LODI AL LODEN - LA ‘STRUTTURA DELTA’ DEL BANANA, TEORIZZATA DA ‘REPUBBLICA’, È STATA SOSTITUITA DALLA ‘STRUTTURA LECCA’ CHE INSALIVA IL GOVERNO MONTI - DA SECHI A CAZZULLO, DAL LEGHISTA CASTELLI ALLA FINOCCHIARO FINO A CALABRESI: INCENSANO, UNGONO, LUSTRANO, E SI ARRUFFIANANO IL NUOVO PREMIER – TUTTI IN BRODO DI GIUGGIOLE A DECANTARE IL SOBRIO SILENZIO DEI SOBRI MINISTRI E MONTI CHE FA APRIRE DI DOMENICA IL NEGOZIO DI BARBIERE PER TAGLIARSI I CAPELLI…

1 - STATE CALMI, NON SPINGETE NELLA CORSA ALLA PIAGGERIA
Andrea Marcenaro per "Panorama"

Gli storici prendano nota. A febbraio operava la Struttura delta a favore di Silvio Berlusconi (Massimo Giannini, La Repubblica, dixit): «Per mettere a fuoco lo "spin comunicazionale" e organizzare la controffensiva violenta con la quale il Cavaliere cercherà di distruggere la magistratura, la libera stampa, l'opposizione parlamentare e sociale». Dolci, patetici ricordi. Da novembre opera piuttosto la Struttura lecca per l'onore di Mario Monti.

Nata per un moto trasversale e spontaneo di intellettuali, politici e giornalisti al fine di leccare, incensare, ungere, lustrare, blandire, ingraziarsi e arruffianarsi il nuovo presidente del Consiglio tecnico. Detto, all'uopo, Supermario. La Struttura lecca non opera col fango, essa si avvale bensì della salivazione, la quale gode fra l'altro del vantaggio di riprodursi spontaneamente.

Non ha bisogno d'incontrarsi, di affittare sedi, di seguire capi, essa lavora d'istinto. Slinguazza, direbbe una versione aggiornata del Devoto Oli. «E vedrà, presidente Monti, presto si toglierà la giacca delle conferenze per indossare un abito da combattimento, pur senza perdere il suo aplomb e la sua eleganza». Non sembri bavetta, questa di Francesco Rutelli, perché trattasi esclusivamente di saliva doc.

«La sua compostezza naturale, quell'ironia misurata che contraddistingue Monti, rassicura al tempo stesso il popolo e i mercati». Questo secondo pensiero, liquido la sua parte, è stato espresso da Ilvo Diamanti. Cui non l'aveva ordinato il medico, dato che le frescacce hanno un che di innocente e vengono dal cuore. Ma insomma. Fra loden verdi e loden blu, tacchi bassi, fili di perle, biscotti fatti in casa e modeste casuzze di vacanza nelle vallate fuori mano, la rivoluzione della sobrietà ha trovato i suoi cantori.

Lo spietato corrierista Aldo Cazzullo, che nel giorno della fiducia pende dalle labbra del ministro Andrea Riccardi dopo averlo inseguito a passettini lungo la vasca infinita del Transatlantico, riscatta con l'agio finalmente riconquistato gli anni duri dell'impaccio, fa di sì con la testa, sorride e ripete: «Ha ragione, ministro, ha ragione, ha proprio ragione».

Il giorno appresso lo scriverà pure. Mario Calabresi, direttore della Stampa, è stato colto in discussione appropriata al Quirinale nel corso della quale, con sobrietà d'ordinanza, soppesava l'opportunità di ritornare ai pantaloni col risvolto. Non senza avere apprezzato, prima, il sobrio silenzio dei sobri ministri «che dovrebbero produrre pagine altrettanto sobrie sui giornali». Bianche, magari.

La senatrice Anna Finocchiaro veniva attraversata dallo spirito epocale dell'11 settembre: «Questo non è un algido esecutivo, niente sarà più come prima». La Struttura lecca è trasversale. Il leghista Roberto Castelli bracca Corrado Passera e lo abbraccia. Non eravate contro? «Ma lui è bravo. E da dove vengono quelli bravi? Dal Nord vengono, ecco da dove».

Il direttore del Tempo Mario Sechi, ex Struttura Delta, con un colpo solo elogia Giorgio Napolitano, Monti e Passera che salveranno la Patria. Adolfo Urso, ex a sua volta di molte cose, dev'essersi convinto che il cervello sia talora un optional: «Il suo, presidente Monti, è un programma di destra liberale a metà tra Cavour e Minghetti!». «A me m'ha rovinato la guèra» si lamentava il Gastone di Ettore Petrolini «se non c'era la guèra a quest'ora stavo a Londra. Dovevo musicare l'orario delle ferrovie». Ora i nostri lo musicano, l'orario delle ferrovie. Mica li ha rovinati la guèra, è bastato lo spread.

2- IL PRIMO TAGLIO DEL PROFESSORE È QUELLO DEI CAPELLI
Da "La Stampa"

Il primo taglio del governo Monti è quello dei capelli. Decisamente meno problematico degli altri annunciati dal premier per riportare l'Italia sui binari giusti e uscire dalla crisi, la sforbiciata è arrivata nella prima giornata di relax che il presidente del Consiglio si è concesso in questi giorni di intenso e febbrile lavoro.

Era la prima volta che Monti tornava nella sua Milano dopo la nomina. Rientrato insieme alla moglie, alle 10 del mattino è uscito di casa ed è andato da Giuseppe Romano, suo barbiere di fiducia da 22 anni, che ha appositamente aperto il negozio per lui. «Mi ha chiamato sabato sera - ha raccontato il barbiere ai giornalisti - per chiedermi di tagliargli i capelli e io sono venuto stamattina». Neanche una parola sulla situazione del Paese o su quella internazionale. «Abbiamo solo parlato della famiglia, di come stanno i suoi e di come stanno i miei - ha rassicurato il barbiere -. Non vado a chiedere di politica».

D'altra parte, conoscendo il riserbo del professore, non poteva essere altrimenti. Come non poteva essere men che adeguato l'indirizzo del negozio: in via Vincenzo Monti. Il professore, che si fa tagliare i capelli circa una volta al mese seguito dalla scorta, ha lasciato il negozio mezz'ora più tardi per fare rientro a casa intorno alle 11.

Lo aspetta un'altra settimana fitta di impegni dopo quella appena passata a ricucire rapporti con il resto della comunità internazionale, approntare la cura che dovrà portare l'Italia fuori dalle secche della crisi e discutere la nomina dei sottosegretari e dei viceministri. Oggi il premier rientrerà a Roma. Tre gli impegni che lo attendono: far passare alle Camere la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, convincere Germania e Francia dell'affidabilità del sistema Italia e risolvere il difficile puzzle dei sottosegretari.

Il barbiere Romano è tranquillo: «L'ho trovato sereno», ha detto.

 

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