccupazione da parte americana che consegnare prigionieri in cambio della liberazione del sergente avrebbe voluto dire permettere loro di tornare a combattere contro le forze alleate. Poi il cambio di rotta, circa un anno fa, quando la Casa Bianca ha annunciato che era disposta a inviare cinque detenuti in Qatar, dove era stata aperta un rappresentanza diplomatica taleban, in cambio di Bergdahl.

Non è chiaro quali sviluppi abbia avuto quell'annuncio, né se il video del sergente giunto in questi giorni sia un segnale di svolta. «Non possiamo fornire informazioni dettagliate sullo stato della trattativa o su quali passi stiamo compiendo. - prosegue il portavoce della Difesa Usa - Ma è fuori discussione che ogni giorni ci adoperiamo, con ogni strumento e mezzo militare di intelligence o diplomatico, affinché il sergente Bergdahl faccia ritorno a casa sano e salvo».

Chi è sempre stato convinto di poter riabbracciare il militare, è la sua famiglia originaria dell'Idaho. «Come abbiamo fatto tante volte in questi quattro anni e mezzo, chiediamo ai rapitori di rilasciare Bowe sano e salvo così che possa riunirsi ai suoi genitori», spiegano in una nota.

Lo scorso anno i Bergdahl avevano ricevuto una lettera da parte del figlio - che al momento del rapimento aveva 23 anni - attraverso la mediazione della Croce Rossa. E proprio al figlio si rivolgono in un nuovo accorato appello: «Bowe, se sei in grado di sentire questo messaggio, ti chiediamo di continuare ad essere forte e sopportare ancora per un po' questa situazione. La tua capacità di resistere ti porterà al traguardo».

 

 

Bowe Bergdahl Bowe Bergdahl Bowe Bergdahl Bowe Bergdahl Bowe Bergdahl Bowe Bergdahl Bowe Bergdahl

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