1. S’È FATTO DUE CONTI, IL PREMIERINO SCELTO DA RE GIORGIO INSIEME A GIANNI LETTA, E HA DECISO CHE TANTO VALE RADDOPPIARE. LETTANIPOTE ANDRÀ AVANTI CON IL SUO GOVERNO DEL RINVIARE E SE NAPO ORSO CAPO FOSSE PROPRIO COSTRETTO A SCIOGLIERE LE CAMERE PER COLPA DEL BANANA FURIOSO, ALLORA SI CANDIDERÀ LUI ALLA GUIDA DI QUEL CHE RESTA DEL PIDDÌ E PROVERÀ A CONQUISTARE UN SECONDO MANDATO 2. TUTTO DIPENDE DAI CAPRICCI DEL CAINANO, CHE TIENE IN OSTAGGIO LE ISTITUZIONI CHE SI SONO AFFIDATE A LUI, MALGRADO UNA CARRIERA DA IMPUTATO DI SICURO AVVENIRE 3. “QUAGLIARELLO NON È SUPER PARTES, ADDIO COMMISSIONE”. SI SVEGLIA ANCHE LA POLITOLOGA NADIA URBINATI, CHE MOLLA LA COMMISSIONE DEI SAGGI PER LE RIFORME COSTITUZIONALI. MA PER CHI L’AVEVA SCAMBIATO, IL QUAGLIARIELLO, PER CALAMANDREI?

a cura di Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota)

1. CAINANI AMARI
S'è fatto due conti, il premierino scelto da Re Giorgio insieme a Gianni Letta, e ha deciso che tanto vale raddoppiare. Lettanipote andrà avanti con il suo governo del rinviare e se Napo Orso Capo fosse proprio costretto a sciogliere le Camere per colpa del Banana furioso, allora si candiderà lui alla guida di quel che resta del Piddì e proverà a conquistare un secondo mandato a Palazzo Chigi. Questa volta in maniera trasparente. Tutto dipende, comunque, sempre e soltanto dai capricci del Cainano, che giustamente tiene in ostaggio quelle istituzioni che si sono affidate a lui, nonostante una carriera da super-imputato di sicuro avvenire.

Per ricapitolare gli spasmi di giornata e intuire che ci aspetta nei prossimi giorni, funziona bene la "passante" (pp. 2-3) del Corriere: "Non mi faranno tacere, la crisi dipende dal Pd'. Berlusconi: la via d'uscita è nella Costituzione. Alfano ai democratici non votate per la decadenza". "Il ministro e la battuta sul processo di Gesù. Il vicepremier: ‘Cristo ci ricorda l'esigenza di un giusto processo'. Tensione per l'anticipazione dell'intervista del Cavaliere a ‘Tempi'. Salta la conferenza stampa".

"Cavaliere, il giorno dell'ira. L'idea di forzare subito per le urne. Vertice ad Arcore. L'ipotesi delle dimissioni in massa. Berlusconi si prepara a uno scenario in cui Napolitano insista a non voler sciogliere le Camere. Le colombe al lavoro perché non arrivi con decisioni drammatiche già prese al vertice di domani".

Il retroscena del Giornale di casa conferma: "Ma Berlusconi non crede che la sinistra lo aiuti. ‘Visto, Angelino? Te l'avevo detto io...Mi odiano e mi vogliono far fuori a qualsiasi costo" (p. 2).

Sul Messaggero, due pagine di terrorismo sulla possibile caduta del governino di Lettanipote: "Dalle tasse al lavoro, 14 riforme in bilico. Tutti i provvedimenti che potrebbero finire nel cestino se il governo delle larghe intese arrivasse a fine corsa. A rischio i dossier su Imu e Iva e le regole per gli esodati. Addio anche all'abolizione dei rimborsi pubblici ai partiti" (pp. 6-7). Lor Signori, bancari e costruttori, sono per l'inciucio permanente.

2. IL DIRITTO RICURVO NEL PAESE DELLE BANANE
La legge Severino, basta leggerla, è di rara chiarezza. Ma per guadagnare tempo alle larghe intese e al lungo inciucio bisogna fare casino. Anche oggi si illustra nell'impresa il Messaggero di Calta-papà, con l'ex giudice costituzionale Piero Alberto Capotosti che benedice la Melina Suprema: "Rivolgersi alla Consulta è saggio, non anomalo" (p. 1). Ma l'avvocata del padrone, la Severino, l'avete trovata? La state cercando? Sapete dov'è? Avrà mica già lasciato il Paese come un Dell'Utri qualunque? Urge interpretazione autentica.

