donald trump xi jinping soia

LA GUERRA NEL PIATTO – NEL BRACCIO DI FERRO SUI DAZI TRA TRUMP E XI, LA CINA HA BLOCCATO GLI ORDINI DI SOIA DAGLI STATI UNITI E DA MESI SI STA RIFORNENDO DAL SUDAMERICA – UN GROSSO PROBLEMA PER GLI USA, DAL MOMENTO CHE I SEMI OLEOSI SONO LA PRIMA VOCE DI ESPORTAZIONE DELL’AGRICOLTURA E NON HANNO MODO DI COMPENSARE LE VENDITE SFUMATE: I RACCOLTI RISCHIANO DI MARCIRE NEI SILOS E IL DANNO A FINE ANNO POTREBBE ESSERE DI OLTRE 10 MILIARDI DI DOLLARI…

Estratto dell’articolo di Sissi Bellomo per www.ilsole24ore.com

 

coltivazione di soia

La soia come le terre rare. Anche i semi oleosi, prima voce di esportazione dell’agricoltura a stelle e strisce, sono al centro del braccio di ferro sui dazi tra la Cina e gli Stati Uniti.

 

E se Pechino ha ristretto l’export dei metalli strategici, di cui è di gran lunga il fornitore dominante, con la soia ha adottato la strategia speculare: il Dragone – vorace consumatore, responsabile da solo di circa il 60% delle importazioni mondiali –ha smesso di acquistare dagli Usa. Del tutto.

 

xi jinping e donald trump - illustrazione the economist

Per la stagione appena cominciata, e con l’avvio del raccolto ormai alle porte, la Cina non ha ordinato neppure un grammo di soia dai coltivatori statunitensi: zero assoluto, quando di solito in questo periodo dell’anno c’erano già ordini per 12-13 milioni di tonnellate. Un’astinenza così prolungata dagli acquisti di soia “made in Usa” non si vedeva dagli anni ’90, secondo Bloomberg [...]

 

Neanche durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump, tra il 2017 e il 2021, anch’esso segnato da guerre commerciali, Pechino aveva adottato una linea così drastica (né con la soia né con altre materie prime a dire il vero). E la situazione rischia di provocare un serio danno agli Stati Uniti, se non raggiungeranno qualche forma di compromesso con il gigante asiatico.

 

COLTIVAZIONE DI SOIA

La moratoria sull’applicazione dei super-dazi alla Cina, prorogata di 90 giorni l’estate scorsa, scadrà a metà novembre. E per quell’epoca i silos negli Usa traboccheranno di soia che in mancanza di un accordo commerciale tra i due Paesi potrebbe almeno in parte finire al macero.

 

La Cina oggi riesce a permettersi di fare la voce grossa. Sulla scorta delle esperienze passate ha infatti attenuato progressivamente la dipendenza dagli Stati Uniti, per sviluppare in parallelo forti legami commerciali con il Brasile, cresciuto nel frattempo come produttore al punto da scalzare Washington dal vertice della classifica globale degli esportatori.

 

xi jinping donald trump

Con un’oculata pianificazione degli ordini, la Repubblica popolare ha coperto il programma di importazioni per ottobre con forniture quasi esclusivamente dal Sudamerica. E sta facendo lo stesso per novembre (quando il raccolto Usa sarà già sul mercato). Martedì 23 ha subito approfittato di una temporanea sospensione delle tasse sull’export di prodotti agricoli in Argentina per ordinare almeno una decina di carichi di soia anche da questo Paese, secondo fonti Reuters.

 

Gli Stati Uniti al contrario non hanno modo di sostituire la Cina come mercato di destinazione. Nessuno al mondo è in grado di assorbire così tanta soia e il consumo interno degli Usa non può essere incrementato fino al punto da rendere superflua la necessità di esportare, nemmeno con gli impieghi alternativi più fantasiosi.

 

MEME SU XI JINPING E DONALD TRUMP

Oltreoceano l’olio di soia viene usato persino per produrre asfalto e circa un terzo del raccolto è destinato alle raffinerie di biodiesel, quota che difficilmente salirà nel breve, anche perché una forte accelerazione sui carburanti green si scontrerebbe con le politiche di Trump a favore dell’Oil&Gas.

 

L’anno scorso gli Stati Uniti hanno spedito in Cina 22,14 milioni di tonnellate di soia (circa un quinto delle importazioni totali del Dragone, che per oltre il 70% si è rifornito in Brasile), ricavando oltre 12 miliardi di dollari, più della metà del valore totale delle sue esportazioni di questo prodotto.

 

La seconda destinazione è stata l’Unione europea, che potrebbe anche incrementare gli acquisti, avvantaggiandosi della discesa dei prezzi: al Chicago Board of Trade i semi di soia scambiano intorno a 10 dollari per bushel, vicino ai minimi da cinque anni, sotto pressione proprio per le guerre commerciali e il rischio di un forte eccesso di scorte negli Usa, dove peraltro si annuncia un raccolto molto generoso.

 

COLTIVAZIONE DI SOIA

L’Europa è tuttavia un nano in confronto alla Cina: come fa notare l’American Soybean Association (Asa), «il secondo acquirente di soia Usa riesce a malapena ad assorbire un quinto degli acquisti cinesi». Le importazioni Ue da Oltreoceano l’anno scorso sono aumentate del 14%, fermandosi comunque a 5,9 milioni di tonnellate.

 

[...] Così le vendite di soia del nuovo raccolto Usa sono crollate, con un ribasso dell’81% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, stimava l’Asa in un comunicato dello scorso 20 agosto. [...]

 

DONALD TRUMP XI JINPING

 

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