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CON LA TESTA NELLA “NUVOLA” - SOFFRIAMO DI "AMNESIA DIGITALE" PER L’USO ECCESSIVO DI CLOUD, GOOGLE E SMARTPHONE: ABBIAMO DELOCALIZZATO LA MEMORIA - DE KERCKHOVE: “IL DIGITALE, SEPARANDO I FATTI DELL'ESPERIENZA, INDEBOLISCE LA RESISTENZA PSICOLOGICA DELLA PERSONA. I FATTI ORMAI NON VIVONO PIÙ DENTRO DI NOI”

Testo di Derrick De Kerckhove pubblicato da “la Stampa”

 

Derrick de Kerckhove Derrick de Kerckhove

La storia della memoria occidentale comincia con Platone, che considerava l' invenzione della scrittura una «fonte d' ignoranza», perché la gente, contando sullo spostamento della memoria fuori di sé, nelle cose scritte, avrebbe dimenticato di ricordare le cose dentro di sé. Recentemente, Marino Niola ha dichiarato che «siamo davanti a una delocalizzazione della memoria. Essa smette di essere una proprietà personale, un gioco di sinapsi individuali, per trasferirsi su un supporto collettivo.

 

In principio la tavoletta di cera o la pergamena, poi il libro, oggi il disco rigido».

A pensarci, i giovani tassisti di Roma non padroneggiano la città, conoscono solo il navigatore e la dolce voce della guida, «Lei». E tu, lettore, non ricordi il numero di telefono del tuo partner.

 

IL CLOUD DI APPLE IL CLOUD DI APPLE

Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall' iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente». È stato proprio Umberto Eco a spostare l'attenzione sulla grande differenza tra memoria personale e collettiva. Intanto, che significa il nostro passato?

 

C'è il passato personale, un'accumulazione di esperienze (comprese quelle che ci regala la lettura di un romanzo o la visione di un film), e quello collettivo, accumulazione di fatti, siano essi veri o falsi, immaginati o reali, che condividiamo tacitamente con altri, che abbiamo in mente o teniamo sui nostri schermi. Quando ero giovane, memoria personale e memoria collettiva erano unite nella mia persona, mentre apprendevo sempre più fatti e acquisivo maggiori esperienze. La conoscenza del passato ne faceva parte.

 

UMBERTO ECO CON IL DITO NEL NASOUMBERTO ECO CON IL DITO NEL NASO

ESPERIENZE E FATTI

Ma adesso, tornando digitale on line, la memoria culturale emigra completamente fuori del mio corpo e se ne va nel cloud. Si chiama «amnesia digitale» da uso eccessivo di Google e smartphone. Uno studio di Kaspersky Lab, una delle società più importanti nella produzione di software per la sicurezza informatica, ha rilevato che il 71% dei genitori non ricorda i numeri dei loro figli.

 

Più della metà dei 16-24enni monitorati nell'inchiesta ha dichiarato di portare con sé tutto ciò che necessita conoscere o ricordare, avendolo messo nei propri device. Ora, la memoria personale è sempre fatta di esperienze, quella digitale sempre fatta di nozioni, di fatti. Il digitale, separando i fatti dell'esperienza, indebolisce la resistenza psicologica della persona. A causa di questa strana separazione tra fatti ed esperienze, i fatti ormai non vivono più dentro di noi.

GOOGLE MOTORE DI RICERCAGOOGLE MOTORE DI RICERCA

 

Sono le proporzioni tra memoria collettiva e personale, digitale o mentale, a fare la differenza tra l'avere un passato o meno. I giovani adulti di oggi hanno più esperienze che fatti, questi ultimi sono sempre a disposizione, inutile perdere tempo a ricordarli.

 

Esiste un problema? Sì. Non avere memoria storica o culturale, o non ritrovare riferimenti senza ricercarli in rete, è un invito alle Brexit e ai Trump di questo mondo. Lo svuotamento della memoria delle persone le priva di punti di paragone, di quei riferimenti necessari e condivisi che permettono di prendere una decisione. Nella partecipazione immediata e permanente che intratteniamo con il mondo digitale, nell' accelerazione continua e nel total surround dell' informazione, sparisce l' intervallo necessario per riflettere e sostenere punti di vista. Come resistere al populismo se non abbiamo un punto di vista?

 

CONOSCENZA E MEMORIACONOSCENZA E MEMORIA

Impossibile. La risposta, certamente pericolosa e altrettanto affrettata, è dunque l' istintiva accettazione della promessa di cambiamento. È paradossale ma tutto ciò sta esplodendo senza che ve ne sia una coscienza diffusa. La domanda urgente da porsi è allora se un qualche tipo di passato esisterà ancora nel nostro futuro.

 

La conoscenza interna è su base biologica, mentale, quella esterna è tecnica, cioè virtuale.

MARINO NIOLAMARINO NIOLA

Non si devono confondere accesso e contenuto. La banca dati si chiama (per sineddoche) «memoria», ma la memoria come funzione cognitiva la possiede solo l' uomo. Gli schermi (e le tastiere) sono il punto di passaggio e di scambio tra queste due modalità di conoscenza.

Con l' esternalizzazione di tutte le nostre facoltà avviene uno sbilanciamento tra conoscenza interna ed esterna.

 

Non si può tornare indietro In principio, nelle culture orali, il sapere comune era più importante di quello individuale. La scrittura, che ha permesso l' appropriazione del linguaggio e del sapere, ha fatto crescere rapidamente le menti, l' intelligenza e l' immaginazione degli scribi. Oggi, la maggior parte delle strategie cognitive acquisite con l' alfabeto sono emigrate in rete, «aumentate», raffinate, e connesse a tutta la memoria del mondo, una memoria digitale che sta cambiando l' equilibro tra memoria personale e memoria pubblica.

 

LOU SALOME E FREUDLOU SALOME E FREUD

Cosa succede a un' umanità senza bagagli? La digitalizzazione della conoscenza sta divorando i contenuti della memoria biologica, personale. Ci svuotiamo dall' interno senza rendercene conto. Non solo la nostra memoria è fuori del nostro corpo, ma diviene proprietà pubblica in un inconscio connettivo digitale. L' inconscio digitale è tutto quello che sappiamo di te che tu non sai! È la totalità, sempre crescente, dei dati che lasciamo con ogni movimento, ogni gesto, ogni parola on o off-line . La summa virtuale di questi dati è la nostra definizione inconscia. Serve a definire il nostro destino, articolato secondo i sistemi dei motori di ricerca e di Data o Predictive Analytics. L' inconscio digitale è tanto potente nel determinare il nostro comportamento quanto quello immaginato da Freud.

 

Platone non aveva capito che il mettere in comune tanti ricordi individuali, fossero essi conoscenze, storie, miti o altre finzioni, avrebbe fatto crescere molto più velocemente il patrimonio scientifico, politico, economico e sociale di tutti. Così è successo, per arrivare fino a noi, al digitale, quando la tendenza a esportare il contenuto della nostra mente ha raggiunto la rete e le banche dati.

 

Portando lì la nostra memoria a lungo termine, spostando testi, letture, immagini, video, percorsi, sul telefonino e fuori della testa, ancora una volta liberiamo le nostre menti, per innovare in nuove direzioni grazie all' accesso a tutta la conoscenza del mondo. Bene o male, non possiamo tornare indietro. Meglio sapere come andare avanti.

 

 

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