BANANA DECA-DANCE/2 - IL CAV TORNA A EVOCARE LO STRAPPO: “POSSO STARE AL GOVERNO COI MIEI CARNEFICI? SE DECADO I NOSTRI MINISTRI DEVONO DIMETTERSI, ALTRIMENTI SONO DEI TRADITORI”

Amedeo La Mattina per "la Stampa"
Sembra che le lancette della politica siano tornate al 2 ottobre, al giorno in cui Berlusconi era pronto a votare la sfiducia al governo, tranne poi fare una spericolata inversione U all'ultimo minuto. In cima ai pensieri del Cavaliere c'è sempre la decadenza da senatore. Così torna a minacciare una carneficina se il Pd dovesse votargli contro e per di più a scrutinio palese.

«Come potremo stare in un governo con i miei carnefici? Come potranno starci i nostri ministri? Dovranno trarne le conseguenze e dimettersi. Altrimenti dimostrerebbero di essere dei traditori e andare per la loro strada, fuori dal partito». Attenzione, questo ragionamento è in parte quello che pensa veramente l'ex premier e in parte ciò che gli attribuiscono falchi e lealisti, che vorrebbero lo strappo. In sostanza, la seconda parte del ragionamento sull'esplosione dell'esecutivo, non rientra tra le certezze di Berlusconi. Ha già toccato con mano di non avere tutto il partito dalla sua parte. Non ha dalla sua parte i cinque ministri e quei 23 senatori che avevano sottoscritto la mozione di fiducia a Letta.

Allora Berlusconi fa circolare certe veline, più o meno farina del suo sacco, per fare paura al Pd. Se poi a parlare in un certo modo è un capogruppo moderato come Schifani, allora le parole hanno un maggiore effetto. Dice Schifani: «E' evidente che, se il Pd va avanti su questa posizione in merito alla decadenza di Berlusconi dal Senato, i margini di agibilità politica della maggioranza si restringeranno sempre più. Non siamo stati ascoltati in nessun modo. Si sono accelerati i tempi e le procedure, si è votato a maggioranza secondo schemi preconcetti. Ci auguriamo che questi atteggiamenti possano essere rivisitati dal Pd».

Eppure, quando il 2 ottobre Berlusconi fece dietrofront, votando la fiducia, era chiaro che la questione della decadenza e gli affari del governo dovevano rimanere separati. Una separazione su cui il premier ha insistito moltissimo ed era il primo punto della mozione di fiducia. Ora è come se non fosse accaduto alcunché e si fosse ritornato alla casella iniziale.

«E' una situazione oscillante», si limita a dire prudente Cicchitto. Il quale non sembra così preoccupato come lo sono invece altre colombe alfaniane. Il loro timore è che i falchi siano usciti dalla porta e siano rientrati dalla finestra, che l'ex premier abbia deciso di far saltare il governo con la miscela esplosiva della legge di stabilità e la decadenza. Una legge di stabilità che non piace proprio al Cavaliere. La considera poco coraggiosa, «un'aspirina per curare la polmonite della crisi economica».

Alfano invece ne ha tessuto le lodi, ha parlato di «vitamine, dopo tanti antibiotici» («rispecchia la nostra filosofia: meno tasse, meno spesa pubblica, più investimenti»). Rivendicando la funzione positiva della delegazione Pdl al governo tanto contestata da berlusconiani puri e duri. Una rivendicazione che ieri sera a palazzo Grazioli il vicepremier ha ribadito nell'incontro con Berlusconi.

Senza deflettere dalla necessità di assicurare la stabilità di governo. Senza deflettere dal suo ruolo di segretario del Pdl che Fitto e amici vorrebbero segare. Intanto Alfano ha guadagnato tempo: la decisione su quando e come si voterà la decadenza è stata rinviata al 29 ottobre. E con l'approvazione della legge di stabilità a novembre, il voto potrebbe slittare a dicembre. Prima però Berlusconi dovrà trovare un accordo sulla gestione del Pdl. I suoi sondaggi gli dicono che c'è un'emorragia di consensi da quando è scoppiata la guerra. Ieri sera ha incontrato Alfano, domani vedrà Fitto. Molto difficile accontentare tutti.

 

ENRICO LETTA E BERLUSCONI ENRICO LETTA E SILVIO BERLUSCONIBERLUSCONI IN SENATO PER LA FIDUCIA AL GOVERNO LETTA FOTO LAPRESSE BERLUSCONI AL SENATO CON GLI OCCHIALILORENZIN E QUAGLIARIELLO MANGIANO IL GELATO FOTO LAPRESSE alfano berlusconi adn x

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