declino cognitivo anziani cervello

IO PENSO POSITIVO PERCHÉ SON… RINCO – SECONDO UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI TEL AVIV E DI CAMBRIDGE, LA TENDENZA NEGLI ANZIANI A VEDERE SEMPRE IL LATO POSITIVO DELLE SITUAZIONI AMBIGUE È UN SEGNALE DI DECLINO COGNITIVO – ANALIZZANDO 665 PERSONE TRA 18 E 89 ANNI, GLI STUDIOSI HANNO VISTO CHE PIÙ SPESSO I VECCHIETTI ETICHETTANO ESPRESSIONI FACCIALI POCO CHIARE COME FELICI E QUASI MAI COME TRISTI O ARRABBIATE. E QUESTO SI ASSOCIA A PUNTEGGI PIÙ BASSI NELLE VALUTAZIONI COGNITIVE E A UN RESTRINGIMENTO IN AREE VITALI DEL CERVELLO PER L'ELABORAZIONE EMOTIVA, LE STESSE CHE SI DETERIORANO NELL'ALZHEIMER…

Estratto dell’articolo di https://studyfinds.org/

 

ANZIANI - DECLINO COGNITIVO

Ciò che negli anziani sembra saggezza e maturità emotiva (la loro tendenza a vedere il lato positivo delle situazioni ambigue) potrebbe in realtà essere un segnale di allarme precoce di declino cognitivo, secondo una nuova ricerca che capovolge decenni di psicologia dell'invecchiamento.

 

Quando le persone anziane etichettano sistematicamente espressioni facciali poco chiare come felici anziché tristi o arrabbiate, gli scienziati hanno a lungo celebrato questo fenomeno come un sano "bias di positività".

 

Ma lo studio su 665 adulti rivela qualcosa di molto più preoccupante: questa prospettiva rosea è correlata a peggiori risultati nei test cerebrali e a cambiamenti strutturali simili a quelli osservati nei pazienti affetti da demenza.

 

ANZIANI - DECLINO COGNITIVO

Scienziati dell'Università di Tel Aviv e dell'Università di Cambridge hanno monitorato persone di età compresa tra 18 e 89 anni e hanno scoperto che gli anziani con il più forte bias positivo ottenevano anche i punteggi più bassi nelle valutazioni cognitive. Le scansioni cerebrali hanno mostrato un restringimento in aree vitali per l'elaborazione emotiva (le stesse regioni che si deteriorano nell'Alzheimer e in altre malattie neurodegenerative).

 

"Nel complesso, questo pregiudizio positivo legato all'età è associato al declino cognitivo e a differenze strutturali e funzionali del cervello", hanno scritto i ricercatori nel loro articolo sul Journal of Neuroscience , posizionando gli errori di elaborazione emotiva come potenziali marcatori precoci di neurodegenerazione piuttosto che segni di un invecchiamento di successo .

 

ANZIANI - DECLINO COGNITIVO

I ricercatori hanno ideato un test di riconoscimento delle emozioni utilizzando volti modificati che fondevano emozioni diverse in quantità variabili. Invece di mostrare chiaramente espressioni di felicità o tristezza, i partecipanti hanno visualizzato volti che potevano essere per il 70% arrabbiati e per il 30% felici, oppure per metà spaventati e per metà sorpresi.

 

Questo approccio ha rivelato dei pregiudizi nel modo in cui le persone interpretano segnali sociali ambigui. Mentre i giovani adulti riuscivano a identificare con precisione le emozioni contrastanti , i partecipanti più anziani etichettavano sempre più le espressioni incerte come positive, anche quando le emozioni negative dominavano il viso.

 

ANZIANI - DECLINO COGNITIVO

L'imaging cerebrale ha raccontato la vera storia. I partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica per misurare sia la struttura cerebrale sia il modo in cui le diverse regioni comunicano.

 

I soggetti con il bias positivo più forte hanno mostrato una perdita di tessuto nell'ippocampo anteriore e nell'amigdala (aree che elaborano le emozioni e formano i ricordi). Le scansioni hanno anche rivelato connessioni interrotte tra i centri emozionali e la corteccia orbitofrontale, che contribuisce a regolare le risposte ai segnali sociali.

 

CAPACITA COGNITIVE ANZIANI

La difficoltà del cervello con le emozioni negative non è casuale. Rabbia , paura e tristezza condividono tratti facciali simili e richiedono un'elaborazione neurale sofisticata per essere distinte. La felicità ha caratteristiche più distintive, rendendola più facile da riconoscere anche quando il sistema di elaborazione emotiva inizia a cedere.

 

Con il declino delle capacità cognitive, il cervello sembra orientarsi verso interpretazioni più semplici e positive di segnali sociali poco chiari. Non si tratta di una scelta consapevole, ma piuttosto di un sottoprodotto del deterioramento dei meccanismi neurali che un tempo aiutavano le persone a gestire con precisione le situazioni emotive.

 

CAPACITA COGNITIVE

I punteggi della depressione non hanno mostrato alcuna correlazione con questo bias, escludendo l'umore come spiegazione. L'effetto era puramente cognitivo, legato alla mutevole capacità del cervello di elaborare accuratamente le informazioni emotive.

 

Questi risultati potrebbero ridefinire il modo in cui i medici effettuano lo screening per i problemi cognitivi. Le valutazioni attuali si concentrano su test di memoria e attenzione , ma i cambiamenti nell'elaborazione emotiva potrebbero manifestarsi anni prima che emergano i sintomi tradizionali.

 

alzheimer 2

Un semplice test di riconoscimento delle emozioni potrebbe fungere da strumento di diagnosi precoce. A differenza delle valutazioni della memoria, che possono essere influenzate dal livello di istruzione o dall'ansia, i pregiudizi emotivi potrebbero fornire una finestra più diretta sulla salute del cervello.

 

La mancanza di correlazione con i sintomi della depressione significa che non si tratta di un umore che influenza la percezione, ma piuttosto di cambiamenti fondamentali nel modo in cui il cervello interpreta le informazioni sociali. Chi interpreta sistematicamente la rabbia come appagamento o la paura come gioia potrebbe andare incontro a gravi conseguenze per la sicurezza e le relazioni.

 

CAPACITA COGNITIVE ANZIANI

Invece di celebrare una prospettiva positiva irrealistica come segno di un invecchiamento di successo, mantenere la capacità di leggere accuratamente l'intero spettro delle emozioni umane (sia positive che negative) potrebbe essere un indicatore più importante della salute cerebrale . Futuri studi longitudinali determineranno se il bias della positività predice davvero il declino cognitivo o semplicemente lo accompagna. [...]

alzheimer 2

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