Anche perché altrimenti tocca abbeverarsi ad altre fonti del diritto. Questa, per esempio: "Giorno dopo giorno, si fa largo uno schieramento trasversale e autorevole che ha molti dubbi sulle conseguenze dirette e automatiche della sentenza. Le vie d'uscita per rimediare alla porcata giudiziaria ci sono eccome, e non solo perché lo sostiene con forza Berlusconi. Vi risparmio i tecnicismi ma è chiaro che sia Napolitano sia il Senato hanno ampi margini di manovra per evitare che la situazione politica, e forse sociale, precipiti nel caos" (Alessandro Sallusti, in prima sul Giornale).

Oppure quest'altra: "Intanto Berlusconi dovrebbe cominciare a dare seriamente esecuzione a questo debito con la giustizia. Per ora questa persona, condannata a ben quattro anni per un delitto serio, sta semplicemente minacciando la stabilità del governo, ma non ha dato alcun segno di accettazione di una condanna definitiva, né ha cominciato neppure a scontare ciò a cui lo Stato lo ha condannato. In più, è coinvolto in tante altre vicende indagate dalla magistratura. Tutto è possibile, comunque, ma ciò dipende dall'autonoma sensibilità e capacità valutativa del presidente della Repubblica" (Ugo De Siervo, Repubblica, p. 4). "Capacità valutativa" applicata all'anziano Re Giorgio non è male.

3. MA FACCE RIDE!
"Quagliarello non è super partes, addio commissione". Si sveglia anche la politologa Nadia Urbinati, che molla la commissione dei saggi per le riforme costituzionali (Repubblica, p. 11). Ma per chi l'aveva scambiato, il Quagliariello, per Calamandrei?

4. INTUIZIONI FELICI
"Io, primo uomo della sindrome di Stoccolma", titola la Stampa di Mariopio Calabresi in prima pagina. A fianco: "Crisi, Berlusconi accelera". Da Arcore a Stoccolma il passo è davvero breve. Un'intera nazione tenuta in pugno da un frodatore seriale. Naturalmente pronta a rivotarlo.

5. L'ISOLA DEI QUIRINALISTI
Velina reale sul Corriere. Il titolo è già tutto un programma: "Il Colle apprezza la ‘linea del fare' di Palazzo Chigi. L'obiettivo di rompere il muro contro muro" (Corriere, p. 6). Sono i famosi titoli d'ordine, come quando c'era Lui. Perfino l'insuperabile Breda comincia a soffrire i dispacci quirinalizi e si limita a metterci una sobria sigletta.

6. E RENZI SENTE L'ODORE DEL SANGUE (DALEMIX PERMETTENDO)
Dopo gli uomini di panza Leoluca Orlando ed Enzo Bianco, il Rottamatore mette in carniere altri due sindaci siculi: Marco Zambuto, primo cittadino di Agrigento, e Giancarlo Garozzo, sindaco di Siracusa. Nei giorni scorsi, Pisa-pippa ha detto che voterebbe per Renzi, e si stanno avvicinando anche Roberto Consolini (Trieste) e Giorgio Orsoni (Venezia).

L'ultimo acquisto potrebbe essere Piero Fassino, sindaco di Torino già favorevole a un esecutivo del presidente a guida Renzi (Corriere, p. 5). Il Rottamatore deve solo decidere se è pronto a candidarsi anche contro il suo partito, visto che i vecchi cacicchi del Piddimenoelle sembrano orientati a puntare su Lettanipote.

Con un'eccezione, come racconta il Cetriolo Quotidiano: il Mago Dalemix, ieri in Umbria a una festa del Pd. "D'Alema a ruota libera. B. accetti la condanna. Letta? Non ha futuro.
L'ex presidente del Ds esterna davanti a un'ottantina di militanti: ‘Non abbiamo paura del voto. Con Renzi vinciamo noi. Mi ha incuriosito, volevo conoscerlo, scoprire che genere di libri legge uno così. Alla fine non l'ho scoperto, ma lui è un ragazzo brillante".

Poi, non pago dell'abbraccio mortale al Renzi, ecco l'olio santo per il giornale diretto dal povero Claudio Sardo: "L'Unità sta per chiudere? Purtroppo è vero, mi dispiace, speriamo che succeda qualcosa, anche se ormai mi sembra difficile" (p. 3).

7. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Fanno veramente cadere le braccia l'insipienza e la paraculaggine con la quale viene gestita la partita dei debiti dello Stato con le imprese. Anche oggi, paginata del Corriere: "Arretrati, le Regioni sono le più lente. Dai ministeri versati 2,6 miliardi. In Calabria ancora ritardi fino a tre anni. Un freno i piani per le Asl. Sui 20 miliardi messi a disposizione ne sono stati effettivamente versati solo cinque. I ministeri più veloci. C'è il grosso scoglio del patto di stabilità che limita le uscite degli enti locali e vincola la spesa corrente ai paletti di Bruxelles" (p. 11).

Torna invece il buon umore su Repubblica: "Coperture ancora insufficienti', lo stop all'Imu resta in alto mare. Service tax, corsa contro il tempo. La nuova imposta annullerà solo metà della tassa sulla casa. Ieri vertice Letta-Saccomanni ma la soluzione del nodo fiscale è lontana" (p. 13).

8. LA SARDEGNA AMA LA PITONESSA
"Soldi pubblici a Santanchè. Paga la Sardegna in rosso. La giunta Cappellacci (Pdl) stanza 136mila euro per 7 inserti pubblicitari su ‘Il Giornale'. Andranno alla concessionaria della deputata. Già l'estate scorsa la Regione aveva dato 141mila euro alla Visibilia srl per sei fascicoli sul quotidiano di Sallusti. Le pubblicazioni usciranno in autunno, compresa quella sul turismo. Intanto la disoccupazione sale al 18,5%" (Cetriolo Quotidiano, p. 8).

9. CI SALVERA' IL RITORNO (DEGLI ALTRI) NEI CAMPI
"A testa in giù per 20 euro'. Tra i nuovi schiavi bianchi del pomodoro pugliese. Dieci ore al giorno. E dopo anni, italiani nei campi. Bulgari, romeni, ucraini: hanno il marchio Ue, ma sono disperati da sfruttare. Qui un immigrato marocchino ieri è morto per un malore, dovuto al troppo caldo". Su Repubblica (p. 21) bell'inchiesta di Giuliano Foschini.

10. GHIZZONI VA ALLA GUERRA CONTRO IL PROTETTO DI BAZOLI
Guai veri in arrivo per la Tassara di Roman Zaleski, l'arzillo compagno di bridge di Abramo Bazoli. Li racconta Fabrizio Massaro sul Corriere delle banche creditrici: "Zaleski, stop di Unicredit. ‘Nuovo board e cessioni'. La banca ‘insoddisfatta' sul piano di riassetto. La Tassara chiude alle richieste su governance e vendita Metalcam. In arrivo la controffensiva legale" (p. 31).

La società ha in portafoglio pacchetti azionari "strategici" delle principali banche: Intesa, Mps, Ubi banca, Mediobanca, Generali e Mittel. Ma naturalmente è esposta per cifre considerevoli con le stesse banche, a cominciare da Intesa, che sull'amico Zaleski sta smenando 1,2 miliardi. Unicredit è fuori di mezzo miliardo, ma è l'unica che può fare la voce grossa perché non è infrociata con Tassara. Chissà che cosa pensa del pericoloso groviglio la Banca d'Italia e se ha intenzione di muovere qualche passo nei confronti dei suoi vigilati.

11. ULTIME DAI LIGRESTOS
Quell'altro bel pasticcio del Salotto marcio che si chiama Fonsai rischia di virare sul dramma, perché Giulia Ligresti, già un po' anoressica di suo, in carcere rifiuta il cibo. Scrive Repubblica: "Perizia medica in cella per Giulia Ligresti. Decisione dei pm dopo la segnalazione degli operatori del carcere. Il legale: rifiuta il cibo". Chissà se il candido Gian Carlo Caselli, con la figli di Don Salvatore, sarà meno duro che con i No Tav. Intanto la nuova Fonsai "sarà parte civile nel processo. Smentita la vendita degli Atahotels sequestrati" (p. 29).

Sul Sole 24 Ore (Finanza&Mercati, p. 1) squilli di tromba per una decisione forzosa: "Unipol pronta a uscire da Mediobanca. In arrivo la cessione della partecipazione del 3,83% detenuta tramite Fondiaria Sai, che l'Antitrust ha imposto di liquidare per autorizzare la fusione. A settembre riunione del patto di sindacato dell'istituto per svincolare la quota da collocare sul mercato.

In Piazzetta Cuccia l'accordo si ridurrà sotto al 40%. L'assenza della compagnia assicurativa non sarà bilanciata dall'ingresso di nuovi azionisti. Un vincolo tra soci più leggero gioverebbe anche al piano del management che punta a trasformare il Dna di Mediobanca". Insomma, Nego Nagel sarebbe facilitato. Su di lui, pesano solo le ombre giudiziarie del famoso Papello con i Ligrestos.

colinward@autistici.org

 

 

 

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